Cursillos di Cristianità

Benvenuti nel sito ufficiale dei Cursillos di Cristianità – diocesi di Padova


Un caffè con Eduardo…

Dio si fa immediato e presente all’uomo come amore.

E tutta quella maestà si trasforma in vicinanza e accondiscendenza.

Colui che prima era il Signore adesso è l’amico.

E colui che prima ci portava soltanto alla confessione dei nostri peccati ci porta ora alla proclamazione delle nostre possibilità.

Non sperimentiamo più l’orrore di chi trema davanti al Santo, ma l’ardore di chi si sente ravvivato davanti all’Amico.


Dicembre, è dono

imgresIl dono dell’incontro con gli amici. 

Attraverso le occasioni per scambiarci gli auguri e per raccontarci momenti di vita accompagnati dal Signore: 

  • Nella Scuola Responsabili, lunedì 12 .
  • Nelle Ultreyas, martedì 13 presso parr. Santa Rita e martedì 20 a Curtarolo.

E con due nuove pagine in questo sito:

  • una raccoglierà la voce di Eduardo Bonnin (fondatore dei Cursillos di Cristianità) per farlo diventare un po’ più nostro amico e per immergerci nel Carisma. Settimanalmente pubblicheremo suoi brevi pensieri, giusto il tempo di un caffè. Iniziamo con:  L’amicizia …”
  • l’altra è per gli Eventi dove troveremo, a breve, anche la proposta per festeggiare gioiosamente il nostro santo patrono San Paolo.


Sempre con noi, più che mai!

522318_4798854459271_1406665863_n6 febbraio 2008-2015

7° anniversario

Con grande gioia annunciamo che giovedì 5 febbraio 2015 il vescovo di Mallorca ha promulgato il primo atto dell’istruttoria diocesana per la causa di beatificazione e santificazione del nostro Fondatore Eduardo Bonnin Aguilò.


In attesa dell’Ultreya Europea

ue_6755qvr3Il giorno 4 agosto 2000 Papa Giovanni Paolo II ha celebrato con noi la Terza Ultreya Mondiale. Dal suo discorso abbiamo estratto:

 “La vostra presenza, tanto varia e vivace, ha testimoniato che il piccolo seme piantato in Spagna da più di 50 anni, è diventato un grande albero ricco di frutti dello Spirito… Inoltre, rimane una risposta positiva ad una domanda del mio venerato predecessore Papa Paolo VI, nella Prima Ultreya Mondiale a Roma: Il Vangelo può ancora conquistare un uomo adulto … 

Mi unisco volentieri a voi nel rendere grazie al Signore per quanto ha fatto e continua a fare nella Chiesa attraverso il Cursillo … Sforzatevi di mettere in evidenza ancora una volta la bellezza delle prime comunità cristiane, che hanno fatto dire con ammirazione  ai pagani; guardate come si amano … coraggio, Ultreya, Avanti, ve lo ripete oggi il successore di Pietro “.

Subito dopo, in risposta al Papa, Eduardo tra le altre cose disse:

  “Il Cristo del Vangelo, quello che la Chiesa ci presenta è stata la nostra bussola, la nostra motivazione e la costante guida. Questo è l’obiettivo del nostro Movimento: permettere alle persone di incontrare Cristo, per crescere e svilupparsi attraverso la grazia vissuta in maniera consapevole, profonda e contagiosa …

Il Cursillo è la migliore notizia che Dio ci ama, comunicata attraverso i mezzo più umano che è l’amicizia, indirizzata al meglio di ognuno, che  è il suo essere persona…

Tutto questo rimanendo laici, perché abbiamo capito che il più laico del laico, quello che costituisce la più vera sostanzialità della sua laicità, è il fatto di dover vivere fuori nel mondo dove i valori veri sono sconosciuti, svalutati o non apprezzati. “


DSC_0639“Mi piace rimarcare che il tipo di comunità di cui oggi ha bisogno il mondo, e quindi anche la stessa Chiesa, deve essere incentrata ed aggregata dalla gratuità, dall’interesse totalmente disinteressato; bisogna prendere sul serio le persone, una per una, per quello che sono, per il semplice fatto di essere persone, non per quello che possiedono, né per quello che sanno, e tantomeno per il loro potere, e neppure per la collaborazione che possono dare alla Chiesa, poiché tutto questo impedisce che possa essere resa trasparente, con la massima diafanìa, la tenerezza di Dio in quanto il senso della realtà coincide con il senso del Vangelo, che è l’amore.” 

