Cursillos di Cristianità

Benvenuti nel sito ufficiale dei Cursillos di Cristianità – diocesi di Padova


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CONVIVENZA GIOIOSA DI STUDIO

Domenica 1 ottobre 2017

presso C. Parr. san Filippo Neri-Padova

Per tutti noi, per tutti coloro che vogliono riscoprire…chiedere…chiarire, studiando insieme accompagnati anche da don Giampaolo Muresu, della dioc. di Nuoro, nel cursillo dal 1970. 

LA CONVIVENZA E’ APERTA ANCHE A TUTTE QUELLE DIOCESI CHE DESIDERANO CONDIVIDERE CON NOI UN PO’ DI DESIDERIO DI MIGLIORARE…ULTREYA!


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Carissimi,

probabilmente in quest’ultimo periodo siete stati contattati da un amico del Cursillo perché abbiamo bisogno dell’aiuto di TUTTI.

E’ in consegna un questionario al quale preghiamo di prestare attenzione e, con un po’ di pazienza, rispondere. Non impegnerà più di dieci minuti.

Si tratta di un’indagine conoscitiva nell’ambito del Mov. Cursillo per rispondere meglio alle aspettative di ogni cursillista, sia esso frequentatore assiduo dell’Ultreya e della Scuola, sia che al momento non la frequenti o lo faccia saltuariamente.

Sono domande semplici, sembrano molte ma sono scorrevoli e ci permetteranno di avere un quadro più definito della situazione complessiva per ricavarne suggerimenti e migliorare.

Quello che auspichiamo è di avere l’opinione di molti!

Si può rispondere subito alla consegna, ma anche mantenere un completo anonimato, infatti si può inserire il questionario nella scatola, portata da chi vi ha contattato, all’interno della quale ci saranno altri questionari; altrimenti è possibile riconsegnarlo in ultreya.

La collaborazione di ciascuno è preziosa! 

A chi non ha ricevuto il suddetto questionario preghiamo vivamente di richiederlo.

Ringraziamo anticipatamente e speriamo di incontrarci in Ultreya e alla Scuola Responsabili.

De Colores!


“Non si finisce mai di imparare”…l’importante è non dimenticarlo


portale7“Il dono del Movimento è quello della testimonianza, il dono, di essere “presenti”, di prendersi cura. Non si manda al Cursillo gente che non si conosce, solo perché, magari, è capitato di fare una cena insieme o solo per lo scopo di far numero.

L’amicizia nasce dalla capacità di essere amici, dall’interesse e dall’importanza data all’altro come persona. Se non vedessimo l’altro dovremmo commiserarci come persone e come Movimento.

L’importanza del Movimento consiste nel fatto che fa scoprire ad una persona la verità alla quale a volte non si pensa e questa verità è l’amore di Dio. Già … Dio mi ama, ma per molte ore della giornata non ci penso nemmeno, sto pensando ad altro

Bello, vero?! Ed è solo un piccolissimo stralcio tratto dagli Atti della Convivenza Presbiterale Nazionale 2017. Documento da leggere, divulgare, studiare e incarnare per arricchire te, la tua persona e la Scuola Responsabili della tua diocesi.

Non aspettare, clicca qui per collegarti al sito nazionale e scaricare l’intero documento.


BENE O BENE, BUONI?

images (31) Oggi si usa porre il “Mi piace”.

E allora: mi piace, che quest’anno gli orientamenti pastorali della nostra diocesi invitano ad allenarci a individuare, lodare e ringraziare “il Bene che c’è tra noi”. Ci sto provando.

Il mio camminare quotidiano mi porta ad attraversare diversi ambienti tra cui il Cursillo, di cui amo approfondire sempre più la conoscenza del Carisma.

Cosa strana: più mi ci addentro più sembra aumentare la necessità di conoscere e ad ogni nuova porta aperta si spalanca un orizzonte di preziose intuizioni che non terminano mai. Forse perché è cosa di Spirito Santo?!

Per Natale ho ricevuto in dono due libri di E. Bonnin: “Riflessioni II” e “Evidenze dimenticate”. Lo scritto in spagnolo non mi è di ostacolo, la grande voglia di sapere mi ha consentito di imparare a comprendere la lingua anche se non la “practico”, inoltre apprezzo lo stile di Eduardo: secco, secco che impone l’applicazione del tuo cuore, della tua Fede e delle tue forze per comprenderlo. Que detalle!

In una delle prime pagine di “Evidenze dimenticate” si legge: “per fare bene il bene, bisogna essere buoni”.

Ma come?! Normalmente si pensa che facendo il bene risulta che siamo buoni.

E invece no, Bonnin disturba perché inverte il pensiero comune e ci costringe a fare i conti con la parte più intima di noi stessi. Non è così?!

