Cursillos di Cristianità

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522318_4798854459271_1406665863_n6 febbraio 2008-2015

7° anniversario

Con grande gioia annunciamo che giovedì 5 febbraio 2015 il vescovo di Mallorca ha promulgato il primo atto dell’istruttoria diocesana per la causa di beatificazione e santificazione del nostro Fondatore Eduardo Bonnin Aguilò.


In attesa dell’Ultreya Europea

ue_6755qvr3Il giorno 4 agosto 2000 Papa Giovanni Paolo II ha celebrato con noi la Terza Ultreya Mondiale. Dal suo discorso abbiamo estratto:

 “La vostra presenza, tanto varia e vivace, ha testimoniato che il piccolo seme piantato in Spagna da più di 50 anni, è diventato un grande albero ricco di frutti dello Spirito… Inoltre, rimane una risposta positiva ad una domanda del mio venerato predecessore Papa Paolo VI, nella Prima Ultreya Mondiale a Roma: Il Vangelo può ancora conquistare un uomo adulto … 

Mi unisco volentieri a voi nel rendere grazie al Signore per quanto ha fatto e continua a fare nella Chiesa attraverso il Cursillo … Sforzatevi di mettere in evidenza ancora una volta la bellezza delle prime comunità cristiane, che hanno fatto dire con ammirazione  ai pagani; guardate come si amano … coraggio, Ultreya, Avanti, ve lo ripete oggi il successore di Pietro “.

Subito dopo, in risposta al Papa, Eduardo tra le altre cose disse:

  “Il Cristo del Vangelo, quello che la Chiesa ci presenta è stata la nostra bussola, la nostra motivazione e la costante guida. Questo è l’obiettivo del nostro Movimento: permettere alle persone di incontrare Cristo, per crescere e svilupparsi attraverso la grazia vissuta in maniera consapevole, profonda e contagiosa …

Il Cursillo è la migliore notizia che Dio ci ama, comunicata attraverso i mezzo più umano che è l’amicizia, indirizzata al meglio di ognuno, che  è il suo essere persona…

Tutto questo rimanendo laici, perché abbiamo capito che il più laico del laico, quello che costituisce la più vera sostanzialità della sua laicità, è il fatto di dover vivere fuori nel mondo dove i valori veri sono sconosciuti, svalutati o non apprezzati. “


DSC_0639“Mi piace rimarcare che il tipo di comunità di cui oggi ha bisogno il mondo, e quindi anche la stessa Chiesa, deve essere incentrata ed aggregata dalla gratuità, dall’interesse totalmente disinteressato; bisogna prendere sul serio le persone, una per una, per quello che sono, per il semplice fatto di essere persone, non per quello che possiedono, né per quello che sanno, e tantomeno per il loro potere, e neppure per la collaborazione che possono dare alla Chiesa, poiché tutto questo impedisce che possa essere resa trasparente, con la massima diafanìa, la tenerezza di Dio in quanto il senso della realtà coincide con il senso del Vangelo, che è l’amore.” 

Tratto dall’intervento di Eduardo Bonnín all’Assemblea Generale del Pontificio Consiglio per i Laici. Roma, 21-23 di settembre 2006.


L’ULTREYA NELL’AMBITO DELL’OPERA DEI CURSILLOS – parte 4

 0001AP(segue dall’articolo precedente) 

si rammenta ai lettori che il presente testo è stato dato a voce nel 1965, pertanto gergo e contestualizzazione si riferiscono a quel periodo temporale

Come l’Ultreya deve essere.

Abbiamo richiamato l’obiettivo dell’Ultreya, per ricavare quello che l’Ultreya non deve essere. Passiamo ora a ciò che l’Ultreya deve essere.

L’Ultreya deve essere settimanale. In linea con il ritmo attuale della vita. Come accade con i programmi televisivi, la vita normale si svolge in cicli settimanali. I consigli di amministrazione di grandi imprese, come i particolari più insignificanti della vita famigliare, si suole avere per norma fissarli in un giorno della settimana.  E’ abituale che nel concordare un appuntamento o nel richiedere un’intervista, ci si dica: “No, martedì non può essere; è il giorno che noi soci ci riuniamo per discutere dell’andamento dell’azienda”, o “sabato pomeriggio è impossibile perché di solito vado al cinema con mia moglie”. Le signore poi sanno bene che è abituale nelle case, fissare un giorno della settimana per la pulizia a fondo delle stanze, per fare il bucato o per fare gli acquisti.

Nell’ambito vitale dell’arco di tempo in cui si organizza normalmente la nostra vita, ci deve essere una parte dedicata al fondamento cristiano, perché non perdiamo mai di vista il significato autentico degli avvenimenti e delle cose, e veniamo imparando a gradirle e ad offrirle al Signore.

L’Ultreya non è stata inventata per complicarci la vita, ma al contrario per semplificarla. Se la veniamo comprendendo in tutta la sua elementare semplicità, ci rendiamo conto che non ci andiamo né per correggere, né per insegnare, né per rifilare “rollos”, né solo per sorbirci quelli che ci vengono rifilati. Quello che conta è condividere e contagiare l’opera della salvezza di tutti gli uomini. Nell’Ultreya questo ideale diventa la prima preoccupazione e la più appassionante avventura.