Tratto dall’intervento di Eduardo Bonnín all’Assemblea Generale del Pontificio Consiglio per i Laici. Roma, 21-23 di settembre 2006.


L’ULTREYA NELL’AMBITO DELL’OPERA DEI CURSILLOS – ultima parte

0001Wv(segue dall’articolo precedente)

Con questo intervento termina la pubblicazione della Relazione di Eduardo Bonnin alla Riunione dei Dirigenti della II Ultreya Nazionale di Spagna, Santiago de Compostela – 29-30 giugno 1965

L’incubo del numero

L’Ultreya è stata pensata per tutti. In essa trova posto l’operaio e l’intellettuale, il medico e l’impiegato, l’idraulico e il contadino. Per quanti siano, non si sentiranno mai una massa anonima, perché si sanno in amicizia con Dio e con molti fratelli, che di giorno in giorno si vanno conoscendo e comprendendo sempre meglio. Ritrovarsi in questo modo anziché massificare, personalizza.

Non esiste nessun numero critico arrivati al quale la comunità si disgrega per ridursi a massa anonima, purché vi sia sempre sincerità, convinzione, naturalezza, coraggio. Tutto questo crea un ambiente nel quale si vive la verità e della Verità. Occorrono soltanto alcuni Dirigenti che la vivano e si impegnino a fondo perché questa vita arrivi ad essere vissuta da tutti.

Così per la Grazia di Dio, chiesta con la preghiera ed il sacrificio, emerge il bene che sta in tutti: la fede e la preghiera si fanno naturalmente soprannaturali e soprannaturalmente naturali.

Dice Häring che si debbono evitare manifestazioni di massa, finché non si abbia la certezza che quanti vi partecipino siano formati tanto da avere “un incontro personale con Dio nella solitudine della preghiera e nella propria determinazione morale”; però una volta assicurato questo requisito, parla e propone di “risvegliare la consapevolezza della dignità di persona davanti a Dio, e formare autentiche comunità, piene di carità personale e di vera disposizione ad assumere reciproche responsabilità tra i suoi membri”.

Si usa oggi, negli aeroporti, omaggiare con solennità il milionesimo passeggero in transito; si tratta di un motivo di richiamo che provoca una  maggiore affluenza in modo che per qualcuno possa costituire un incentivo per decidersi a viaggiare. Allo stesso modo, anche se si tratta di un ambito del tutto differente, vi sono persone che non parteciperanno all’Ultreya fino a quando i suoi partecipanti non saranno arrivati, a seconda dell’entità della popolazione, a cinquanta, duecento,  cinquecento o mille.

Un gruppo vivo ed affiatato

Non è difficile rendersi conto del molto bene che può provenire dal fatto che esista, in una località, una unità viva di pensiero, di volontà, di azione, costituita da un gruppo unito e responsabilizzato che funga da punto di riferimento e rappresenti la via perché gli altri continuino a pellegrinare con Cristo nella vita, attraverso una convivenza settimanale pensata, strutturata e pianificata  per renderla possibile e semplice.

Non è che debbano essere molti; devono essere quelli che sono. Per quanti essi siano, la gioia di essere in molti sarà limitata dalla santa inquietudine di non essere ancora tutti.

Creduto, cercato e vissuto, il Fondamento Cristiano provoca, per la via più semplice e normale un’ondata espansiva di impressionante evidenza, che esplica la sua azione non solo sugli uomini di buona volontà, ma anche su quelli che, non conoscendo la Verità, hanno volontà meno buona. E’ qualcosa che unisce gli uomini nell’intimo e fa loro sentire un impulso nuovo ad essere migliori. Qualcosa che somiglia all’effetto che produce nell’animo la notte di Natale o avvenimenti quali la morte di Papa Giovanni o l’assassinio di Kennedy.

Se partiamo dagli identici principi e li applichiamo puntando all’identico obiettivo, faremo sì che il Signore possa contare su di una rete di Ultreyas vive e sulla stessa lunghezza d’onda, che verrà a costituire  un’ampia autostrada per l”essere” ed il “fare” cristiano nel mondo.

