Cursillos di Cristianità

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L’ULTREYA NELL’AMBITO DELL’OPERA DEI CURSILLOS – parte 5

0001AP (segue dall’articolo precedente)

Piccola precisazione per la comprensione: il termine Dirigente in italiano lo leggiamo Responsabile.

Programmazione dell’Ultreya. L’Ultreya deve essere pianificata e programmata specificando concretamente il compito in essa di ciascun Dirigente.  Bisogna ordinare le cose (metterle in ordine) in modo che diventi superfluo ordinarle (impartire ordini). Non si tratta tanto di andare alla caccia della generosità degli altri, quanto di spendere lucidamente la nostra.

I Dirigenti devono essere i primi a mettersi al servizio della finalità che si cerca di raggiungere. Senza paternalismi e atteggiamenti da “capataz”.

La Scuola dei Dirigenti è per l’Ultreya quello che l’equipe dei Dirigenti costituisce per il Cursillo.

Si può considerare una preparazione remota dell’Ultreya, che consiste nell’andar formandone i “perni vivi”: attenti, impegnati, responsabili, attivi. Ed una preparazione immediata da compiersi da parte della Scuola dei Dirigenti,  in ordine allo 

Svolgimento dell’Ultreya. L’Ultreya è composta dalle Riunioni di Gruppo e dalla riunione collettiva.

Le Riunioni di Gruppo sono, nell’Ultreya, di composizione occasionale, aperte ad accogliere coloro che forse non possono contare su altre riunioni per tenersi a galla. Le iniziano e le promuovono, per effetto dell’ammirazione che suscitano, coloro che, pur avendo la propria Riunione di Gruppo che si riunisce in un’altra circostanza, partecipano regolarmente per svolgere un compito apostolico.

Senza questa presenza viva e progressiva di qualcuno che forse non vive pienamente l’ideale, ma che si sente chiamato a viverlo, le Riunioni di Gruppo corrono il rischio di cadere in un autocompiacimento di “combriccola di amici” che molto difficilmente potrà essere apostolico.

E’ privo di senso andare all’Ultreya senza fare la Riunione di Gruppo. Oppure arrivare all’ora del rollo per non farla. O rispondere “l’ho già fatta” a chi ci invita farla con loro. Se si obietta: “con lui no, perché non ha i miei stessi problemi”, vuol dire che si ignora che è il fondamento cristiano che si deve condividere.

La Riunione Collettiva inizia con il rollo laico, che deve essere vivenziale. Seguono poi gli echi che devono avere identico tono vivenziale: comunicazioni che siano la risonanza dell’universale nel piano quotidiano; le inquietudini di ogni giorno esposto alla comunità, per realizzare un salutare scambio di assunzioni di responsabilità ed preoccupazioni.

Poi interviene il sacerdote che sintetizza, centra e illumina teologicamente le vivenze.

La riunione si conclude davanti al Signore dove il dialogo con Lui diventa appassionato per bocca di qualche Dirigente.

Possiamo aggiungere che poiché le relazioni personali nel nome di Dio propiziano le relazioni con Lui, è conveniente, durante la settimana, intessere una rete di contatti – a modo di Ultreya sotterranea –  cercando di individuare quelli di maggiori potenzialità, in una sorta di “lavoro di corridoio” sia sacerdotale che laicale, seguendo sempre quanto programmato dalla Scuola.

Non si può nemmeno sorvolare l’efficacia apostolica dei “saluti”, né l’opportunità di offrirsi di accompagnare qualche volta qualcuno fino alla propria casa, procurando così l’occasione di avere uno scambio di idee che non troverebbero altrimenti il clima adeguato.

Funzione vitale dell’Ultreya.

Qualcuno ha sostenuto che il successo della Rivoluzione Francese fu dovuto al fatto che seppe proporre, a tutti gli uomini, la causa universale della libertà. Marx e il marxismo hanno individuato la causa universale dell’ineluttabilità del corso della storia. Attualmente sta nascendo qualche cosa di nuovo: si va delineando che l’avventura umana consiste nel portare alla luce quell’impronta che ognuno ha dentro di se, che ognuno può rivelare in modo unico, che è il segreto di ciascun individuo e la cui scoperta ci riempie di meraviglia e di rispetto.  Non si è mai così tanto parlato del piano individuale e collettivo, del piano personale e comunitario. “La marcia fatale delle cose” dice Haring “potrà essere indirizzata al bene solo quando la terapia si applicherà  tanto all’individuo che alla comunità”. “L’uomo” scrive Poirier “non è fatto per vivere chiuso in se stesso. Da solo soffoca. Il suo mondo si riduce sempre di più, si impoverisce terribilmente. Per riuscire ad essere se stesso, l’uomo ha bisogno di comunicare con gli altri. La persona non perviene ad essere persona che per gli altri, con gli altri, aprendosi agli altri e, per mezzo loro, a Dio”

Il movimento dei Cursillos, nell’andare vertebrando Cristianità, raggiunge esattamente questo obiettivo mediante l’Ultreya.

I criteri che si sono indicati per l’Ultreya, oltre ad essere nella linea autentica della motivazione, dello stile e dello scopo che si prefiggono i Cursillos di Cristianità, risultano pienamente coincidenti con le esigenze indicate da personaggi di punta del pensiero cattolico contemporaneo. E, per alcuni aspetti, la coincidenza è così precisa ed esatta, che si ha la sensazione che essi siano stati pensati proprio tenendo conto di loro. E’ alquanto indicativo che dall’Estremo Oriente ci sia stato scritto che i Cursillos sembrano essere stati pensati per il Giappone.

Non si tratta di accettare, con le buone o le cattive, questi criteri, ma di capire che, per la Grazia del Signore, essi sono efficaci non solamente per consentire la riuscita di una “manifestazione” cristiana più o meno interessante, ma bensì per sottoporre le persone – cioè noi stessi e, attraverso di noi, gli altri –  all’azione della fede , allo scopo di produrre quelle realtà cristiane che costituiscono il nerbo vivo e vivificante del fondamento cristiano: “amarci gli uni gli altri”; “essere suoi testimoni”; “essere sale e luce della terra”; “affinché vedendo le vostre buone opere glorifichino il Padre”; ” che siano una cosa sola come Tu ed Io siamo una cosa sola “; “ed il mondo crederà che tu mi hai mandato”.