E’ salutare ritrovarci ogni settimana per guardare come ci guarda Dio. Allora conta solo il voler essere santi, non il sapere, né l’avere, né l’apparire. Si tratta di vivere insieme quello che si vive; questo spalanca una larga via all’amicizia con Cristo e ad ogni bene che ne deriva. Ci si sente forti dell’amore a Dio ed ai fratelli; ci si sente capaci perché l’amore è ricco d’espedienti; ci si sente utili perché servire gli altri riempie di gioia.

L’Ultreya deve essere interparrocchiale nelle zone ove vi è più di una Parrocchia. La grandezza della impresa richiede la collaborazione di tutti. Non possiamo cedere alla tentazione di “atomizzare” il Movimento dei Cursillos per comprimerlo nella struttura parrocchiale che, nella vita moderna, almeno sotto questo aspetto, risulta ormai tracimata.

Sono così numerose le tristi esperienze che si hanno di questo, che sarebbe mancanza di carità non farle conoscere; sarebbe deplorevole se per mancanza di informazione o di riflessione si seguitassero a fare tali “tentativi”, che, per seguitare a “tentare” senza voler riflettere, sono costati troppe vittime.

Nella capitale diocesana, e ovunque altro sia possibile, il “midollo” dell’Ultreya è costituito dai Dirigenti della Scuola, come il Segretariato lo è della Scuola. Questo, che è vitale per la crescita della cristianità, non si può ottenere se, invece di radunare possibilità, ci sparpagliamo in attività più o meno cristiane che sono prive del mordente capace di influire sul mondo attuale con la forza e l’efficacia dei Cursillos, quando i cursillisti hanno un Ultreya correttamente orientata.

Se si vuole avere, e dare, vera prospettiva di Chiesa Universale, è indispensabile che la cristianità locale conviva unanimemente le proprie vivenze in una unica Ultreya.

L’Ultreya deve essere unica. Il Movimento dei Cursillos, come ci ricorda Mons. J. Hcrvas in “Interrogantes y problemas sobre los Cursillos de Cristiandad” (Interrogativi e problemi relativi ai Cursillos) deve iniziare in una zona con gli uomini. Una volta affermato, vale a dire, quando si sarà superato il pericolo che il Movimento possa essere considerato “cosa da donnette”, si deve pensare, con il benestare della Gerarchia, a coinvolgere nell’avventura anche le donne. Non dobbiamo dimenticare che di fronte a Dio, vi sono solo anime. Si tratta di vertebrare cristianità e l’essere vertebra non è condizionato né dal sesso, né dall’età. Nella Costituzione Dogmatica sulla Chiesa, il Concilio ha sottolineato l’universalità della chiamata alla Santità.

Nell’unicità dell’ultreya, è superfluo ricordare che le Riunioni di Gruppo devono farsi separatamente; gli uomini con gli uomini e le donne con le donne.

L’Ultreya deve essere vivenziale. L’ Ultreya è polo di sviluppo di santità, attraverso cui la cristianità si apre a possibilità inimmaginabili. E’ una concentrazione di realtà cristiana, in vista della sua più efficace irradiazione.  E’ una via per esprimere, amandoci l’un l’altro, ciò in cui crediamo. E’ l’occasione in cui diventa possibile che la cristianità viva nel clima e al ritmo che suppongono “Gli atti degli Apostoli” e che esige la vita attuale.

In essa e per mezzo di essa si possono collegare vitalmente tutte le Riunioni di Gruppo dischiudendo ad ognuno le possibilità apostoliche che gli faranno dare il massimo. In essa e attraverso di essa, in comunione di vita e di preghiera, ciascuno acquisisce una consapevolezza più viva della sua posizione e della sua responsabilità allinterno del Corpo Mistico di Cristo, sia attraverso l’ammirazione per quanto di Cristo manifestano coloro che sono più santi di lui, come anche per mezzo dell’inquietudine per quello che manca a coloro che lo sono meno di lui.

In essa e per mezzo di essa diventa semplice scoprire, promuovere e contattare i possibili Responsabili. (segue)


L’ULTREYA NELL’AMBITO DELL’OPERA DEI CURSILLOS – parte 2

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(segue dall’articolo precedente)

Quello che l’Ultreya non è.

Alla luce di questi principi, e con la quantità di verità che irradiano, si ricava chiaramente, dalla sua stessa natura, quello che l’Ultreya non è.

L’Ultreya non è fatta per formare (attenzione che diciamo “per”). Non si pretende – non si può pretendere – di mettere su l’Ultreya PER dare, a coloro che vi partecipano, una adeguata formazione, se per formazione si intende una semplice – o complessa – istruzione. L’Ultreya è per tutti; il sapere invece, nei cristiani, deve essere a misura di ciascuno. Da qui che non può impartire un tal genere di fredda istruzione, con il rischio che metta in pericolo e crolli la sua efficacia.