Rileggendo attentamente la frase, impastandola con la nostra vita, ci si accorge che a volte, può capitare, facciamo il bene perché: gli altri si aspettano questo, è “politically correct” in ambiente cristiano, in fondo frequentando la chiesa ci si comporta così … ma io perché faccio il bene? Ed è un bene, da buono?

L’incontro con la parte intima di noi stessi è un processo alquanto lungo e difficile, forse non ci basterà tutta la vita. Però è un passaggio indispensabile. Ed è un passaggio da rinnovare, come ogni incontro.

Ad alcuni può sembrare inopportuno, altri lo evitano e qualcuno non ci riuscirà mai. Ma dobbiamo provarci.

Non è un caso che i tre giorni del Cursillo iniziano con il ritiro, esso ci accompagna a incontrare il nostro io più intimo per poi consentire di scoprire ciò che abita in noi: Dio.

La RdG settimanale aiuta anche in questo, cioè a perseverare e far perdurare questo cammino. Passo dopo passo scopriremo se siamo realmente buoni, impareremo ad esserlo e così faremo bene il bene. Provando giorno dopo giorno, cadendo e risalendo.

Scoprire il Bene che c’è tra noi, e anche in noi, aiuta ad accogliere il prossimo e dare valore alle persone. La RdG aiuta la nostra persona perché da qui, dal nostro intimo, ha origine il nostro bene.

Fare il bene da buoni significa anche non aspettarsi di essere notati, non aspettarsi un grazie, non ritenere di essere a credito di qualcosa. Il bene, fatto bene, è gratuito e non pesa.

San Vincenzo de Paoli diceva: “I poveri mai vi perdoneranno il bene che avete fatto loro”.

Anni addietro in un rollo Eduardo disse: Poi ci sono i cristiani della “domenica”, quelli che fanno la carità, le adozioni a distanza. E che quando muoiono sono convinti di arrivare in Paradiso a presentare il conto al Signore “io ho fatto questo … ho fatto quest’altro … ho fatto tanti cursillos, rettore, coordinatore territoriale per cui a questo punto mi spetta questo posto in paradiso, le ferie e la pensione” ovviamente mi sa che questo non può succedere anzi dovremo evitare di dire che abbiamo lavorato per il Signore, in realtà dobbiamo ringraziarlo perché ci ha utilizzato. Non dobbiamo essere come il fratello maggiore che … anzi dovremmo dire papà ammazza due vitelli grassi.

Continuo con Papa Francesco, 30 aprile 2015: Perché è vero, Dio fa festa! Dio fa festa. E qualcuno sente anche gelosia di questo: pensate al figlio più grande di quel padre misericordioso che ha fatto festa perché quell’altro che aveva portato via tutti i soldi, che li aveva spesi nella “bella vita”, torna senza niente…. E fa festa. E’ una cosa strana del nostro Dio! Fare festa quando viene un peccatore grosso. Questo è buono!

Io continuo la mia riflessione, provate anche voi … oggi ho fatto bene il bene, da buona?

Ultreya. D.P.


¿SÍ?

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E’ più facile rispondere sì o no?

Senza dubbio è più facile rispondere di no. Così la responsabilità sarà di un altro, non ci saranno problemi, minori saranno le preoccupazioni, le difficoltà. “Non voglio, non posso, non sono capace, non ho tempo, non mi piace, non è affare mio, non mi interessa, non lo hanno chiesto a me, non mi importa”. È vero che così niente cambia, è vero che così la mediocrità sempre vince però (e questo è quello che stupisce) sembra preferiamo la mediocrità al bene solo per la paura di essere protagonisti del bene. Dopo ci sarà il pentimento, “si sarebbe potuto…”, ma sarà tardi. Qualcun altro avrà fatto o nessuno. Nei giorni di Avvento verso il Natale spesso mi sono chiesto: “E se Maria avesse risposto no grazie?”

Il mondo avrebbe avuto un cammino totalmente differente, tanto che non riesco ad immaginarlo. Dio avrebbe continuato la sua ricerca di una casa, una madre, un cuore aperto e senza paura. Quella mattina di sole a Nazareth una ragazzina rispose di sì al cielo, al Creatore. E il mondo cambiò. Un istante nel quale tutto l’Universo si fermò aspettando, anelando ascoltare dopo secoli di incertezza la risposta di una ragazza, il sì di una adolescente già promessa sposa, il sì di una ragazza che viveva nel paese più dimenticato del popolo più bistrattato del mondo.

Come sarebbero diverse le cose se avessimo il coraggio di rispondere sì quando la VITA si avvicina domandando aiuto. Sembra curioso: il cielo, l’infinito ha scelto realizzare il suo sogno di felicità mescolandosi con la nostra umanità tanto contraddittoria. Quando un bambino piange è il cielo che chiede aiuto, quando un povero grida è il cielo che chiede aiuto, quando un anziano non riesce ad attraversare la strada è il cielo chi ci chiede una mano, quando un papà non riesce ad arrivare alla fine del mese è il cielo che ci chiede aiuto.