In definitiva, si tratta di mettere in pratica il Vangelo per arrivare a crederlo con  la convinzione e la spontaneità con cui si crede ciò che si è sperimentato. All’inizio i Samaritani presero in giro la donna che parlava loro di Gesù; ma poi credettero non per quanto ella aveva detto loro, ma per ciò che essi  avevano visto e toccato.

Qualcuno ha potuto pensare – senza dubbio con un po’ d’ingenuità – che è un vero  peccato, dal nostro povero punto di vista umano, che il Signore non si sia incarnato ai giorni nostri, in  cui un avvenimento può essere visto e udito “in diretta” in quasi tutto il mondo; in cui gli appassionati ed i professionisti possono girare pellicole e registrare nastri magnetici di tutto ciò che li interessa. Pensando superficialmente, potrebbe sembrare che le cose risulterebbero più facili se potessimo disporre di una pellicola a colori, per schermo panoramico, addirittura in “cinemascope”, che mostrasse in maniera chiara ed inoppugnabile, quello che accadde “nell’anno decimo quinto dell’Impero di Tiberio Cesare, .. essendo governatore della Giudea Ponzio Pilato…”.

Tuttavia, a parte il fatto che in questo modo non ci sentiremmo vincolati vitalmente con l’avvenimento, l’intenzione di Cristo è tutt’altra. Egli vuole manifestarsi nella vita dei cristiani. Essi devono essere l’incarnazione viva di Cristo nel tempo e nello spazio, nella famiglia, nell’ambiente, in tutto quanto li circonda. Forse una delle affermazioni più vere fatte nelle nostre chiusure è stata quella di un uomo semplice di nome Prudenzio, che si alzò in piedi unicamente per dire: Da oggi in poi, Cristo sarà chiamato Prudenzio”.

E’ veramente stupendo che, per la grazia di Dio e per la preghiera di tutti, Cristo si possa chiamare Mons. Hervas o Don Victoriano o P. Cordeiro.  Ed è formidabile che nell’Ultreya di un luogo qualsiasi, ci si possa rinvigorire grazie al fatto che Cristo si possa chiamare Ramòn o Fernando, Antonio o Santiago.

Lultreya è perché tutto questo possa accadere naturalmente, normalmente, con allegria.  Quando questo succede – e succede quando si è convinti che possa succedere e si vuole veramente che succeda – non occorre sollecitare la gente a partecipare. Allora si deve pensare a dove mettere tutta la gente che viene all’Ultreya. Sono più di quanti pensiamo coloro che avranno il buon gusto di voler essere cristiani, se cominciamo noi stessi. (segue)


Riscoperte

CURSILLO_de_CURSILLOS (602) Voglio parlarvi del mio sentimento quanto penso alla “vera amicizia”.

Rientrando nel Mov. Cursillo dopo alcuni anni di pausa dalla mia prima esperienza, fatta 34anni fa, ho riscoperto: il dono dell’amicizia.

Non vi nascondo che dentro di me c’era sempre una fiammella di nostalgia ed ogni volta che ricevevo il Notiziario mi tornavano in mente i bei ricordi di quando io e Tonino, mio marito, eravamo giovani: gli incontri dell’Ultreya e le vecchie amicizie di allora.

Desideravo tanto ritornare al Cursillo, però qualcosa mi bloccava.

Durante quel periodo, pur avendo fatto nuovi incontri di amicizia e conoscendo tante altre persone in parrocchia, sentivo dentro il mio cuore il bisogno di vivere incontri più intimi e profondi, condividendo la mia fede con le persone che avvicinavo.

Così quattro anni fa un’amica cursillista mi invitò assieme a Tonino a cena, era invitato anche con don Egidio (animatore spirituale diocesano a Padova), e dopo qualche mese mi ritrovai a partire come cameriera del 56° cursillo donne.

Attraverso quel si sono nate splendide amicizie. Sono veramente grata al Signore perché grazie ad esse mi sono sentita accolta, incoraggiata, abbracciata da quel sentimento che fa sentire i miei pesi più leggeri.

Camminando insieme alle mie amiche sto crescendo con loro, accetto con più amabilità me stessa e chi mi sta accanto.

Tutto questo l’ho riscoperto ancor più nella mia “Riunione di Gruppo” dove con fiducia, tanto amore e carità fraterna ci sosteniamo a vicenda.

Desideravo tanto tutto questo e vivo la nostra riunione come riscoperta che l’amicizia è meravigliosa perché proviene da Dio. La tocco nella mia vita, nel rispetto, nell’autenticità, nella libertà.

A marzo ho avuto la grazia di recarmi a Palma di Mallorca per vivere il Cursillo de Cursillos, mi sono sentita privilegiata perché ho vissuto giorni indimenticabili, respirando armonia e stupore nel vedere e sentire la calorosa accoglienza e la gioia nei volti dei fratelli e sorelle di Palma: volti che porto ancora dentro!

Attraversando i luoghi che parlano di Eduardo ho rafforzato ancor più la consapevolezza di quale grande dono è il Cursillo! Tanto che quando incontro persone a me care, mi sorge spontanea la gioia e il desiderio di far nascere in loro, attraverso l’amicizia, la voglia di fare l’esperienza viva.

Rileggendo i miei appunti presi a Palma mi sono soffermata su questa frase “nell’amico l’anima riposa, non c’è tensione”

Credo che ciascuno di noi debba essere grato ad Eduardo per aver scoperto che il dono dell’amicizia è il mezzo più efficace per trasmettere l’Amore che Dio ha per ciascuno di noi. Concludo con le parole di S.Agostino:

“Non c’è vera amicizia se non quando l’annodi Tu, o Signore … felice chi ama l’amico in Te”

Ultreya, Giuliana C.


Alba

fotoAlba a Palma di Mallorca, 20 marzo 2014

“La fede infatti è un’esperienza per sua natura comunitaria, che non si può comunicare in termini astratti, ma si vive in una forma concreta e si trasmette agli altri come esperienza di vita. In questi giorni noi cercheremo di vivere un’esperienza comunitaria della fede cristiana” (dal rollo preliminare)

Siamo ritornati dall’esperienza del Cursillo de Cursillos vissuto a Palma di Mallorca, occasione privilegiata per fermarci a riflettere seriamente sul nostro Carisma, dono prezioso dello Spirito Santo per tutta la Chiesa.