Ma non è che l’Ultreya non formi. Per formare è molto più efficace suscitare desiderio di conoscere che offrire un insieme di conoscenze. Il Fondamento Cristiano – non dimentichiamolo – istruisce, insegna ed educa di per se stesso, per la semplice ragione che dà una mentalità e responsabilizza.

L’Ultreya non è fatta neanche per inquadrare. L’Ultreya non è uno stratagemma escogitato perché si possano inquadrare i Cursillisti allo scopo di compiere qualcosa; si tratta invece di ottenere che coloro che fanno qualcosa, lo facciano in Grazia e con grazia, cioè da cristiani secondo la propria inclinazione. Più che prescrivere a ciascuno il frutto da portare, ci sta a cuore assecondarne l’inclinazione in modo che, vivendo in Grazia, possa darlo buono.

Significherebbe ignorare o oltrepassare l’estensione del Fondamento Cristiano, fare Cursillos – o Ultreyas – PER fornire di membri le Organizzazioni, invece che per fare alla Chiesa membra vive e vivificanti, che, dopo, se Dio vuole, quando e come lo vorrà, possano rendere vitali le varie organizzazioni, i vari ambienti, le varie strutture.

Questa prospettiva – più ampia – favorisce ogni scopo secondario: ci guadagniamo tutti se si può contare su un Movimento che rende i cristiani più coscienti, più responsabili, tali da vertebrare cristianità.

L’Ultreya edifica cristianità con il rendere i Cursillisti più amici e più cristiani. L’inquadramento presuppone un “come”;  l’Ultreya serve per sostenere il “perché”.

Tanto meno è fatta per controllare. L’Ultreya non è un posto di blocco per controllare se i cursillisti “stanno in orbita”, e dove li si riempie di colpi di pungolo, come le bestie da lavoro svogliate, se non ci stanno.

Nelle Ultreyas dove, per sapere più facilmente chi partecipa e chi non partecipa, si fanno le Riunioni di Gruppo “con chi ti dicono”, non si potrà mai ottenere la naturalezza, la spontaneità e l’autenticità che scaturiscono, con ininterrotta continuità, quando, più che l’efficienza organizzativa, si cura il clima che si respira, e più della disposizione da rispettare, la corrente che trascina con se. In tal caso si evita ogni violenza morale; vi è solo orientamento.

Si può obiettare che nell’altro modo esiste più controllo, più uniformità, minor rischio. E’ vero; ma la questione è che i partecipanti all’Ultreya occorre non controllarli, ma infervorarli; non che siano uguali, ma se stessi; non prodotti standardizzati, ma membra vive.

Non è sufficiente l’Ultreya mensile. Affinché lo choc e la “messa in moto” che normalmente riceve una persona al cursillo, possano trovare una adeguata continuazione, il cursillista ha bisogno di costante chiarezza nelle sue motivazioni e di rinvigorimento dello slancio per venirle realizzando nella propria vita.

Gli Atti degli Apostoli ci descrivono i primi cristiani che si radunano quotidianamente nel Portico del Tempio. Come è combinata la vita oggi, questo è sicuramente impossibile. Non possiamo tuttavia dimenticare che fa parte del FONDAMENTO CRISTIANO che si conviva tutto quello che si vive cristianamente. Bisogna rendere presente nella vita ordinaria la realtà che si vive attraverso la Comunione dei Santi. L’incontro settimanale è quello che può garantire, nei limiti delle possibilità umane, che la convivenza, oltre ad essere possibile, è reale ed efficace: la cadenza settimanale è perfettamente compatibile con il bisogno che si sente di ritrovarsi con i fratelli e con la possibilità di soddisfarlo, in una forma normale e gradevole, senza difficoltà troppo impegnative.

In tal modo, la persona media di oggi – sempre occupata ed assorbita nel suo mondo familiare, professionale o sportivo –  può ricevere un regolare rinforzo nel diventare sempre più “se stesso”, man mano che diventa sempre più cristiano. Questo gli rende possibile il piacere di sentire la risonanza della vita della Chiesa nella propria vita e di aggiungere la sua nota personale al concerto della Chiesa.

Se l’ultreya si celebra solo mensilmente, ne viene in gran parte snaturata la sua finalità, poiché una cosa che si deve promuovere faticosamente ogni volta, con la dedizione di un gruppo di “eroi”, non potrà costituire pista adeguata di cristianesimo consueto; se invece di prodigarsi tanto, avvisando e insistendo tanto sull’opportunità di partecipare, gli “eroi” si impegnassero a fondo nell’applicare il metodo nella sua semplicità, con molto minor sforzo si ritroverebbero con un risultato incomparabilmente migliore.

Se, all’ingresso di un bar, fosse esposto un cartello con su scritto: “In questo esercizio si consuma gratis il caffè nel primo giovedì di ogni mese”, non occorrerebbe certo essere un’aquila per immaginare che cosa accadrebbe il più delle volte ad una persona qualunque: se ne ricorderebbe il giorno successivo a ciascun primo giovedì del mese. Diversamente andrebbe la cosa se il caffè gratis fosse offerto tutti i giovedì.