E se iniziassimo a rispondere in modo diverso? Il nostro lavoro sarebbe molto più che guadagnare soldi, sarebbe migliorare il mondo; la nostra famiglia sarebbe molto di più che mangiare, dormire, lavarsi e fare silenzio; sarebbe fonte di vera vita. Le nostre strade non sarebbero più luogo di paura da attraversare a tutta velocità ma luogo di relazioni, incontro e amicizia.

Ci proviamo? Lavorare con passione guardando più in là della busta paga. Lavorare con il desiderio di emergere e aiutare perché anche chi ci sta intorno salga di qualche gradino. Relazionarci con gli altri con la allegra speranza di formare persone vere, sincere, umili e forti. Metterci la faccia perché ci sia giustizia, felicità, perché la paura sia solo un ricordo distante.

“No grazie” sarebbe la risposta più facile con sapore di cenere. “Sì” ha un gusto diverso, a vera vita, a vita piena. Maria rispose sí e cambiò il mondo, Giuseppe rispose sì e cambiò il mondo, i Re Magi e i pastori risposero sì e cambiarono il mondo. Dio rispose sì e cambiò l’universo. Che la nostra vita sia sì, eternamente grande e eternamente libero. Così la nostra presenza risplenderà della stessa luce con la quale la stella quella notte illuminò la grotta di Betlemme e il mondo intero.

Per te, di cuore, un Santo Natale.

P. Giovanni


ALVARO

Asi nos ven desde el cielo“Bien, gracias a Dios”. Tutte le volte che chiedo ad Alvaro come sta mi risponde allo stesso modo. Viene dalla Colombia, è un rifugiato. È scappato anni fa. Alvaro a Pasqua ha ricevuto la Cresima e la Prima Comunione. Ha più di 40 anni. Si è iscritto grazie al suo datore di lavoro, che, alla fine, è anche la sua famiglia qui in Ecuador. Da quando ha iniziato il catechismo Alvaro è sempre stato il più puntuale, con la Bibbia sotto braccio, sempre nel primo banco della Chiesa alla Messa delle 18.00. Sempre sorridente. La notte di Pasqua alla fine della Messa, dopo aver ricevuto Comunione e Cresima, si avvicina per dire: “Grazie per avermi dato il più bel regalo. Sono felice. Non sa quanto”. Quando gli avevo chiesto che mi serviva il suo certificato di Battesimo per la Cresima mi aveva risposto che per lui andare in Colombia a cercarlo significava non tornare più. Storie difficili, storie che preferiscono restare chiuse nel segreto del cuore e dei ricordi, storie di dolore, di paura. Alvaro è buono, la sua disponibilità è immensa. Guarda, sorride, e si da da fare. Da qualche settimana viene nel tardo pomeriggio della domenica, mette a posto i banchi della chiesa, raccoglie anche il più piccolo pezzettino di carta. È magrolino e piccoletto. “Tutti mi chiedono come sto e sempre rispondo allo stesso modo: Bien, gracias a Dios”. “E perché Alvaro rispondi così?”. “Perché senza di Lui non sarei niente, non farei niente di buono”. “E che fai di buono?”. “Lavoro bene, faccio la spesa la domenica per il mio datore di lavoro, faccio la guardia alla bottega, vengo a metter in ordine i banchi della Chiesa”. Guardare Alvaro negli occhi è come aprire una finestra di bontà e di semplicità. Ieri è arrivato alla canonica poco dopo le 17.00. “Scusi padre se sono arrivato tardi, ho dovuto fare una commissione per il mio padrino”. “Alvaro, a me e al Saverio piacerebbe che tu ci aiutassi a preparare la Chiesa la domenica. Spesso arriviamo solo pochi minuti prima della Messa e ci tocca fare tutto di corsa”. Si accendono i suoi occhietti buoni: “Padre, devo organizzarmi perché la domenica mattina il padrino mi manda a comprare le uova al mercato di Calderòn. E devo andare presto se no terminano. Però gli chiederò se posso andare in un altro momento. Mi piace aiutare in Chiesa, mi piace mettere in ordine”. E via, raccoglie un piccola borsetta e inizia a girare tra i banchi raccogliendo le cartine, i fazzoletti, le bottigliette di plastica lasciate dai parenti dei ragazzi della Cresima la mattina.

Alvaro fa inumidire gli occhi, fa ringraziare il cielo, fa vedere le cose e la realtà con una luce buona. È bello terminare la domenica celebrando la Messa con Alvaro nel primo banco.

Approfitto per ringraziare tutti i benefattori….

Luglio e agosto, dopo due anni e mezzo di Ecuador, sarò in Italia per le vacanze. Ci sarà modo di incontrarci.

Hasta pronto,  P. Giovanni