Abbiamo assaporato l‘ilusion di Eduardo Bonnin, un mondo a colori pieno di amici e di consapevolezza che Dio ci ama.

Siamo tornati con la testa piena di idee ed il cuore di fuoco, pronti per vivere con ancor più entusiasmo e con animo rinnovato la nostra vita negli ambienti quotidiani ed all’interno della nostra comunità cursillista… con la certezza che il sole risorge sempre!

Con l’occasione ringraziamo il Signore per questa preziosa opportunità.

Ringraziamo tutti gli amici che hanno condiviso e convissuto con noi questo Cursillo: singolarmente! 

Ciascuno è stato il tassello insostituibile che ha reso indimenticabile quest’esperienza.

A tutti … Buen camino y Ultreya siempre!  da Roberta, Antonino e Giuliana, Berta e Renato, Zefferino e Daniela con Sara

“Quando una persona sperimenta questa realtà e la fede di essere amata da Dio in Cristo diventa il motore, l’orientamento e la meta del suo vivere, allora capisce che essere cristiano non è solo sapere che un giorno dovremo rendere conto, ma che è vivere rendendosi conto di vivere e questo la spinge a rendere grazie a Dio. Se affrontiamo la vita con questo atteggiamento, allora ci rendiamo conto che la vita è bella, che la gente è importante e che vale la pena vivere” (Eduardo Bonnin) 


Cursillos … Parrocchia

0001WvIL CONTRIBUTO DEI CURSILLOS DI CRISTIANITA’ NEL RINNOVAMENTO DELLA PARROCCHIA

Io, non ho altro merito se non quello di essere stato testimone di ciò che ho vissuto personalmente dalla prima ora fino ad oggi, cioè del cammino continuo di oltre sessanta anni del Movimento dei Cursillos di Cristianità. Il Cursillo di Cristianità, per grazia di Dio, le preghiere di molti e la ferma volontà di alcuni, sta permettendo che l’uomo e la donna prendano coscienza di essere persone e, pertanto, di avere la facoltà e la possibilità di captare la buona notizia che Dio in Cristo ci ama. Il fatto è che, quando la persona umana si incontra con lo spirito di Dio, crede in Lui e cerca di corrispondere al Suo invito, cambia la sua ottica, cambia gli obiettivi, cambia l’orizzonte e la prospettiva e , così, trova il senso della vita. Quando finisce un Cursillo, Cristo può contare su alcuni cristiani che gustano coscientemente, e con gioia, la grazia di essere battezzati e di essere cristiani. Sono cristiani nuovi, o meglio rinnovati, perché hanno compreso la grazia di esserlo in spirito e verità Non è strano, pertanto, che noi cursillisti ci sentiamo fortemente interpellati dal Decreto Conciliare sull’apostolato dei laici, quando leggiamo “ I Laici esercitano un molteplice apostolato tanto nella Chiesa come nel mondo…. I laici, con autentico spirito apostolico, suppliscono a ciò che manca ai fratelli e riportano alla Chiesa quelli che forse erano lontani”.  E’ ora che comprendiamo con quanta ragione questo Pontificio Concilio dei Laici ci ha avvertito, in sintonia col menzionato Decreto Conciliare, “ La struttura parrocchiale a volte si mostra troppo stretta e a volte a troppo vasta per soddisfare le necessità pastorali e di formazione dell’insieme dei fedeli…” E’ ora che entriamo in sintonia con il Sinodo dei Vescovi quando insiste con forza che le Parrocchie siano veramente missionarie, poiché né il parroco può seguire personalmente tutti i suoi parrocchiani, né tutti i parrocchiani trascorrono la propria vita nel mero ambito parrocchiale. In questo ci incoraggiano e animano le parole del Santo Padre Giovanni Paolo II pronunciate alla 4° Ultreya Nazionale dei Cursillos d’Italia. “ Il vostro Movimento vi chiede di essere fermento per la “massa” del mondo”. Parimenti ci ha riempito di gioia il tema che Sua Santità aveva scelto per la I’Ultreya Mondiale di Roma: “Evangelizzare gli ambienti: una sfida per i Cursillos di Cristianità”. Poiché questa “massa” e questi “ambienti” sono stati sempre la meta e la finalità dei Cursillos fin dagli albori. Perché questa “massa” e questi “ambienti”, questo “mondo”, specialmente dei lontani, è il luogo in cui il Cursillo centra e realizza la sua azione apostolica. Da quanto esposto, il contributo dei Cursillos al rinnovamento della Parrocchia, la concepisco iniziando a sottolineare che il nostro Movimento, fin dagli inizi, ha una chiara visione del  ruolo del laicato nella azione missionaria della Chiesa, obiettivo apostolico di tutti i battezzati, e di ciò su cui devono convergere la persona, il Vangelo e il mondo nel quale ci tocca vivere. Una concezione, orientata soprattutto nella prospettiva dell’avvicinamento dei lontani, i quali, generalmente, sono quelli che captano meglio l’identificazione tra la propria ansia di felicità e la vita di Cristo, in quanto la vedono realizzata in altri cursillisti tra i quali poi incontrano successivamente alcuni veri amici. Succede che quando i lontani captano la Buona Novella, l’assenza in essi di ingessature storico religiose pregresse, fa affiorare in essi una creatività evangelica meravigliosa, con la quale creano un ambiente in cui questa creatività evangelica non si vede coartata, ma alimentata. Questa, e non altre, è la motivazione perché l’incontro con i lontani non sia un fallimento. Si tratta di un ambiente chiave che deve essere basato sull’amicizia nel suo duplice aspetto: quello dell’intimità nel Gruppo e quello dell’universalità nell’Ultreya. Nel Cursillo ciò che abbiamo sempre cercato di raggiungere e su cui siamo gioiosamente impegnati, per fedeltà alle nostre idee e al carisma fondazionale, è il collegamento e la perfetta coincidenza con la pastorale più genuina della chiesa, proclamando che il Movimento non ha nessuna altra spiritualità se non quella della Chiesa stessa. Tutto questo coerentemente al fatto che il Cursillo non è frutto di una ricerca empirica, ma di una intuizione che progressivamente si è trasformata in uno strumento meraviglioso le cui basi profonde sono radicate nel Vangelo, certificate dal Concilio e incoraggiate dagli ultimi Pontefici. Penso che i Cursillos, si pongano molto più in là dell’apostolato individuale che il Vaticano II ratifica come essenziale per la vita del laico che ha fede, ma più in qua dell’apostolato consociato che a molti sembra l’alternativa vocazionale più idonea. Credo che i Cursillos non sono, e non devono essere, una organizzazione né una comunità con fini specifici, anche se hanno qualcosa dell’uno e dell’altra . Sono favorevole che i Cursillo siano di massa e naturalmente un movimento laico, ma senza essere composto esclusivamente da laici, come risulta evidente a tutti coloro che l’hanno vissuto in una prospettiva di creativa complementarietà tra laici e sacerdoti. In quanto al reclutamento dei cursillisti, in modo speciale di quelli che hanno appena fatto il cursillo, da parte di alcuni parroci, allo scopo di inserirli nei diversi ruoli o campi specifici di apostolato parrocchiale, come la catechesi, l’azione sociale, la cura dei malati, o altri ministeri, considero che tali richieste di per sé non costituiscono una crescita nell’essere cristiano del cursillista, soprattutto quando il suo inserimento nelle attività ecclesiali portano via tempo alla sua azione cristiana di base nel suo vivere quotidiano, che è dare testimonianza di Cristo nel luogo in cui il Signore l’ha piantato. Per il resto, il cursillista, come tutti gli uomini, ha l’imperiosa necessità di essere compreso, cioè, di essere e di sentirsi amato. E’ veramente una pena che non ci si renda conto che questo impiego automatico dei convertiti in questa pastoralità così intesa, abbia privato la pastorale genuina della parte più umana, più spontanea e più coraggiosa della società e pertanto di quella parte che ha la maggior capacità di essere genuinamente cristiana. La novità più grande del Cursillo è che lancia il laico nell’apostolato nella sua specifica pista e con un peculiarissimo stile, il proprio, quello che Dio gli ha dato, spingendolo nella gioiosa avventura di rendere più facile e semplice il cammino verso l’incontro con se stesso e, partendo da se stesso, vada scoprendo che l’incontro con Cristo e con i fratelli può dilatarsi sempre più convertendosi in amicizia, ma mano che diventano realtà la Riunione di Gruppo e l’Ultreya. Tutto questo senza misconoscere che all’ombra della parrocchia e di tante associazioni hanno potuto crescere, svilupparsi e maturare tanti uomini, donne e bambini per la gloria della santa Chiesa, e di questo esistono persone che sono argomenti vivi a favore della fecondità e dell’efficienza della parrocchia. Mi piace rimarcare che il tipo di comunità di cui oggi ha bisogno il mondo, e quindi anche la stessa Chiesa, deve essere incentrata ed aggregata dalla gratuità, dall’interesse totalmente disinteressato; bisogna prendere sul serio le persone, una per una, per quello che sono, per il semplice fatto di essere persone, non per quello che possiedono, né per quello che sanno, e tanto mento per il loro potere , e neppure per la collaborazione che possono dare alla Chiesa, poiché tutto questo impedisce che possa essere resa trasparente, con la massima diafanìa, la tenerezza di Dio in quanto il senso della realtà coincide con il senso del Vangelo, che è l’amore. Resta impossibile da capire la pretesa di coloro che vollero togliere al laico il ruolo che il Movimento dei Cursillos gli ha assegnato. E’ come voler tagliare uno dei germogli più vivi che il Vangelo, vissuto da sacerdoti e laici, ha prodotto nella Chiesa, perseverando e crescendo in Cristo mediante l’amicizia vissuta, in modo personale e intimo nella Riunione di Gruppo e in modo comunitario nell’Ultreya, strumenti con cui il Movimento dei Cursillos di Cristianità conta in modo specifico per maturare e crescere. La riunione di Gruppo è l’amicizia portata a livello soprannaturale che crea una situazione in cui si rende possibile la vita e la vivenza autentica, continua e progressiva del fondamentale cristiano; è il luogo dove si stabilisce il contatto con in fratelli in modo che il meglio di ciascuno possa raggiungere i numero maggiore di fratelli La speranza è il mio augurio! Finisco facendo mie le parole di Papa Ratzinger, nella Informativa sulla fede “ Quello che in lungo e largo per la Chiesa universale risuona con toni di speranza, è la fioritura di nuovi Movimenti che nessuno pianifica o convoca ma sorgono spontanei dalla intrinseca vitalità della Chiesa. Incontro meraviglioso che lo Spirito sia una ancora una volta più forte dei nostri progetti…… Il rinnovamento è silenzioso ma avanza con efficacia”