Con l’unico scopo e l’espressa intenzione che serva a tutti per andare incrementando la fame di Dio e non perché qualcuno – con la migliore delle intenzioni – si metta sulla stessa strada ad offrire tramezzini per calmarla, intralciando con questo il passo di coloro che, nel procedere “andando forte”, risveglieranno in tutti i battezzati l’ansia, il piacere e l’avventura di “PELLEGRINARE CON CRISTO VERSO IL PADRE, SOSPINTI DALLO SPIRITO SANTO, AIUTATI DA MARIA, PORTANDO CON SE TUTTI I FRATELLI”. Ultreya!


L’ULTREYA NELL’AMBITO DELL’OPERA DEI CURSILLOS – parte 5

0001AP (segue dall’articolo precedente)

Piccola precisazione per la comprensione: il termine Dirigente in italiano lo leggiamo Responsabile.

Programmazione dell’Ultreya. L’Ultreya deve essere pianificata e programmata specificando concretamente il compito in essa di ciascun Dirigente.  Bisogna ordinare le cose (metterle in ordine) in modo che diventi superfluo ordinarle (impartire ordini). Non si tratta tanto di andare alla caccia della generosità degli altri, quanto di spendere lucidamente la nostra.

I Dirigenti devono essere i primi a mettersi al servizio della finalità che si cerca di raggiungere. Senza paternalismi e atteggiamenti da “capataz”.

La Scuola dei Dirigenti è per l’Ultreya quello che l’equipe dei Dirigenti costituisce per il Cursillo.

Si può considerare una preparazione remota dell’Ultreya, che consiste nell’andar formandone i “perni vivi”: attenti, impegnati, responsabili, attivi. Ed una preparazione immediata da compiersi da parte della Scuola dei Dirigenti,  in ordine allo 

Svolgimento dell’Ultreya. L’Ultreya è composta dalle Riunioni di Gruppo e dalla riunione collettiva.

Le Riunioni di Gruppo sono, nell’Ultreya, di composizione occasionale, aperte ad accogliere coloro che forse non possono contare su altre riunioni per tenersi a galla. Le iniziano e le promuovono, per effetto dell’ammirazione che suscitano, coloro che, pur avendo la propria Riunione di Gruppo che si riunisce in un’altra circostanza, partecipano regolarmente per svolgere un compito apostolico.

Senza questa presenza viva e progressiva di qualcuno che forse non vive pienamente l’ideale, ma che si sente chiamato a viverlo, le Riunioni di Gruppo corrono il rischio di cadere in un autocompiacimento di “combriccola di amici” che molto difficilmente potrà essere apostolico.

E’ privo di senso andare all’Ultreya senza fare la Riunione di Gruppo. Oppure arrivare all’ora del rollo per non farla. O rispondere “l’ho già fatta” a chi ci invita farla con loro. Se si obietta: “con lui no, perché non ha i miei stessi problemi”, vuol dire che si ignora che è il fondamento cristiano che si deve condividere.

La Riunione Collettiva inizia con il rollo laico, che deve essere vivenziale. Seguono poi gli echi che devono avere identico tono vivenziale: comunicazioni che siano la risonanza dell’universale nel piano quotidiano; le inquietudini di ogni giorno esposto alla comunità, per realizzare un salutare scambio di assunzioni di responsabilità ed preoccupazioni.

Poi interviene il sacerdote che sintetizza, centra e illumina teologicamente le vivenze.

La riunione si conclude davanti al Signore dove il dialogo con Lui diventa appassionato per bocca di qualche Dirigente.

Possiamo aggiungere che poiché le relazioni personali nel nome di Dio propiziano le relazioni con Lui, è conveniente, durante la settimana, intessere una rete di contatti – a modo di Ultreya sotterranea –  cercando di individuare quelli di maggiori potenzialità, in una sorta di “lavoro di corridoio” sia sacerdotale che laicale, seguendo sempre quanto programmato dalla Scuola.

Non si può nemmeno sorvolare l’efficacia apostolica dei “saluti”, né l’opportunità di offrirsi di accompagnare qualche volta qualcuno fino alla propria casa, procurando così l’occasione di avere uno scambio di idee che non troverebbero altrimenti il clima adeguato.

Funzione vitale dell’Ultreya.