Vi è anche un altro motivo: se l’ultreya è mensile, succede che chi manca una volta, anche se per effettiva impossibilità, si trova costretto a passare due mesi senza la ricarica spirituale ed apostolica che produce l’Ultreya. Ed è pertanto umanamente naturale e logico che, quando ce se ne rende conto, sia ormai “scoppiato”.

(segue)


SALUTO

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Da Maiorca – culla dei Cursillos di Cristianità – a tutti gli uomini e le donne sparsi per il mondo intero, che hanno vissuto l’esperienza di un cursillo e a coloro che un giorno lo vivranno, un cordiale saluto da fratelli in Cristo.

Siamo persone che pian piano vanno scoprendo il tesoro della nostra esistenza, e per ciò lo annunciamo con gioia a tutti gli altri, in modo gratuito, senza trasmettere angosce o imporre nulla.

Alcuni uomini con l’aiuto della scienza e l’aiuto economico, son riusciti a coprire la distanza che c’è tra l’epidermide dall’uomo e la Luna. Noi tentiamo di fare qualcosa di immensamente più difficile: arrivare dall’epidermide dell’uomo all’intimo dell’uomo, per conoscere meglio il cammino verso noi stessi e il cammino verso gli altri, per prendere coscienza di quanto sia meraviglioso il nostro vivere, per saper meglio convivere con gli altri l’avventura del nostro divenire persone.

Si può vivere in pienezza solamente se si scopre il senso della vita, e la via per riuscire ad incontrare nella vita questo senso consiste nel:
– Accettarsi così come uno è
– Capire che si può essere migliori
– Fare il cammino in compagnia

Eduardo Bonnín


Intervista a Eduardo Bonnin – 6° ed ultima parte

Intervista a:  EDUARDO BONNIN  fondatore di Cursillos de Cristiandad   (6° ed ultima parte)

18. Infine, che riflesso ha il suo carisma all’interno del mondo moderno? 

Sebbene non sia evidente, non voglio dubitare delle buone intenzioni di coloro che hanno sempre cercato di sfruttare la generosità personale dei nuovi convertiti, orientandola, non verso il mondo dove vivono e dove si trovano, ma verso gli impegni intraecclesiali; dall’insegnare il catechismo al far visita alla terza età, c’è tutto un ventaglio di attività che necessitano di persone generose; cosa c’è di meglio, allora che ricorrere ai cursillisti? Questo fa sì che trovino soddisfazione in quello che fanno, si sentano appagati, arrivati e così la dinamica della loro conversione, che dovrebbe essere continua, si ripiega su se stessa, soddisfatta del bene realizzato.

Sarebbe invece molto diverso e più efficace, ne siamo convinti, se il cursillista fosse orientato verso il mondo, verso il suo mondo, verso l’ambiente dove vive, per viverlo da cristiano con naturalezza, spontaneità e gioia.

Invece è stato fatto quasi sempre il contrario: il cursillista è stato impegnato nella Caritas, nella catechesi, nel coro parrocchiale, ecc. Tutto questo porta, con una certa quasi disperante regolarità, all’alternativa seguente: se è molto lesto non è molto santo, se è molto santo e dice di si a tutti, può dire addio alla moglie, ai figli, ai compagni di lavoro e agli amici, perché non avrà più molto tempo per loro. Forse, così diventerà molto santo ma, a mio modesto avviso, non come ne hanno bisogno il mondo e la Chiesa oggi.

Stando così le cose, quelli che erano nel mondo della cultura, della politica, dell’economia e della stessa vita sociale, sono stati sradicati da dove Dio li aveva piantati e trapiantati in un luogo pio. Quando a qualcuno di loro viene in mente qualcosa, dal momento che hanno le loro idee e la propria personalità, gli viene detto di pregare; non voglio pensare che questo venga detto perché chi prega non disturba o perché a un prete fanno più comodo venti persone obbedienti che uno che ha le proprie idee con spessore cristiano ed evangelico, in grado di essere, vivendo personalmente in grazia, luce, sale e fermento tra i suoi compagni di professione e i suoi amici, influendo in maniera efficace nel proprio ambiente.

Non posso fare a meno di pensare che se la cultura, la politica, l’economia e la vita sociale, non possono contare su persone che siano davvero cristiane con convinzione, decisione e costanza, non si va molto lontani. Questo non vuol dire che l’unica via per riuscirci siano i cursillos, ma è anche vero che dove sono stati usati secondo le loro finalità, è stato raggiunto lo scopo che fin dall’inizio ci ha attirato e ci attira ancora; lo diciamo con un’espressione di un certo padre Beda Bernegger: “Se il cristianesimo è capace di dimostrare all’esterno che può unire in uno stesso spirito di famiglia persone di diverse classi sociali, il professore e l’artigiano, l’impiegato pubblico e il bracciante, la donna d’affari e la casalinga, la forza stessa della cosa diventerà un impulso irresistibile e si trasformerà nel più perfetto strumento di apostolato”. 