Eduardo Bonnín

Intervento di Eduardo Bonnín alla Assemblea Generale del Pontificio Consiglio per il Laici. Roma, 21-23 de settembre 2006.

a cura della Fondazione Eduardo Bonnin Aguilo – FEBA  http://www.feba.info/


Il Cursillo è un incontro di ciascuno con se stesso, con i fratelli e con Cristo

0001WvDi seguito, in allegato, proponiamo la lettura di un articolo scritto da Eduardo Bonnin.

Ci immerge nella storia, nelle motivazioni e nelle finalità del nostro Carisma.

Buona lettura a chi ha fame di comprendere la profondità di un Carisma quale dono dello Spirito Santo per tutta la Chiesa.

 File scaricabile: 2011 RevistaTestimonio1-ita


Intervista a Eduardo Bonnin – 3° parte

Intervista a:  EDUARDO BONNIN  fondatore di Cursillos de Cristiandad   (3° parte)

1. Quindi, si trattò della valorizzazione dell’idea dei corsi già organizzati dall’Azione Cattolica ma, evidentemente, con apporti nuovi, perché nuovo era il contesto che voleva affrontare.

Di una cosa eravamo sicuri, che quei cursillos duravano troppo e questo andava a scapito della quantità di persone alle quali comunicare il messaggio. Pensammo che tre giorni fosse la durata ideale e che se i tre giorni comprendeva il sabato e la domenica, la cosa era ancora più semplice, perché era relativamente facile ottenere un giorno di permesso, il venerdì; cominciando, infatti,il giovedì sera, si poteva riunire un gruppo di persone per il fine settimana; così il messaggio poteva arrivare a molte più persone. La cosa che ci interessava maggiormente era studiare a fondo le idee che costituivano e sintetizzavano detto messaggio, per poterlo comunicare in maniera agile, integra, approfondita, densa e attraente a più gente possibile.