Qualcuno ha sostenuto che il successo della Rivoluzione Francese fu dovuto al fatto che seppe proporre, a tutti gli uomini, la causa universale della libertà. Marx e il marxismo hanno individuato la causa universale dell’ineluttabilità del corso della storia. Attualmente sta nascendo qualche cosa di nuovo: si va delineando che l’avventura umana consiste nel portare alla luce quell’impronta che ognuno ha dentro di se, che ognuno può rivelare in modo unico, che è il segreto di ciascun individuo e la cui scoperta ci riempie di meraviglia e di rispetto.  Non si è mai così tanto parlato del piano individuale e collettivo, del piano personale e comunitario. “La marcia fatale delle cose” dice Haring “potrà essere indirizzata al bene solo quando la terapia si applicherà  tanto all’individuo che alla comunità”. “L’uomo” scrive Poirier “non è fatto per vivere chiuso in se stesso. Da solo soffoca. Il suo mondo si riduce sempre di più, si impoverisce terribilmente. Per riuscire ad essere se stesso, l’uomo ha bisogno di comunicare con gli altri. La persona non perviene ad essere persona che per gli altri, con gli altri, aprendosi agli altri e, per mezzo loro, a Dio”

Il movimento dei Cursillos, nell’andare vertebrando Cristianità, raggiunge esattamente questo obiettivo mediante l’Ultreya.

I criteri che si sono indicati per l’Ultreya, oltre ad essere nella linea autentica della motivazione, dello stile e dello scopo che si prefiggono i Cursillos di Cristianità, risultano pienamente coincidenti con le esigenze indicate da personaggi di punta del pensiero cattolico contemporaneo. E, per alcuni aspetti, la coincidenza è così precisa ed esatta, che si ha la sensazione che essi siano stati pensati proprio tenendo conto di loro. E’ alquanto indicativo che dall’Estremo Oriente ci sia stato scritto che i Cursillos sembrano essere stati pensati per il Giappone.

Non si tratta di accettare, con le buone o le cattive, questi criteri, ma di capire che, per la Grazia del Signore, essi sono efficaci non solamente per consentire la riuscita di una “manifestazione” cristiana più o meno interessante, ma bensì per sottoporre le persone – cioè noi stessi e, attraverso di noi, gli altri –  all’azione della fede , allo scopo di produrre quelle realtà cristiane che costituiscono il nerbo vivo e vivificante del fondamento cristiano: “amarci gli uni gli altri”; “essere suoi testimoni”; “essere sale e luce della terra”; “affinché vedendo le vostre buone opere glorifichino il Padre”; ” che siano una cosa sola come Tu ed Io siamo una cosa sola “; “ed il mondo crederà che tu mi hai mandato”.

In definitiva, si tratta di mettere in pratica il Vangelo per arrivare a crederlo con  la convinzione e la spontaneità con cui si crede ciò che si è sperimentato. All’inizio i Samaritani presero in giro la donna che parlava loro di Gesù; ma poi credettero non per quanto ella aveva detto loro, ma per ciò che essi  avevano visto e toccato.

Qualcuno ha potuto pensare – senza dubbio con un po’ d’ingenuità – che è un vero  peccato, dal nostro povero punto di vista umano, che il Signore non si sia incarnato ai giorni nostri, in  cui un avvenimento può essere visto e udito “in diretta” in quasi tutto il mondo; in cui gli appassionati ed i professionisti possono girare pellicole e registrare nastri magnetici di tutto ciò che li interessa. Pensando superficialmente, potrebbe sembrare che le cose risulterebbero più facili se potessimo disporre di una pellicola a colori, per schermo panoramico, addirittura in “cinemascope”, che mostrasse in maniera chiara ed inoppugnabile, quello che accadde “nell’anno decimo quinto dell’Impero di Tiberio Cesare, .. essendo governatore della Giudea Ponzio Pilato…”.

Tuttavia, a parte il fatto che in questo modo non ci sentiremmo vincolati vitalmente con l’avvenimento, l’intenzione di Cristo è tutt’altra. Egli vuole manifestarsi nella vita dei cristiani. Essi devono essere l’incarnazione viva di Cristo nel tempo e nello spazio, nella famiglia, nell’ambiente, in tutto quanto li circonda. Forse una delle affermazioni più vere fatte nelle nostre chiusure è stata quella di un uomo semplice di nome Prudenzio, che si alzò in piedi unicamente per dire: Da oggi in poi, Cristo sarà chiamato Prudenzio”.

