Cursillos di Cristianità

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Incubatrice e Guachimania

margherite_pasqua2009Carla Valentina è nata prematura. Troppo prematura. La sua vita è in pericolo. Roberto, il papà, è catechista nella nostra parrocchia. Viene di sera, scende dalla moto che sempre lo accompagna e domanda se è possibile che vada con lui all’ospedale per battezzare la piccolina. Al lavoro non gli danno più di un’ora di permesso. Il giorno seguente alle quattro del pomeriggio mi faccio trovare davanti all’ospedale. Lui arriva tutto di corsa. Parcheggia litigando con i poliziotti che alla fine capiscono che non è il momento più opportuno per fare la multa. Saliamo. Le infermiere ci fanno indossare camici bianchi e curiose cuffiette, lavare con cura le mani. Dove entreremo è un posto dove la vita e morte lottano alla pari. Nella stanza si vedono tanti macchinari, schermi pieni di zig zag frenetici. Si sente il battito amplificato dei cuoricini dei bambini. E’ un un rumore confuso, il ritmo non è regolare ci sono istanti di silenzio che mettono l’ansia. Le infermiere ci lasciamo da soli. La mamma non c’é, lei sta soffrendo in un altro letto di ospedale. A lato dei numerosi macchinari vedo una scatola trasparente piena di cavetti e tubicini che convergono e si insinuano nel naso e nelle manine della bambina. E’ piccolissima. Non capisco bene con quanto anticipo sia nata però intendo che non tutto si è ben formato. I dottori hanno detto a Roberto che la miglior cosa è pregare e sperare. In due iniziamo la semplice cerimonia. Il canto dei cuoricini fa da colonna sonora alle parole del Battesimo. Roberto prega con devozione,  non piange ma si vede che ne avrebbe una voglia matta. Mi giro e con lo sguardo chiedo all’infermiera se si può aprire la porticina dell’incubatrice per posare una goccia d’acqua sulla fronte della piccolina. Scuote la testa. “Io ti battezzo nel nome del Padre del Figlio e dello Spirito Santo” con la mano bagnata faccio una croce sulla plastica del incubatrice. Le gocce scendono lungo le pareti di questa curiosa scatola formando sottili linee d’acqua che sembrano abbracciare la piccolina. Se è vero il detto che una benedizione attraversa sette muri questa non avrà alcun problema a raggiungere Carla Valentina. Roberto è più sereno, mi accompagna quasi fino all’uscita per ritornare in fretta davanti a sua figlia, per parlare con i dottori, per continuare a pregare e sperare. Presto anche lui uscirà per correre a vedere come sta la sua fidanzata nell’altro reparto e poi salire in moto e volare al lavoro.  “Dove due o più sono riuniti nel mio nome, io sarò in mezzo a loro” ha detto Gesù.

La guachimania è la casa del guardiano del cantiere e una volta terminati lavori, se non viene distrutta, è la casetta degli attrezzi. Il posto dove si mettono le carriole, i badili, le zappe, il materiale che prima o poi potrà servire intanto è meglio non lasciarlo fuori perché non si rovini o non venga rubato. E’ un magazzino piccolo con spifferi, ragni, umidità e mosche. Non sempre la pulizia è di casa nella guachimania… anzi. Non distante dalla cappellina di Moràn una guachimania è la casetta dell’anziano Manuel. Non ha familiari, una quasi parente lo aiuta per misericordia. Manuel è anziano, il materasso del suo letto scricchiolante sono i sacchi neri dell’immondizia, il suo profumo è quello del sudore, le mosche sono le sue amiche. Miseria. Negli ultimi giorni la sua salute è peggiorata. Ha la febbre. La signora per pietà lo accudisce come può, chiama perché possa ricevere l’unzione degli infermi. La accompagno. Nel breve tragitto racconta che Manuel non ha nessun parente, nessuno vuole aiutarlo. Lo fa lei ma è stanca perché ha anche il lavoro e la sua casa. “Tutti mi fanno i complimenti ma come mi farebbe comodo che qualcuno mi aiutasse a lavarlo, pulirlo, cambiarlo”. Mi dimentico che la guachimania è bassa e entrando sbatto la testa. Anche qui siamo in tre: Manuel, la signora e io. Anche lui non parla. Non c’è un vetro a separarmi dalla sua fronte ma uno strato di sporcizia e sudore. Anche qui c’è musica: il ronzio fastidioso delle mosche che non smettono di posarsi su di lui nonostante la premurosa attenzione della signora. La celebrazione è semplice, incorniciata dalla pareti che si attaccano al tetto con molti spifferi accogliendo appese pale, picconi e pezzi di ferro. “Dove due o più sono riuniti nel mio nome, io sono in mezzo a loro” ha detto Gesù.

Hasta pronto.  P.Giovanni  ( Ecuador, febbr.2014)

Ringraziamo per la testimonianza don Giovanni Olivato, Fidei donum della diocesi di Padova in Ecuador.

Autore: cursillos padova

Movimento di Chiesa finalizzato all'evangelizzazione degli ambienti.

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