Così, pensandoci e pregando, studiando e continuando a pregare fu generato e si sviluppò il nostro Movimento dei Cursillos de Cristiandad. All’inizio si chiamarono semplicemente cursillos; in seguito, non noi, ma altri, per distinguerli dai cursillos che si tenevano in quei tempi: cursillos dei maestri di scuola, dei sergenti, e di qualsiasi altra categoria … furono chiamati Cursillos de Conquista, cosa che non piacque assolutamente ai loro ideatori.

Dell’aria che si respirava in quelle riunioni, ce ne dà un’idea la preghiera che recitavamo prima di cominciarle o quando la tensione delle discussioni lo consigliava. A quel tempo facevo già parte dell’Azione Cattolica, ma non mi piaceva quel clima di devota apatia che dovevamo dare alle nostre attività perché non fossero sconvenienti.

Noi ci muovevamo con un ritmo e un orientamento diversi, tenendo sempre presenti, più d’ogni altra cosa, i lontani; per evitare tensioni con l’Azione Cattolica e non essere contro di essa, ma ai margini di essa e con il desiderio di migliorarla, capivamo che dovevamo prendere le distanze per poter osservare le cose da una prospettiva diversa. A tal fine ci riunivamo per studiare il più fedelmente e profondamente possibile le idee che volevamo comunicare e le situazioni concrete delle persone alle quali volevamo far giungere il messaggio in maniera più personale possibile.

Anzitutto approfondimmo in gruppo lo studio dell’ambiente, io contribuii con ciò che avevo elaborato da molto tempo. Cercammo anzitutto di riflettere su come fossero le persone: le catalogavamo mentalmente in gruppi, cominciando dai cristiani coerenti, autentici, pratici che pensano e agiscono da cattolici, fino ad arrivare agli atei intellettuali. Preparammo addirittura delle schede, sempre immaginarie, anche se tratte dalla realtà della vita. Per esempio, quella del “giovane soldato”: “Obbedisce davanti per che non può farne a meno, bofonchia e mormora di dietro, perché non ne può più”.

A quelle riunioni non prendeva parte nessun sacerdote, non per una volontà esplicita di escluderli, ma perché, oltre ai loro molteplici impegni, sentivamo che la novità delle nostre idee, soprattutto prima di essere pienamente strutturate, potevano turbare la mentalità tradizionale, così attaccata a un modo di fare derivante dal loro ministero.

Alcuni aneddoti pittoreschi di quegli anni possono sicuramente far luce sulle nostre intenzioni. Quando dicevamo che il cursillo doveva essere eterogeneo, riunendo nell’avventura ogni categoria di persone, i vicini e i lontani, i ricchi e i poveri, gli intelligenti e gli ignoranti, i «signorini» e i lavoratori, gli studenti e gli operai, ecc. ecc., ci rispondevano che ciò che interessava a uno studente non avrebbe mai potuto interessare un facchino.

La nostra posizione era, in un certo senso difficile, perché dovevamo avere un atteggiamento comprensivo con i neo convertiti quando il loro spirito debordante e incontenibile urtava contro la rigidità pietrificata dall’abitudine. Ad esempio quando in ore impossibili – le uniche possibili per loro, quelle dopo il lavoro – andavano a chiedere a qualche sacerdote di fare un’”ora apostolica” in chiesa, la risposta era netta e categorica: “Non si può aprire la chiesa a quest’ora”. Dal suo punto di vista, il sacerdote aveva tutte le ragioni, ma noi dovevamo utilizzare un tempo prezioso, perché dovevamo lottare sempre contro l’orologio; si trattava di far capire al parroco la mentalità di quei giovani neo convertiti e di fare in modo che il fatto non accrescesse in loro i pregiudizi viscerali che nutrivano contro il clero.

Lo spirito del cursillo non è altro che la sostanza del vangelo portata nella realtà di molte vite; a volte essa irrompe nella persona con un impeto effervescente che non sempre è stato facile imbrigliare, ma che possiede tutta la forza di una generosità prorompente che colpisce, oggi come allora, quando il cursillo non è soffocato a forza di norme e procedure burocratiche.

Una delle cose di cui dobbiamo ringraziare Dio è l’unione del ruolo del sacerdote e di quello del laico nei tre giorni del cursillo. In esso, se si svolge come si deve, il sacerdote si sente più sacerdote e più che capire, vive quella indovinata espressione di sant’Agostino: “Con voi sono cristiano, per voi sono vescovo”.

D’altro canto il cursillo mette a nudo e scopre valori umani nei laici che se aiutati a essere cristiani nel mondo, invece che indirizzati a risolvere problemi intra ecclesiali, farebbero crescere il prestigio della Chiesa e la avvicinerebbero al mondo.

È doveroso riconoscere la fiducia che ci accordarono alcuni sacerdoti lasciandoci agire con libertà. Libertà che esigeva di esplorare e percorrere nuove strade nel desiderio di scoprire la più adatta per noi, per comunicare la notizia più bella in una maniera che, in qualche modo, rompesse gli schemi e vincesse la noia dell’abitudine con il vigore sempre nuovo di ciò che è evangelico.

Non è necessario sottolineare che tutti gli «inizi» creano anche problemi. Abbiamo avuto momenti duri; nel movimento abbiamo fatto esperienze che ancora oggi mi provocano dolore e feriscono il mio senso di giustizia.

8. Dio ha sempre suscitato nella Chiesa carismi diversi. 

Mi è sempre sembrato evidente che Dio non abbandona mai la sua Chiesa e che la sua infinita provvidenza dispone, nel corso della storia, che l’amore che ha per I’uomo venga in qualche modo manifestato.

I1 mezzo che normalmente Dio usa per arrivare alla coscienza dell’uomo e per risvegliarlo all’incredibile, ma possibile amicizia con Lui, è sempre diverso e cambia addirittura da persona a persona.

A volte il veicolo per ottenere l’attenzione e l’intenzione della persona è un’altra persona, oppure un avvenimento, un’idea, una comunità, un’istituzione, un comportamento.

9. Che cos’è per lei un carisma? 

Credo fermamente, e l’ho potuto verificare, quanto dice la teologia: “Un carisma è un dono che Dio fa a chi vuole, ma non per il destinatario che lo riceve, ma perché se ne avvantaggi tutta la comunità e la Chiesa”. 