19. In che rapporti è con chi non ha fede, o chi appartiene a un’altra religione o a un’ altra confessione cristiana? 

Ottimi, migliori che con i cristiani di sempre che si credono – voglio supporre in buona fede – ormai arrivati e sono convinti che le pratiche religiose siano una meta e non un mezzo per poter arrivare. Che stentano a credere che un cristiano debba convertirsi un po’ ogni giorno. Che tutto ciò che riguarda Dio si capisce meglio sapendo credere che credendo di sapere.

Una cosa di cui non ringrazio mai abbastanza Dio, e certamente uno dei regali più belli che mi ha fatto, è l’essere stato invitato ripetutamente dai nostri fratelli protestanti degli Stati Uniti. Fratelli separati, che chiamerei fratelli desiderati.

Mi hanno invitato più volte, e ho sempre accettato, perché spiegassi loro cosa è e cosa vuole il nostro Movimento dei Cursillos. Ogni volta c’è stata una calda e fruttuosa convivenza che ha fatto del bene a tutti. Ho potuto parlare in piena libertà, notando una grande differenza dalle riunioni ad «alto livello» dell’OMCC, dove non ci hanno mai ascoltato e dove vengono impartite norme secondo una linea diversa da quella che abbiamo sempre voluto e che continuiamo a volere noi fondatori.

20. Quali sono le sfide della Chiesa di oggi? 

Molte volte mi sono chiesto di cosa ha più bisogno il mondo di oggi: se di alcune persone di Chiesa o di una Chiesa di persone. Ma di persone che siano davvero tali, uomini e donne capaci di convinzione, di decisione, di costanza.

Ci fu un tempo in cui sembrava di dover usare le cose umane per proteggere quelle divine.

Oggi constatiamo che solo le realtà divine, fatte vita nelle persone che le accettano con convinzione e le realizzano con decisione e costanza, possono dare il criterio giusto perché le scoperte scientifiche e tecniche abbiano lo spessore umano necessario per contribuire a un vero progresso, in cui tutti gli uomini si sentano fratelli.

Credo sinceramente che l’unica istituzione che abbia tutti i requisiti necessari per poter essere un’autostrada sicura, chiara e solida verso il futuro sia la Chiesa cattolica, purché sia sempre rivolta verso le persone del mondo, più che verso il mondo delle persone e non voglia essere ed esistere solo per se stessa.

21. Secondo lei la Chiesa è pronta ad affrontare il futuro? 

Poiché il diavolo non va in vacanza nemmeno a Natale ed è sempre in agguato come “leone ruggente”, i cristiani non possono dormire.

A mio modesto avviso, i pericoli sono sempre stati gli stessi, quelli prodotti dall’assenza di Dio nell’intelligenza e nel cuore degli uomini. Di fronte a qualsiasi avvenimento negativo dei molti che si verificano oggi, ieri e sempre, e che hanno la stessa causa se ci pensiamo bene, non resta che arrivare alla conclusione a cui arrivarono le sorelle di Lazzaro quando Cristo andò a casa loro dopo la morte del fratello: “Se tu fossi stato qui, nostro fratello non sarebbe morto”.

Ho sempre pensato che quando, per la debolezza degli uomini, la Chiesa non è stata umana, non è stata cristiana. E quando il cristiano non è umano, non è nemmeno cristiano.

Credo che il cristiano ci sia – occupi un posto nel tempo – quando le onde del mare del mondo si infrangono contro frangiflutti di una convinzione cristiana. L’importante è che l’uomo che vive nel mondo, in quella porzione di mondo dove l’ha posto Dio, possa constatare l’attrattiva formidabile che esercita e si manifesta quando si realizza la meravigliosa convergenza dell’umano con il cristiano e del cristiano con l’umano. Gli avvenimenti negativi, possono diventare buoni nel cuore dell’uomo.

Da figlio della Chiesa, voglio seguire in tutto e per tutto gli orientamenti dati dal Papa per il terzo millennio.

Ottenere che persone diverse si incontrino con se stesse, con se stessi, con Cristo e con i fratelli è certamente un grande modo per prepararci tutti meglio e poter seguire con più convinzione e maggior entusiasmo gli insegnamenti della Chiesa.


Intervista a Eduardo Bonnin – 5° parte

Intervista a:  EDUARDO BONNIN  fondatore di Cursillos de Cristiandad   (5° parte)

13. Normalmente si pensa che il Vangelo sia qualcosa per specialisti. Il suo carisma per chi è?
Perché laici e consacrati lo vivono insieme?

Scopo del Movimento dei Cursillos è stato, fin dall’inizio, di far giungere la Buona Notizia del Vangelo a tutti gli uomini e le donne del mondo, senza distinzione. Il carisma dei Cursillos de Cristiandad è per tutti; nel nostro linguaggio interno siamo soliti dire che, se vanno le persone che chiamiamo «locomotrici», allora possono andare anche i «vagoni». Dove e quando il carisma dei cursillos è stato sentito dai sacerdoti e dai laici, si è sempre avuta una unione feconda per gli uni e per gli altri. La preoccupazione viva e assillante che tutti i chiamati ai cursillos possano conoscere e vivere in grazia di Dio, alimenta l’amicizia sincera e fa scomparire molti pregiudizi e malintesi.

