Cursillos di Cristianità

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L’ULTREYA NELL’AMBITO DELL’OPERA DEI CURSILLOS – parte 5

0001AP (segue dall’articolo precedente)

Piccola precisazione per la comprensione: il termine Dirigente in italiano lo leggiamo Responsabile.

Programmazione dell’Ultreya. L’Ultreya deve essere pianificata e programmata specificando concretamente il compito in essa di ciascun Dirigente.  Bisogna ordinare le cose (metterle in ordine) in modo che diventi superfluo ordinarle (impartire ordini). Non si tratta tanto di andare alla caccia della generosità degli altri, quanto di spendere lucidamente la nostra.

I Dirigenti devono essere i primi a mettersi al servizio della finalità che si cerca di raggiungere. Senza paternalismi e atteggiamenti da “capataz”.

La Scuola dei Dirigenti è per l’Ultreya quello che l’equipe dei Dirigenti costituisce per il Cursillo.

Si può considerare una preparazione remota dell’Ultreya, che consiste nell’andar formandone i “perni vivi”: attenti, impegnati, responsabili, attivi. Ed una preparazione immediata da compiersi da parte della Scuola dei Dirigenti,  in ordine allo 

Svolgimento dell’Ultreya. L’Ultreya è composta dalle Riunioni di Gruppo e dalla riunione collettiva.

Le Riunioni di Gruppo sono, nell’Ultreya, di composizione occasionale, aperte ad accogliere coloro che forse non possono contare su altre riunioni per tenersi a galla. Le iniziano e le promuovono, per effetto dell’ammirazione che suscitano, coloro che, pur avendo la propria Riunione di Gruppo che si riunisce in un’altra circostanza, partecipano regolarmente per svolgere un compito apostolico.

Senza questa presenza viva e progressiva di qualcuno che forse non vive pienamente l’ideale, ma che si sente chiamato a viverlo, le Riunioni di Gruppo corrono il rischio di cadere in un autocompiacimento di “combriccola di amici” che molto difficilmente potrà essere apostolico.

E’ privo di senso andare all’Ultreya senza fare la Riunione di Gruppo. Oppure arrivare all’ora del rollo per non farla. O rispondere “l’ho già fatta” a chi ci invita farla con loro. Se si obietta: “con lui no, perché non ha i miei stessi problemi”, vuol dire che si ignora che è il fondamento cristiano che si deve condividere.

La Riunione Collettiva inizia con il rollo laico, che deve essere vivenziale. Seguono poi gli echi che devono avere identico tono vivenziale: comunicazioni che siano la risonanza dell’universale nel piano quotidiano; le inquietudini di ogni giorno esposto alla comunità, per realizzare un salutare scambio di assunzioni di responsabilità ed preoccupazioni.

Poi interviene il sacerdote che sintetizza, centra e illumina teologicamente le vivenze.

La riunione si conclude davanti al Signore dove il dialogo con Lui diventa appassionato per bocca di qualche Dirigente.

Possiamo aggiungere che poiché le relazioni personali nel nome di Dio propiziano le relazioni con Lui, è conveniente, durante la settimana, intessere una rete di contatti – a modo di Ultreya sotterranea –  cercando di individuare quelli di maggiori potenzialità, in una sorta di “lavoro di corridoio” sia sacerdotale che laicale, seguendo sempre quanto programmato dalla Scuola.

Non si può nemmeno sorvolare l’efficacia apostolica dei “saluti”, né l’opportunità di offrirsi di accompagnare qualche volta qualcuno fino alla propria casa, procurando così l’occasione di avere uno scambio di idee che non troverebbero altrimenti il clima adeguato.

Funzione vitale dell’Ultreya.

Qualcuno ha sostenuto che il successo della Rivoluzione Francese fu dovuto al fatto che seppe proporre, a tutti gli uomini, la causa universale della libertà. Marx e il marxismo hanno individuato la causa universale dell’ineluttabilità del corso della storia. Attualmente sta nascendo qualche cosa di nuovo: si va delineando che l’avventura umana consiste nel portare alla luce quell’impronta che ognuno ha dentro di se, che ognuno può rivelare in modo unico, che è il segreto di ciascun individuo e la cui scoperta ci riempie di meraviglia e di rispetto.  Non si è mai così tanto parlato del piano individuale e collettivo, del piano personale e comunitario. “La marcia fatale delle cose” dice Haring “potrà essere indirizzata al bene solo quando la terapia si applicherà  tanto all’individuo che alla comunità”. “L’uomo” scrive Poirier “non è fatto per vivere chiuso in se stesso. Da solo soffoca. Il suo mondo si riduce sempre di più, si impoverisce terribilmente. Per riuscire ad essere se stesso, l’uomo ha bisogno di comunicare con gli altri. La persona non perviene ad essere persona che per gli altri, con gli altri, aprendosi agli altri e, per mezzo loro, a Dio”

Il movimento dei Cursillos, nell’andare vertebrando Cristianità, raggiunge esattamente questo obiettivo mediante l’Ultreya.