E’ veramente stupendo che, per la grazia di Dio e per la preghiera di tutti, Cristo si possa chiamare Mons. Hervas o Don Victoriano o P. Cordeiro.  Ed è formidabile che nell’Ultreya di un luogo qualsiasi, ci si possa rinvigorire grazie al fatto che Cristo si possa chiamare Ramòn o Fernando, Antonio o Santiago.

Lultreya è perché tutto questo possa accadere naturalmente, normalmente, con allegria.  Quando questo succede – e succede quando si è convinti che possa succedere e si vuole veramente che succeda – non occorre sollecitare la gente a partecipare. Allora si deve pensare a dove mettere tutta la gente che viene all’Ultreya. Sono più di quanti pensiamo coloro che avranno il buon gusto di voler essere cristiani, se cominciamo noi stessi. (segue)


L’ULTREYA NELL’AMBITO DELL’OPERA DEI CURSILLOS – parte 4

 0001AP(segue dall’articolo precedente) 

si rammenta ai lettori che il presente testo è stato dato a voce nel 1965, pertanto gergo e contestualizzazione si riferiscono a quel periodo temporale

Come l’Ultreya deve essere.

Abbiamo richiamato l’obiettivo dell’Ultreya, per ricavare quello che l’Ultreya non deve essere. Passiamo ora a ciò che l’Ultreya deve essere.

L’Ultreya deve essere settimanale. In linea con il ritmo attuale della vita. Come accade con i programmi televisivi, la vita normale si svolge in cicli settimanali. I consigli di amministrazione di grandi imprese, come i particolari più insignificanti della vita famigliare, si suole avere per norma fissarli in un giorno della settimana.  E’ abituale che nel concordare un appuntamento o nel richiedere un’intervista, ci si dica: “No, martedì non può essere; è il giorno che noi soci ci riuniamo per discutere dell’andamento dell’azienda”, o “sabato pomeriggio è impossibile perché di solito vado al cinema con mia moglie”. Le signore poi sanno bene che è abituale nelle case, fissare un giorno della settimana per la pulizia a fondo delle stanze, per fare il bucato o per fare gli acquisti.

Nell’ambito vitale dell’arco di tempo in cui si organizza normalmente la nostra vita, ci deve essere una parte dedicata al fondamento cristiano, perché non perdiamo mai di vista il significato autentico degli avvenimenti e delle cose, e veniamo imparando a gradirle e ad offrirle al Signore.

L’Ultreya non è stata inventata per complicarci la vita, ma al contrario per semplificarla. Se la veniamo comprendendo in tutta la sua elementare semplicità, ci rendiamo conto che non ci andiamo né per correggere, né per insegnare, né per rifilare “rollos”, né solo per sorbirci quelli che ci vengono rifilati. Quello che conta è condividere e contagiare l’opera della salvezza di tutti gli uomini. Nell’Ultreya questo ideale diventa la prima preoccupazione e la più appassionante avventura.

E’ salutare ritrovarci ogni settimana per guardare come ci guarda Dio. Allora conta solo il voler essere santi, non il sapere, né l’avere, né l’apparire. Si tratta di vivere insieme quello che si vive; questo spalanca una larga via all’amicizia con Cristo e ad ogni bene che ne deriva. Ci si sente forti dell’amore a Dio ed ai fratelli; ci si sente capaci perché l’amore è ricco d’espedienti; ci si sente utili perché servire gli altri riempie di gioia.

L’Ultreya deve essere interparrocchiale nelle zone ove vi è più di una Parrocchia. La grandezza della impresa richiede la collaborazione di tutti. Non possiamo cedere alla tentazione di “atomizzare” il Movimento dei Cursillos per comprimerlo nella struttura parrocchiale che, nella vita moderna, almeno sotto questo aspetto, risulta ormai tracimata.

Sono così numerose le tristi esperienze che si hanno di questo, che sarebbe mancanza di carità non farle conoscere; sarebbe deplorevole se per mancanza di informazione o di riflessione si seguitassero a fare tali “tentativi”, che, per seguitare a “tentare” senza voler riflettere, sono costati troppe vittime.