La cosa più singolare dei cursillos è che sono seguiti da persone di ogni tipo e che in essi viene spiegato solo l’essenziale, ciò che chiamiamo «il cristianesimo fondamentale».

Restando sempre concreti e cercando di puntare sulla singolarità, l’originalità e la creatività personale e concreta di ognuno.

Operando affinché la persona, quando si rende conto del bene e del male che può ottenere scoprendo ed esercitando la propria libertà, non si trovi sola, ma con lo Spinto di Dio.

Precisando e spiegando la via della stima che il denaro svaluta e prostituisce.

Valorizzando ciò che vale al cambio che non cambia mai, cioè quello che si valorizza in base ai valori del vangelo.

Comunicando a più persone possibili la buona notizia che Dio ci ama, espressa con il mezzo migliore, l’amicizia, rivolta al meglio di ciascuno, la sua singolarità personale, la sua capacità di convinzione, di decisione e di costanza. Sapendo che il triplice incontro che si fa durante il Cursillo, con se stessi, con Cristo e coli i fratelli, si sta trasformando in amicizia, amicizia con se stessi, con Cristo e con i fratelli.

Questo, con la fedeltà alla grazia, ci offre un criterio cristiano che rende più facile e sicuro un orientamento preciso, ci offre la chiarezza necessaria e lo stimolo costante per risolvere qualsiasi problema alla luce di Dio.

Allora a poco a poco si capisce che Cristo è venuto nel mondo per procurarci la vera felicità, semplificandoci il cammino e dandoci i mezzi necessari. E sperimentiamo che, con Cristo interiorizzato, vissuto attraverso la grazia, possiamo stare male e sentirci bene. Siamo chiamati a rendere trasparente la tenerezza di Dio.

14. Come giudica, oggi, il suo rapporto con Dio? 

Il mio rapporto con Dio si manifesta nei miei rapporti di sincera e profonda amicizia con gente emarginata, soprattutto prigionieri, drogati, alcolisti; non mi è mai capitato di insegnare loro niente, ma cerco di approfittare di ciò che posso imparare. Molti di loro sono maestri nella virtù di saper aspettare, altri hanno saputo perdonare offese inimmaginabili, altri sperano contro ogni speranza e molti, anche con il cuore sanguinante, danno la precedenza alla possibilità di procurare gioia agli altri, cercando di addolcire un po’ la loro vita amara.

Credo che questo contatto, che ho cercato di realizzare con tatto, senza paternalismi, ma con fraterna e amichevole vicinanza, mi abbia avvicinato molto a Dio, alla preghiera, ai sacramenti, al rapporto vivo con Lui, nella sua Chiesa.

15. Come le viene incontro Dio nel suo cammino? 

Oggi, come ieri e come sempre, vedo, o meglio, sperimento il rapporto con Dio attraverso il dono che mi fa di poter vivere nella sua grazia, che cerco di rendere cosciente e ravvivare con la preghiera e la frequenza ai sacramenti.

Mi è sempre sembrato strano e difficile da capire che si debbano cercare motivazioni attuali di tempo e persino di luogo, per spingere le persone all’amore di Cristo.

Sinceramente credo che se si desse la precedenza alla motivazione suprema, se cioè le persone arrivassero a captare la meravigliosa realtà dell’amore che Dio ha per loro e se tutto fosse realizzato in questa linea, approfondendo, studiando ed esplicitando mezzi, si otterrebbe da ciascuno molto di più ed ogni cristiano, invece di incrementare il «religioso» attorno a se, otterrebbe la cristianizzazione dei cuori e delle menti di molte persone.

Mi ha sempre incuriosito l’idea di usare animatori per muovere le comunità cristiane. Credo che se queste energie fossero usate perché ciascuno possa incontrare se stesso e scoprire le proprie qualità, gli si semplificherebbe il cammino per imparare a ringraziare per esse e sarebbe in condizioni di accettare perfino con ottimismo i propri limiti.

Questo è il modo migliore perché ogni persona possa, in base alla risposta che dà alla suprema verità dell’amore di Dio per lei in Cristo, avere e disporre di un criterio cristiano con cui discernere qualsiasi avvenimento alla luce del vangelo.

Di amare si ha certezza, di essere amati sia ha fede. Chi ama dubita di tutto, chi si sente amato non dubita di niente.

Quando una persona sperimenta questa realtà e la fede di essere amata da Dio in Cristo diventa il motore, l’orientamento e la meta del suo vivere, allora capisce che essere cristiano non è solo sapere che un giorno dovremo rendere conto, ma che è vivere rendendosi conto di vivere e questo la spinge a rendere grazie a Dio. Se affrontiamo la vita con questo atteggiamento, allora ci rendiamo conto che la vita è bella, che la gente è importante e che vale la pena vivere. 

16. Allora è indispensabile appoggiarsi al vangelo… 

Per me il vangelo è sempre orientamento sicuro, luce chiarificatrice e stimolo costante in tutte le situazioni della vita. Il mio scopo di sempre è poter recitare il Padre nostro ogni giorno con verità.