10. Un carisma opera all’interno della Chiesa 

Sentirsi cristiani e non sentirsi Chiesa la ritengo una contraddizione; significa ignorare cosa sia essere cristiani e cosa sia la Chiesa. Però è una contraddizione molto frequente perché il messaggio di Cristo arriva a molte persone unicamente ed esclusivamente attraverso alcuni precetti morali rigidi ed esigenti. Separati dalla loro ragione e verità, questi precetti sembrano assurdi e la nozione di Chiesa appare così ristretta e falsata; per molti essa è formata solo da alcuni signori che vivono lontani anni luce dalla realtà della vita di ogni giorno e usano un linguaggio che rende molto difficile la comunicazione, per non dire il dialogo.


Intervista a Eduardo Bonnin – 2° parte

Intervista a:  EDUARDO BONNIN  fondatore di Cursillos de Cristiandad   ( 2° parte )

4. Ha fatto esperienza fin da giovane di un intervento forte, di Dio nella sua vita, significativo per lo sviluppo successivo? 

Ho sempre visto tradotto il mio modo di pensare in quella richiesta che, fin dagli inizi, facciamo al Signore in quella che chiamiamo ora apostolica: “Signore, fa che non abbiamo bisogno di miracoli per credere ed agire, ma fa che abbiamo tanta fede da meritare che Tu ce li faccia”.

Sono impressionato più dal silenzio di Dio e dalla sua capacità di sopportazione che dai miracoli e dalle apparizioni, perché la verità di solito arriva sempre attraverso persone che all’apparenza -ma solo all’apparenza- sono più lontane dalla trasparenza del Padre e dalla freschezza perenne delle beatitudini.

5. Il carisma dei «Cursillos» è molto legato alla storia del suo fondatore. Il movimento nacque in un preciso momento storico, con particolari esigenze, alle quali lei diede una risposta. Alla luce della sua storia personale, quali furono i primi passi che contribuirono alla nascita dell’esperienza del movimento? 

Ho letto una volta nel libro Profeti di Alfonso Schokel e Sicre Diaz una citazione di un certo  Ellermeier, che diceva: “Un fenomeno storico può essere captato adeguatamente solo quando si fa luce sui suoi inizi”.

Ebbene, ciò che potremmo chiamare l’inizio di tutto, avvenne così: quando prestai servizio militare  -sono dello scaglione del 1938 -, potei constatare che il mondo era molto diverso dal concetto che io ne avevo. In quell’ambiente venivano apprezzati alcuni valori opposti a quelli che avevo vissuto in famiglia. Questo mi fece pensare: “Questa gente è così perché sente il peso della legge o perché ignora la dottrina?”. Osservando la vita di quelle persone, mi convinsi che più che dalla legge erano appesantiti dall’ignoranza della dottrina.

Da quel momento, la mia quasi unica preoccupazione fu quella di comprendere il più possibile il nucleo fondamentale, essenziale della dottrina, la cosa più importante del messaggio cristiano.

Ciò che di esso dicevano gli autori cristiani, quelli che, secondo me, lo spiegavano meglio e con più chiarezza. E lessi sant’Agostino, santa Teresa, san Giovanni della Croce …

Mi interessava anche sapere com’è l’uomo, colui che deve ricevere il messaggio e lessi, tra gli altri, Dante, Cervantes, Baltasar Gracian …

Sebbene le ore morte durante il servizio militare siano quasi infinite, il tempo di cui potevo disporre mi obbligava a dare la preferenza, quando potevo leggere, a quei libri che, a mio giudizio, potevano essere più efficaci ed erano i libri degli autori che erano allora sulla cresta dell’onda: Hugo e Karl Rahner, Romano Guardini, il p. Plus, il card. Mercier, il card. Suenens, Tristan Amoroso Lima; e gli psicologi Carl Rogers, Maslow …

Però sentivo allora, e sento oggi, che ciò che meglio sintetizza e riassume la dottrina è il Vangelo.

Il messaggio di Gesù, di questo Cristo che anzitutto è notizia per l’uomo, quindi, inquietudine, poi voglia di sapere di Lui e che l’incredibile possibilità di essere suo amico, attraverso la grazia sperimentata e vissuta, svela e potenzia, nell’intimo di ogni persona, il meglio di se stessa.

Progredire nella conoscenza di Cristo e nella conoscenza dell’uomo come persona e quindi della sua capacità di convinzione, di decisione e di costanza, fu il mio interesse primario.

Per il primo mi aiutarono molto i libri: Vivi la tua vita di Arami, L’anima di ogni apostolato di Chautard, Le meraviglie della Grazia di M. J. Scheeben.

Per il secondo, per potere arrivare a una miglior conoscenza dell’uomo: Le potenze dell’io di Lavelle, Le grandi amicizie della coppia Maritain e in seguito, In terra straniera di Lili Alvarez.

6. Certamente testi importanti! Ma non fu solo questo …

Tutto questo e soprattutto il mio contatto con la gente mi portarono a verificare, dal vivo e direttamente, che quando il messaggio del Vangelo è accolto con fede personalizzata, e arriva alla singolarità, alla originalità e alla creatività di ciascuno, potenzia le sue qualità umane. L’uomo, a mano a mano che la sua vita di grazia diventa cosciente e crescente, è portato cristologicamente – cioè attraverso la logica che suole usare Cristo – ad accrescere il suo desiderio di vivere e di ringraziare per il dono della vita e a sperimentare la gioia che dà il comunicarlo a quanti più è possibile.

Il Movimento dei Cursillos, per la grazia di Dio e le preghiere di molti, nacque da una viva preoccupazione per l’uomo concreto, normale, quotidiano, quello preso dalla vita di ogni giorno e assillato dal solo fatto di dover vivere e di poter continuare a vivere, che rare volte dispone di tempo per pensare perché vive e meno ancora per occuparsi e preoccuparsi del senso della sua esistenza.

Ciò che volevamo agli inizi, e che continuiamo a volere ancora, è che la libertà dell’uomo si incontri con lo spirito di Dio.

Tutto ruotava attorno a questa idea centrale ed eravamo convinti che gran parte della sua efficacia consistesse nel trovare il modo per facilitare questo felice incontro.

