Cursillos di Cristianità

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Intervista a Eduardo Bonnin – 4° parte

 

Intervista a:  EDUARDO BONNIN  fondatore di Cursillos de Cristiandad   (4° parte)

11. Come ha vissuto e qual’è il suo rapporto con la struttura ecclesiale e, con il papa, che ha il compito di discernere i carismi?

A mio modesto parere è la struttura ecclesiale che ha il compito di discernere, appoggiare e non soffocare le iniziative e le idee.

A proposito di questo ho letto con molto piacere: “Il giudizio sull’autenticità di un carisma e sul suo ragionevole esercizio, spetta a coloro che hanno autorità nella Chiesa, ai quali compete, anzitutto, il dovere di non soffocare lo Spirito, ma di esaminare tutto e ritenere ciò che è buono».

Il Movimento dei Cursillos è un movimento di Chiesa, non però per la Chiesa, ma per il mondo, come la Chiesa stessa.

Appartenendo alla Chiesa, ha bisogno di sacerdoti e di laici, ma gli uni e gli altri, oltre a rimanere in dialogo, devono essere fedeli e non staccarsi dal “carisma iniziale”; ebbene, da sempre si è data più importanza alle stranezze, soprattutto giuridiche e alle idee di quelli che danno maggiormente l’impressione di cercare più il protagonismo che lo studio serio e approfondito del perché e per chi.  Credo di aver spiegato che ho sempre voluto essere figlio della Chiesa; ma vedo che nella storia si ripete spesso che quando qualcuno rompe schemi ancestrali, sorgono sempre altri che si adoperano per cercare di perseguitarlo o screditarlo. Credo sia giusto che il compito di discernere spetti alla gerarchia. Secondo me, le idee nuove possono essere scintille passeggere o fiamme che possono rischiarare il panorama.

A volte gli innovatori – ho dovuto sperimentare personalmente questa affermazione – adottano un  atteggiamento simile a quello assunto dai discepoli di Gesù, quando i samaritani non vollero accoglierlo: “Signore, che scenda il fuoco!”. Ho pensato spesso che il Signore forse si rallegrò della determinazione e della veemenza della richiesta dei discepoli, ma niente turbò il suo atteggiamento sereno e non piovve fuoco. Credo che tutte le iniziative e irrequietezze che, grazie a Dio, quasi traboccano da tante parti, abbiano certamente bisogno del criterio della gerarchia, affinché la riflessione e il giudizio possano placare gli impeti e temprare gli animi. Mi sembra strano però che il cammino per arrivare a questo sia così complicato.

Quanto ai cursillos, il dialogo non fu mai possibile, ne vennero ascoltati gli iniziatori. Devo confessare che a volte mento parlando al plurale, ma il singolare, mi dà molto fastidio. Nella migliore delle ipotesi, la colpa è mia avendo adottato la soluzione facile di tacere verità vissute; non l’ho fatto però per voler scegliere il cammino più agevole, ma per aver sperimentato nella carne, infinite volte, che si dava più importanza all’obbedienza che alla verità e il mio interesse era che i cursillos andassero avanti nonostante tutto.

12. Può dirci come si configura concretamente il suo carisma? Come si esprime nelle persone che fanno parte del suo movimento? 

Anzitutto devo dire che questo «suo» della domanda mi disturba. Credo che tutto ciò che il movimento ha ottenuto e sta ottenendo nel mondo è dovuto al fatto che lo Spirito Santo è il suo autore.

A mio parere, il carisma si è andato configurando nel tempo attraverso l’accoglienza che gli è stata fatta di volta in volta; le persone che prendono parte, con le dovute disposizioni, ai tre giorni del cursillo, capiscono la semplicità del messaggio e cercano di tradurlo nella vita concreta di ogni giorno. Quanto hanno appreso nel cursillo, a livello individuale, lo consolidano e lo confermano nella “riunione di gruppo” e, a livello sociale, assistendo alla “ultreya”.

Entrambe le cose sono orientate alla cura attenta della dinamica della conversione, mediante la forza coesiva dell’amicizia, che non solo fa stare insieme le persone, ma fa anche sì che si sentano attivamente inserite nella vita quotidiana del piccolo gruppo che crea e mantiene, anche nelle piccole cose, una vicinanza di cuori, in modo che ognuno possa esprimersi di fronte agli altri così com’è.

Il legame vivo e interessato a questi atti rende più facile alla persona l’impegno di portare avanti nella vita le tre cose che gli sono state chieste il primo giorno del cursillo: il suo sogno, il suo dono e il suo spirito di carità.

Tutto ciò viene poi vissuto in un clima di grande fraternità, che si esprime in un linguaggio e in uno stile gioiosamente naturale e sincero, molto diverso da quello che di solito vive la gente devota.

Ogni persona che ha vissuto l’esperienza del cursillo ne esce con la convinzione che Dio in Cristo la ama.

Sa che essere cristiani, più d’ogni altra cosa, è sentirsi amati da Dio e vivere in questo stupore, dal momento che l’elemento più genuinamente cristiano è lasciarsi amare da Dio. L’atteggiamento interiore generato da questa realtà, quando è creduta veramente e vissuta in pienezza, cresce e diventa contagioso. Ma per captarla, per sperimentarla, per andare incontro a Dio che è amore, così com’egli è, dobbiamo cercare di presentarci davanti a Lui così come siamo.

Autore: cursillos padova

Movimento di Chiesa finalizzato all'evangelizzazione degli ambienti.

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