Nella capitale diocesana, e ovunque altro sia possibile, il “midollo” dell’Ultreya è costituito dai Dirigenti della Scuola, come il Segretariato lo è della Scuola. Questo, che è vitale per la crescita della cristianità, non si può ottenere se, invece di radunare possibilità, ci sparpagliamo in attività più o meno cristiane che sono prive del mordente capace di influire sul mondo attuale con la forza e l’efficacia dei Cursillos, quando i cursillisti hanno un Ultreya correttamente orientata.

Se si vuole avere, e dare, vera prospettiva di Chiesa Universale, è indispensabile che la cristianità locale conviva unanimemente le proprie vivenze in una unica Ultreya.

L’Ultreya deve essere unica. Il Movimento dei Cursillos, come ci ricorda Mons. J. Hcrvas in “Interrogantes y problemas sobre los Cursillos de Cristiandad” (Interrogativi e problemi relativi ai Cursillos) deve iniziare in una zona con gli uomini. Una volta affermato, vale a dire, quando si sarà superato il pericolo che il Movimento possa essere considerato “cosa da donnette”, si deve pensare, con il benestare della Gerarchia, a coinvolgere nell’avventura anche le donne. Non dobbiamo dimenticare che di fronte a Dio, vi sono solo anime. Si tratta di vertebrare cristianità e l’essere vertebra non è condizionato né dal sesso, né dall’età. Nella Costituzione Dogmatica sulla Chiesa, il Concilio ha sottolineato l’universalità della chiamata alla Santità.

Nell’unicità dell’ultreya, è superfluo ricordare che le Riunioni di Gruppo devono farsi separatamente; gli uomini con gli uomini e le donne con le donne.

L’Ultreya deve essere vivenziale. L’ Ultreya è polo di sviluppo di santità, attraverso cui la cristianità si apre a possibilità inimmaginabili. E’ una concentrazione di realtà cristiana, in vista della sua più efficace irradiazione.  E’ una via per esprimere, amandoci l’un l’altro, ciò in cui crediamo. E’ l’occasione in cui diventa possibile che la cristianità viva nel clima e al ritmo che suppongono “Gli atti degli Apostoli” e che esige la vita attuale.

In essa e per mezzo di essa si possono collegare vitalmente tutte le Riunioni di Gruppo dischiudendo ad ognuno le possibilità apostoliche che gli faranno dare il massimo. In essa e attraverso di essa, in comunione di vita e di preghiera, ciascuno acquisisce una consapevolezza più viva della sua posizione e della sua responsabilità allinterno del Corpo Mistico di Cristo, sia attraverso l’ammirazione per quanto di Cristo manifestano coloro che sono più santi di lui, come anche per mezzo dell’inquietudine per quello che manca a coloro che lo sono meno di lui.

In essa e per mezzo di essa diventa semplice scoprire, promuovere e contattare i possibili Responsabili. (segue)


L’ULTREYA NELL’AMBITO DELL’OPERA DEI CURSILLOS – parte 3

0001F9 (segue dall’articolo precedente)

L’Ultreya non può essere parrocchiale, in ogni località dove vi sia più di una Parrocchia. Nei paesi dove c’è una sola comunità parrocchiale, è evidente che lUltreya non potrà essere interparrocchiale: nell’unica parrocchia si incontrano tutti per condividere il proprio cristianesimo con gli altri.

Il. problema dell’interparrocchialità si pone nelle città. Il problema può sorgere dal fatto di credere più nella parrocchia che nella Chiesa, o di non conoscere la finalità che si cerca di raggiungere con il Movimento dei Cursillos, ignorando, di conseguenza, le caratteristiche essenziali dell’Ultreya all’interno del meccanismo dei Cursillos. Con autentiche Ultreyas si fa procedere tutta l’Opera lungo il suo canale appropriato, spingendo avanti il Movimento che va vertebrando  cristianità.

Non illudiamoci: nelle città le Parrocchie non costituiscono unità naturali di convivenza. Ad ogni livello siamo ormai sotto il segno del nomadismo. E’ significativo lo studio sociologico fatto in una città: i clienti abituali dei bar coloro che in essi si ritrovano con gli amici di sempre – sono in genere persone che non abitano nell’agglomerato urbano del quale frequentano il caffè, ma appartengono, di norma, a rioni distanti.

Dovunque si risieda si è pronti a superare grandi distanze per ciò che interessa. Quando c’è un film interessante tutti vanno a vederlo; fa addirittura da propaganda far sapere che successivamente la pellicola  non verrà proiettata da nessun altra parte.