17. Cosa vuol dire evangelizzare, oggi? 

Secondo me significa quello che significava ieri e che significherà domani. Il vangelo non cambia, siamo noi che dobbiamo cambiare. Il vangelo è sempre nuovo e ci rinnova. Cambiano invece i mezzi. Vedo che la difficoltà di oggi è che l’uomo stima più l’immediato che il vero, ma questo succede perché nel mondo tutto è disposto perché l’uomo non pensi, non possa disporre di tempo per pensare, per poterlo manipolare e proporgli qualsiasi cosa, purché non si eserciti ad essere uomo.

Per evangelizzare quest’uomo, allora, non basta parlargli del vangelo, ma bisogna metterlo nelle condizioni di poter captare il messaggio di Cristo perché in mezzo al suo vivere complicato, possa scoprire che il vangelo è orientamento sicuro per usare la sua libertà ed essere più felice, luce per trovare l’equilibrio necessario perché nel suo intimo ci sia pace e stimolo costante per interpretare i fatti che gli accadono, buoni o cattivi, alla luce della fede.


Intervista a Eduardo Bonnin – 4° parte

 

Intervista a:  EDUARDO BONNIN  fondatore di Cursillos de Cristiandad   (4° parte)

11. Come ha vissuto e qual’è il suo rapporto con la struttura ecclesiale e, con il papa, che ha il compito di discernere i carismi?

A mio modesto parere è la struttura ecclesiale che ha il compito di discernere, appoggiare e non soffocare le iniziative e le idee.

A proposito di questo ho letto con molto piacere: “Il giudizio sull’autenticità di un carisma e sul suo ragionevole esercizio, spetta a coloro che hanno autorità nella Chiesa, ai quali compete, anzitutto, il dovere di non soffocare lo Spirito, ma di esaminare tutto e ritenere ciò che è buono».

Il Movimento dei Cursillos è un movimento di Chiesa, non però per la Chiesa, ma per il mondo, come la Chiesa stessa.

Appartenendo alla Chiesa, ha bisogno di sacerdoti e di laici, ma gli uni e gli altri, oltre a rimanere in dialogo, devono essere fedeli e non staccarsi dal “carisma iniziale”; ebbene, da sempre si è data più importanza alle stranezze, soprattutto giuridiche e alle idee di quelli che danno maggiormente l’impressione di cercare più il protagonismo che lo studio serio e approfondito del perché e per chi.  Credo di aver spiegato che ho sempre voluto essere figlio della Chiesa; ma vedo che nella storia si ripete spesso che quando qualcuno rompe schemi ancestrali, sorgono sempre altri che si adoperano per cercare di perseguitarlo o screditarlo. Credo sia giusto che il compito di discernere spetti alla gerarchia. Secondo me, le idee nuove possono essere scintille passeggere o fiamme che possono rischiarare il panorama.

A volte gli innovatori – ho dovuto sperimentare personalmente questa affermazione – adottano un  atteggiamento simile a quello assunto dai discepoli di Gesù, quando i samaritani non vollero accoglierlo: “Signore, che scenda il fuoco!”. Ho pensato spesso che il Signore forse si rallegrò della determinazione e della veemenza della richiesta dei discepoli, ma niente turbò il suo atteggiamento sereno e non piovve fuoco. Credo che tutte le iniziative e irrequietezze che, grazie a Dio, quasi traboccano da tante parti, abbiano certamente bisogno del criterio della gerarchia, affinché la riflessione e il giudizio possano placare gli impeti e temprare gli animi. Mi sembra strano però che il cammino per arrivare a questo sia così complicato.

Quanto ai cursillos, il dialogo non fu mai possibile, ne vennero ascoltati gli iniziatori. Devo confessare che a volte mento parlando al plurale, ma il singolare, mi dà molto fastidio. Nella migliore delle ipotesi, la colpa è mia avendo adottato la soluzione facile di tacere verità vissute; non l’ho fatto però per voler scegliere il cammino più agevole, ma per aver sperimentato nella carne, infinite volte, che si dava più importanza all’obbedienza che alla verità e il mio interesse era che i cursillos andassero avanti nonostante tutto.

12. Può dirci come si configura concretamente il suo carisma? Come si esprime nelle persone che fanno parte del suo movimento? 

Anzitutto devo dire che questo «suo» della domanda mi disturba. Credo che tutto ciò che il movimento ha ottenuto e sta ottenendo nel mondo è dovuto al fatto che lo Spirito Santo è il suo autore.

A mio parere, il carisma si è andato configurando nel tempo attraverso l’accoglienza che gli è stata fatta di volta in volta; le persone che prendono parte, con le dovute disposizioni, ai tre giorni del cursillo, capiscono la semplicità del messaggio e cercano di tradurlo nella vita concreta di ogni giorno. Quanto hanno appreso nel cursillo, a livello individuale, lo consolidano e lo confermano nella “riunione di gruppo” e, a livello sociale, assistendo alla “ultreya”.