I criteri che si sono indicati per l’Ultreya, oltre ad essere nella linea autentica della motivazione, dello stile e dello scopo che si prefiggono i Cursillos di Cristianità, risultano pienamente coincidenti con le esigenze indicate da personaggi di punta del pensiero cattolico contemporaneo. E, per alcuni aspetti, la coincidenza è così precisa ed esatta, che si ha la sensazione che essi siano stati pensati proprio tenendo conto di loro. E’ alquanto indicativo che dall’Estremo Oriente ci sia stato scritto che i Cursillos sembrano essere stati pensati per il Giappone.

Non si tratta di accettare, con le buone o le cattive, questi criteri, ma di capire che, per la Grazia del Signore, essi sono efficaci non solamente per consentire la riuscita di una “manifestazione” cristiana più o meno interessante, ma bensì per sottoporre le persone – cioè noi stessi e, attraverso di noi, gli altri –  all’azione della fede , allo scopo di produrre quelle realtà cristiane che costituiscono il nerbo vivo e vivificante del fondamento cristiano: “amarci gli uni gli altri”; “essere suoi testimoni”; “essere sale e luce della terra”; “affinché vedendo le vostre buone opere glorifichino il Padre”; ” che siano una cosa sola come Tu ed Io siamo una cosa sola “; “ed il mondo crederà che tu mi hai mandato”.

In definitiva, si tratta di mettere in pratica il Vangelo per arrivare a crederlo con  la convinzione e la spontaneità con cui si crede ciò che si è sperimentato. All’inizio i Samaritani presero in giro la donna che parlava loro di Gesù; ma poi credettero non per quanto ella aveva detto loro, ma per ciò che essi  avevano visto e toccato.

Qualcuno ha potuto pensare – senza dubbio con un po’ d’ingenuità – che è un vero  peccato, dal nostro povero punto di vista umano, che il Signore non si sia incarnato ai giorni nostri, in  cui un avvenimento può essere visto e udito “in diretta” in quasi tutto il mondo; in cui gli appassionati ed i professionisti possono girare pellicole e registrare nastri magnetici di tutto ciò che li interessa. Pensando superficialmente, potrebbe sembrare che le cose risulterebbero più facili se potessimo disporre di una pellicola a colori, per schermo panoramico, addirittura in “cinemascope”, che mostrasse in maniera chiara ed inoppugnabile, quello che accadde “nell’anno decimo quinto dell’Impero di Tiberio Cesare, .. essendo governatore della Giudea Ponzio Pilato…”.

Tuttavia, a parte il fatto che in questo modo non ci sentiremmo vincolati vitalmente con l’avvenimento, l’intenzione di Cristo è tutt’altra. Egli vuole manifestarsi nella vita dei cristiani. Essi devono essere l’incarnazione viva di Cristo nel tempo e nello spazio, nella famiglia, nell’ambiente, in tutto quanto li circonda. Forse una delle affermazioni più vere fatte nelle nostre chiusure è stata quella di un uomo semplice di nome Prudenzio, che si alzò in piedi unicamente per dire: Da oggi in poi, Cristo sarà chiamato Prudenzio”.

E’ veramente stupendo che, per la grazia di Dio e per la preghiera di tutti, Cristo si possa chiamare Mons. Hervas o Don Victoriano o P. Cordeiro.  Ed è formidabile che nell’Ultreya di un luogo qualsiasi, ci si possa rinvigorire grazie al fatto che Cristo si possa chiamare Ramòn o Fernando, Antonio o Santiago.

Lultreya è perché tutto questo possa accadere naturalmente, normalmente, con allegria.  Quando questo succede – e succede quando si è convinti che possa succedere e si vuole veramente che succeda – non occorre sollecitare la gente a partecipare. Allora si deve pensare a dove mettere tutta la gente che viene all’Ultreya. Sono più di quanti pensiamo coloro che avranno il buon gusto di voler essere cristiani, se cominciamo noi stessi. (segue)

Autore: cursillos padova

Movimento di Chiesa finalizzato all'evangelizzazione degli ambienti.

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