In tutti i settori si tende alla concentrazione delle imprese, alla scomparsa della piccola proprietà terriera, all’integrazione in grandi collettività, per aumentare il volume dei redditi. Sarebbe inconcepibile che noi – per essere meno furbi dei figli del mondo –  volessimo realizzare una cosa così seria come l’Opera dei Cursillos attenendosi alla legge del “minimo sforzo”. All’insegna del “minimo sforzo” non si può ottenere niente di pregevole. La fatica non pesa quando la si compie per qualcosa che si apprezza. Gli uomini sono sempre della grandezza degli ideali che si propongono; se ridimensioniamo gli ideali “beccheranno” solamente i mediocri.

Può essere aperta l’Ultreya? Nel questionario inviato ai segretariati diocesani si poneva la domanda se l’Ultreya deve essere aperta o chiusa, cioè se possono parteciparvi non-cursillisti.

Io risponderei che ciò che conta è che il clima, il tono, sia quello che si vive e si convive in un cursillo. Se ammettiamo persone che non vivono l’atteggiamento interiore di chi ha fatto il Cursillo, otterremo solamente di annacquare la sostanza.

Imprudenza ancor maggiore sarebbe di voler “sistemare” i cursillisti, per il semplice fatto di essere tali, nelle Organizzazioni già esistenti. Quando si organizzano Cursillos “per” questo, accade di solito che si alzino subito lamentele riguardo ai cursillisti e che si cominci a dire che i cursillisti non fanno nulla o che fanno “saltare” tutto. I cursillos si ripromettono di far vivere il Fondamento Cristiano; il resto, per quanto possa essere importante, è accessorio. E bisogna lasciare che sia Dio ad indirizzare, o non indirizzare, il cursillista su quella particolare strada.

A questo riguardo, si possono rivedere le conclusioni delle “Convivenze di Burgos”, in cui si definiscono le relazioni tra l’Opera dei Cursillos e le Associazioni di fedeli. A conferma di quella linea, costituisce un vanto per il Movimento dei Cursillos, come si dice nel Breve di Paolo VI, l’aver dato alle Associazioni “felice impulso con i nuovi aderenti che ha loro procurato questo metodo di formazione cristiana”.

(segue)


L’ULTREYA NELL’AMBITO DELL’OPERA DEI CURSILLOS – parte 2

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(segue dall’articolo precedente)

Quello che l’Ultreya non è.

Alla luce di questi principi, e con la quantità di verità che irradiano, si ricava chiaramente, dalla sua stessa natura, quello che l’Ultreya non è.

L’Ultreya non è fatta per formare (attenzione che diciamo “per”). Non si pretende – non si può pretendere – di mettere su l’Ultreya PER dare, a coloro che vi partecipano, una adeguata formazione, se per formazione si intende una semplice – o complessa – istruzione. L’Ultreya è per tutti; il sapere invece, nei cristiani, deve essere a misura di ciascuno. Da qui che non può impartire un tal genere di fredda istruzione, con il rischio che metta in pericolo e crolli la sua efficacia.

Ma non è che l’Ultreya non formi. Per formare è molto più efficace suscitare desiderio di conoscere che offrire un insieme di conoscenze. Il Fondamento Cristiano – non dimentichiamolo – istruisce, insegna ed educa di per se stesso, per la semplice ragione che dà una mentalità e responsabilizza.

L’Ultreya non è fatta neanche per inquadrare. L’Ultreya non è uno stratagemma escogitato perché si possano inquadrare i Cursillisti allo scopo di compiere qualcosa; si tratta invece di ottenere che coloro che fanno qualcosa, lo facciano in Grazia e con grazia, cioè da cristiani secondo la propria inclinazione. Più che prescrivere a ciascuno il frutto da portare, ci sta a cuore assecondarne l’inclinazione in modo che, vivendo in Grazia, possa darlo buono.

Significherebbe ignorare o oltrepassare l’estensione del Fondamento Cristiano, fare Cursillos – o Ultreyas – PER fornire di membri le Organizzazioni, invece che per fare alla Chiesa membra vive e vivificanti, che, dopo, se Dio vuole, quando e come lo vorrà, possano rendere vitali le varie organizzazioni, i vari ambienti, le varie strutture.