Inizialmente da solo, e in seguito con qualche altro, ci proponemmo di studiare il posto e il modo più adatto per raggiungere il nostro obiettivo in maniera rapida, semplice, agile e attraente.

A quel tempo, il consiglio superiore dei giovani di Azione Cattolica era stato invitato dal suo presidente nazionale Manuel Aparici, che in seguito diventò sacerdote e consigliere dello stesso organismo superiore, a convocare a Santiago di Compostela 100.000 giovani disposti a vivere in grazia di Dio; questo in risposta alle affermazioni che papa Pio XI aveva fatto nell’enciclica Con viva ansia, del 1937, sulla situazione della Chiesa nel Reich tedesco; in essa si diceva che il mondo aveva bisogno di una cristianità che potesse essere, con le sue solide virtù cristiane, esempio e guida.

Una delegazione di giovani di Azione Cattolica andò a Roma per promettere al Santo Padre che sarebbe stata la Spagna a offrire quella cristianità che il papa desiderava.

Per questo, approfittando delle vacanze di Natale e di Pasqua, si recavano nelle diverse diocesi tenendo cursillos che duravano una settimana; quando li tenevano a livello diocesano si chiamavano “Adelantados de Peregrinos”; a livello parrocchiale, invece, «Jefes de Peregrinos»; lo scopo era interessare i giovani all’ideale del pellegrinaggio a Santiago e, in quegli anni, divennero famose le espressioni: «A Santiago, santi» e «Andare in pellegrinaggio non è niente, andare in pellegrinaggio con fede è aprire una strada».

Quando fu tenuto il primo di quei cursillos a Mallorca, nonostante fossi stato invitato, non volli andare. Anzi, non facevo parte dell’Azione Cattolica e il suo modo di essere e di fare non mi spingeva ad entrarvi.

Quando fu tenuto il secondo cursillo di quel tipo, l’anno seguente, il presidente insistette molto perché ci andassi e ci andai. Vidi in quei giovani uno stile e un modo di fare disinvolto e allegro che mi convinse.

Così, qualche tempo dopo, quando fu tenuto di nuovo a Mallorca un altro cursillo come i precedenti, fui invitato a partecipare. Quella volta però fu aggiunto allo schema il contributo del volume Studio dell’ambiente e altre cose; chiaramente si svolgeva in un’ottica molto diversa dai precedenti.

Non potevo sottrarmi al preoccupante pensiero di ciò che sarebbe accaduto dopo il grande pellegrinaggio e con altri amici ci chiedevamo: e dopo Santiago, cosa accadrà? Da quei cursillos ricavammo l’idea che per essere ascoltati, per comunicare le nostre idee – non quella dei cursillos che, come avevamo detto, agivano su un altro piano e avevano uno scopo specifico diverso – dovevamo farlo non a base di conferenze o spiegazioni, ma convivendo con coloro che volevamo contagiare, radunarli in un luogo isolato e formare dei gruppi per facilitare il dialogo e la partecipazione di tutti. Prendemmo dai cursillos anche il tema di alcune conversazioni perché non potevamo farne di nuove e dovevamo adeguarci esattamente al loro ritmo, ma nello stesso tempo studiavamo come animarle e sveltirle.


Carisma Fondazionale 4° e ultima parte

segue da CARISMA FONDAZIONALE  (rif. 1° Conversazioni sul Carisma, Assisi 5 dic. 2009)

Eduardo conosce e tratta con i lontani, perché ha dovuto prestare servizio in una Caserma, come soldato, durante le leva…

Lì incontrò giovani ostili, ma constatò, anche, che quei ragazzi avevano dei valori molto importanti ed insieme una sincerità selvaggia.

Dinanzi a questa situazione, si dedicò, a far conoscere loro la REALTA’ di Dio.

“Quando mi arruolai,e mi relazionai con una moltitudine di persone, ciascuna con un carattere differente, ho capito che Dio li amava. Allora incominciai ad interessarmi a far conoscere loro la realtà”

Un fatto eccezionale gli aprì l’orizzonte degli ambienti.

Il 6 febbraio del 1940 Papa Pio XII in una omelia diretta ai sacerdoti e predicatori quaresimali di Roma, si rivolge anche all’Azione Cattolica:

“Di questo duplice aspetto del suo popolo è dovere del parroco formarsi, con un veloce e agile sguardo, un quadro chiaro e dettagliato, diremo topograficamente, strada per strada, cioè da un lato le persone fedeli e in particolare quelle più elette da cui poter scegliere gli elementi per promuovere l’Azione Cattolica, dall’altro lato, i gruppi che si sono allontanati dalla pratica cristiana. Anche queste pecorelle appartengono alla parrocchia, pecorelle smarrite, e anche di queste, soprattutto di queste, siete pastori responsabili, dilettissimi figli; e come buoni pastori non dovete schivare il lavoro né lo sforzo per cercarle, per conquistarle di nuovo e non dovete concedetevi riposo fino a quando tutte non trovano asilo, vita e gioia rientrando nell’ovile di Gesù Cristo”

Con le idee precise in mente e lo spirito disposto al servizio del Signore, Eduardo comincia ad unificare queste idee in un lavoro che chiama “Lo studio dell’ambiente” con l’unica preoccupazione di una ricerca di strade diverse da quelle abituali per far giungere, specialmente ai lontani, la Buona Novella dell’Amore di Dio.

Era il piano di Dio, come affermò in pubblico a Roma, dinanzi a Giovanni Paolo II e a migliaia di Cursillisti di tutto il mondo durante la III Ultreya Mondiale nel giungo del 2000.

“Quella idea che ci mise nell’anima quando avevamo 20 anni, non era una chimera, né un capriccio giovanile, né un’esaltazione propria dell’età, ma un piano dello Spirito di Dio

Eduardo non apporta nulla di nuovo, ma fa affiorare ciò che era nascosto, al di là di ciò che era conosciuto da tutti.

Tutto era messo insieme, mancava solo l’alveo per incanalare l’acqua: il metodo per mettere in pratiche le idee.

Entra nell’Azione Cattolica alla fine del 1941 e, fin dal principio, gli affidano il Segretariato per la Ricostruzione Spirituale.

Nel 1943 assiste al II Cursillo de Adelantados de Peregrinos II, cursillos fatti dall’Azione Cattolica nazionale par raccogliere giovani per il pellegrinaggio a Santiago di Compostela, programmato per il 1948. I cursillos per Adelantados de Peregrinos duravano 7 giorni.