Questa prospettiva – più ampia – favorisce ogni scopo secondario: ci guadagniamo tutti se si può contare su un Movimento che rende i cristiani più coscienti, più responsabili, tali da vertebrare cristianità.

L’Ultreya edifica cristianità con il rendere i Cursillisti più amici e più cristiani. L’inquadramento presuppone un “come”;  l’Ultreya serve per sostenere il “perché”.

Tanto meno è fatta per controllare. L’Ultreya non è un posto di blocco per controllare se i cursillisti “stanno in orbita”, e dove li si riempie di colpi di pungolo, come le bestie da lavoro svogliate, se non ci stanno.

Nelle Ultreyas dove, per sapere più facilmente chi partecipa e chi non partecipa, si fanno le Riunioni di Gruppo “con chi ti dicono”, non si potrà mai ottenere la naturalezza, la spontaneità e l’autenticità che scaturiscono, con ininterrotta continuità, quando, più che l’efficienza organizzativa, si cura il clima che si respira, e più della disposizione da rispettare, la corrente che trascina con se. In tal caso si evita ogni violenza morale; vi è solo orientamento.

Si può obiettare che nell’altro modo esiste più controllo, più uniformità, minor rischio. E’ vero; ma la questione è che i partecipanti all’Ultreya occorre non controllarli, ma infervorarli; non che siano uguali, ma se stessi; non prodotti standardizzati, ma membra vive.

Non è sufficiente l’Ultreya mensile. Affinché lo choc e la “messa in moto” che normalmente riceve una persona al cursillo, possano trovare una adeguata continuazione, il cursillista ha bisogno di costante chiarezza nelle sue motivazioni e di rinvigorimento dello slancio per venirle realizzando nella propria vita.

Gli Atti degli Apostoli ci descrivono i primi cristiani che si radunano quotidianamente nel Portico del Tempio. Come è combinata la vita oggi, questo è sicuramente impossibile. Non possiamo tuttavia dimenticare che fa parte del FONDAMENTO CRISTIANO che si conviva tutto quello che si vive cristianamente. Bisogna rendere presente nella vita ordinaria la realtà che si vive attraverso la Comunione dei Santi. L’incontro settimanale è quello che può garantire, nei limiti delle possibilità umane, che la convivenza, oltre ad essere possibile, è reale ed efficace: la cadenza settimanale è perfettamente compatibile con il bisogno che si sente di ritrovarsi con i fratelli e con la possibilità di soddisfarlo, in una forma normale e gradevole, senza difficoltà troppo impegnative.

In tal modo, la persona media di oggi – sempre occupata ed assorbita nel suo mondo familiare, professionale o sportivo –  può ricevere un regolare rinforzo nel diventare sempre più “se stesso”, man mano che diventa sempre più cristiano. Questo gli rende possibile il piacere di sentire la risonanza della vita della Chiesa nella propria vita e di aggiungere la sua nota personale al concerto della Chiesa.

Se l’ultreya si celebra solo mensilmente, ne viene in gran parte snaturata la sua finalità, poiché una cosa che si deve promuovere faticosamente ogni volta, con la dedizione di un gruppo di “eroi”, non potrà costituire pista adeguata di cristianesimo consueto; se invece di prodigarsi tanto, avvisando e insistendo tanto sull’opportunità di partecipare, gli “eroi” si impegnassero a fondo nell’applicare il metodo nella sua semplicità, con molto minor sforzo si ritroverebbero con un risultato incomparabilmente migliore.

Se, all’ingresso di un bar, fosse esposto un cartello con su scritto: “In questo esercizio si consuma gratis il caffè nel primo giovedì di ogni mese”, non occorrerebbe certo essere un’aquila per immaginare che cosa accadrebbe il più delle volte ad una persona qualunque: se ne ricorderebbe il giorno successivo a ciascun primo giovedì del mese. Diversamente andrebbe la cosa se il caffè gratis fosse offerto tutti i giovedì.

Vi è anche un altro motivo: se l’ultreya è mensile, succede che chi manca una volta, anche se per effettiva impossibilità, si trova costretto a passare due mesi senza la ricarica spirituale ed apostolica che produce l’Ultreya. Ed è pertanto umanamente naturale e logico che, quando ce se ne rende conto, sia ormai “scoppiato”.

(segue)