Era elitario e i temi avevano come obiettivo di base la formazione di dirigenti per l’Azione Cattolica e per il Pellegrinaggio a Santiago. Dice Xisco Forteza “In questo clima e proiettato verso la realtà del suo schema di Studio dell’Ambiente, Bonnín pensò ed elaborò,partendo dall’esperienza del cursillos de Adelantados de Peregrinos, un metodo che servisse per fermentare cristianamente le persone e gli ambienti <<lontani>>, e per rivitalizzare in profondità quelli che erano più vicini”

“La sfida era che il Cursillo de Jefes de Peregrino toccasse terra. Intendevamo che non solo i partecipanti dovessero prepararsi per il Pellegrinaggio, ma anche per la vita…”(Eduardo Bonnín)

E’ a questo punto, dopo questo cursillo, che Eduardo pensa che sarebbe molto utile per il Signore utilizzare le strutture esistenti dell’Azione Cattolica.

– Riduce il Cursillo a tre giorni;

– Rifà tutti gli schemi laici;

– Introduce una partecipazione interclassista;

– Introduce nel ritiro la Via Crucis del Padre Llanos;

– Altera il ruolo dei professori (rollisti), trasformandoli in camerieri dediti al servizio dei partecipanti con l’impegno del lavoro di corridoio;

– Cambia la finalità: da pellegrinaggio alla persona e alla vita.

Nasce qualcosa di nuovo perché si ha o si fa luce su qualcosa di nuovo. Si scopre un nuovo cammino religioso.

Nasce il PRIMO CURSILLO DI CRISTIANITA’ DELLA STORIA in una villetta -Mar y Pins- di Cala Figuera (Santanyi-Maiorca, dal 20 al 23 Agosto del 1944). “Eduardo ha ricevuto il carisma che lo Spirito Santo volle infondergli, lo comunicò ai suoi amici e un gruppo di loro collaborò con lui con impegno” sono parole testuali di Guillermo Estarellas.

Con loro condivise il sentimento che lui stesso così esprime:

“Mi sentivo chiamato a rendere trasparente in questo modo la tenerezza di Dio, e in questo volevo impegnare tutta la mia esistenza”.

Ebbe senza alcun dubbio l’appoggio di alcuni laici: non era possibile altrimenti senza Ferragut, Riutort, Estarellas, Font, Mir, Tano, etc Senza dubbio, ebbe l’appoggio di alcuni sacerdoti: non sarebbe stato possibile altrimenti, senza il Vescovo Hervas, don Sebastián Gayá, don Juan Capó, etc

Ad ognuno il suo merito, ma ciascuno nel proprio ruolo.

Tutti collaborarono, questo è il loro grande merito…

Può darsi che per qualcuno queste parole siano motivo di scandalo, ma la Verità é più importante del dispiacere che può dare “Io non sono un profeta; quello che succede è che io vedo quello che vedono gli altri, ma loro non vogliono vedere”

NULLA E’ NUOVO

Ho avuto l’onore di essere presente durante la visita dell’OMCC a Eduardo nel Novembre del 2003.

Eduardo, dopo aver raccontato loro, passo dopo passo, come erano andate le cose, concluse: “Questa é la verità,  fate quello che credete, ma questa é la verità”.

IV.- MOVIMENTO DEI CURSILLOS DI CRISTIANITA’

1.- Definizione

“La migliore notizia, Dio in Cristo ci ama, comunicata con il miglior mezzo, l’amicizia, diretto al meglio di ciascuno che é il suo essere persona

Sentire l’esperienza intima che Dio mi ama, con l’inquietudine apostolica, come battezzati, di comunicare questa grande notizia alla maggior parte delle persone dei miei ambienti, preferibilmente ai lontani, mediante il metodo dell’amicizia

La definizione che Eduardo formula é la seguente: “I CURSILLOS DI CRISTIANITA’ sono un Movimento che, mediante un metodo

proprio (1), tentano, partendo dalla Chiesa (2), di ottenere che le realtà del cristiano (3) si trasformino in vita nella singolarità, nella originalità e nella creatività di ogni persona (4) perché, scoprendo le proprie potenzialità e accettando i propri limiti, conduca la propria libertà con convinzione, rafforzi la sua volontà con decisione e propizi l’amicizia (5) in virtù della sua costanza nella sua vita quotidiana (6), individuale (7) e comunitaria (8)”

2.- Movimento laico

L’apostolato laico, il nostro apostolato, quello direttamente e specificatamente nostro, consiste nel : conquistare la vita degli uomini per Dio! Molto prima di conquistare le loro anime! I laici sono stati i precursori degli Apostoli, l’apostolato laico é l’apostolato della presenza!

3.-Gli ambienti

V.- L’APOSTOLATO DEI CURSILLOS ( si identifica con)

1.- Apostolato individuale

2.- Un dovere d’Amore

3.- Una necessità

4.-Possibile a tutti

5.- La testimonianza

6.- Risvegliare la fame.

Vivere come fermento: vivendo un quarto giorno in amicizia con i fratelli dentro i nostri ambienti, dove il Signore ha voluto metterci.

In perseveranza e crescita:

– tra gli amici, mediante la Riunione di Gruppo e

– in mezzo alla comunità mediante l’Ultreya,

Dobbiamo trasmettere, che gli uomini devono sentire l’esperienza intima che sono amati da Dio, sentendo l’inquietudine apostolica, come Battezzati, di comunicare questa grande notizia al maggior numero di persone possibile, in particolare ai lontani dalla Chiesa, attraverso il mezzo migliore che é l’amicizia.

Senza perdere energie in bagatelle…  Ma senza appannare la trasparenza e la chiarezza del messaggio !!!

E per questo ricordo le parole di Giovanni Paolo II:

“Mantenetevi fedeli al Carisma che vi ha affascinato ed esso vi condurrà con più forza a farvi servitori dell’unica potestà che é Gesù nostro Signore! Aprite nuovi cammini, ma sempre nella fedeltà allo spirito del Fondatore”

Questa è la verità, voi fate pure quello che volete, ma questa é la verità.

LA VITA E’ BELLA,  LA GENTE E’ IMPORTANTE … VALE LA PENA VIVERE

autore, Arsenio Pachòn