Entrambe le cose sono orientate alla cura attenta della dinamica della conversione, mediante la forza coesiva dell’amicizia, che non solo fa stare insieme le persone, ma fa anche sì che si sentano attivamente inserite nella vita quotidiana del piccolo gruppo che crea e mantiene, anche nelle piccole cose, una vicinanza di cuori, in modo che ognuno possa esprimersi di fronte agli altri così com’è.

Il legame vivo e interessato a questi atti rende più facile alla persona l’impegno di portare avanti nella vita le tre cose che gli sono state chieste il primo giorno del cursillo: il suo sogno, il suo dono e il suo spirito di carità.

Tutto ciò viene poi vissuto in un clima di grande fraternità, che si esprime in un linguaggio e in uno stile gioiosamente naturale e sincero, molto diverso da quello che di solito vive la gente devota.

Ogni persona che ha vissuto l’esperienza del cursillo ne esce con la convinzione che Dio in Cristo la ama.

Sa che essere cristiani, più d’ogni altra cosa, è sentirsi amati da Dio e vivere in questo stupore, dal momento che l’elemento più genuinamente cristiano è lasciarsi amare da Dio. L’atteggiamento interiore generato da questa realtà, quando è creduta veramente e vissuta in pienezza, cresce e diventa contagioso. Ma per captarla, per sperimentarla, per andare incontro a Dio che è amore, così com’egli è, dobbiamo cercare di presentarci davanti a Lui così come siamo.


Intervista a Eduardo Bonnin – 3° parte

Intervista a:  EDUARDO BONNIN  fondatore di Cursillos de Cristiandad   (3° parte)

1. Quindi, si trattò della valorizzazione dell’idea dei corsi già organizzati dall’Azione Cattolica ma, evidentemente, con apporti nuovi, perché nuovo era il contesto che voleva affrontare.

Di una cosa eravamo sicuri, che quei cursillos duravano troppo e questo andava a scapito della quantità di persone alle quali comunicare il messaggio. Pensammo che tre giorni fosse la durata ideale e che se i tre giorni comprendeva il sabato e la domenica, la cosa era ancora più semplice, perché era relativamente facile ottenere un giorno di permesso, il venerdì; cominciando, infatti,il giovedì sera, si poteva riunire un gruppo di persone per il fine settimana; così il messaggio poteva arrivare a molte più persone. La cosa che ci interessava maggiormente era studiare a fondo le idee che costituivano e sintetizzavano detto messaggio, per poterlo comunicare in maniera agile, integra, approfondita, densa e attraente a più gente possibile.

Così, pensandoci e pregando, studiando e continuando a pregare fu generato e si sviluppò il nostro Movimento dei Cursillos de Cristiandad. All’inizio si chiamarono semplicemente cursillos; in seguito, non noi, ma altri, per distinguerli dai cursillos che si tenevano in quei tempi: cursillos dei maestri di scuola, dei sergenti, e di qualsiasi altra categoria … furono chiamati Cursillos de Conquista, cosa che non piacque assolutamente ai loro ideatori.

Dell’aria che si respirava in quelle riunioni, ce ne dà un’idea la preghiera che recitavamo prima di cominciarle o quando la tensione delle discussioni lo consigliava. A quel tempo facevo già parte dell’Azione Cattolica, ma non mi piaceva quel clima di devota apatia che dovevamo dare alle nostre attività perché non fossero sconvenienti.

Noi ci muovevamo con un ritmo e un orientamento diversi, tenendo sempre presenti, più d’ogni altra cosa, i lontani; per evitare tensioni con l’Azione Cattolica e non essere contro di essa, ma ai margini di essa e con il desiderio di migliorarla, capivamo che dovevamo prendere le distanze per poter osservare le cose da una prospettiva diversa. A tal fine ci riunivamo per studiare il più fedelmente e profondamente possibile le idee che volevamo comunicare e le situazioni concrete delle persone alle quali volevamo far giungere il messaggio in maniera più personale possibile.

Anzitutto approfondimmo in gruppo lo studio dell’ambiente, io contribuii con ciò che avevo elaborato da molto tempo. Cercammo anzitutto di riflettere su come fossero le persone: le catalogavamo mentalmente in gruppi, cominciando dai cristiani coerenti, autentici, pratici che pensano e agiscono da cattolici, fino ad arrivare agli atei intellettuali. Preparammo addirittura delle schede, sempre immaginarie, anche se tratte dalla realtà della vita. Per esempio, quella del “giovane soldato”: “Obbedisce davanti per che non può farne a meno, bofonchia e mormora di dietro, perché non ne può più”.

A quelle riunioni non prendeva parte nessun sacerdote, non per una volontà esplicita di escluderli, ma perché, oltre ai loro molteplici impegni, sentivamo che la novità delle nostre idee, soprattutto prima di essere pienamente strutturate, potevano turbare la mentalità tradizionale, così attaccata a un modo di fare derivante dal loro ministero.

Alcuni aneddoti pittoreschi di quegli anni possono sicuramente far luce sulle nostre intenzioni. Quando dicevamo che il cursillo doveva essere eterogeneo, riunendo nell’avventura ogni categoria di persone, i vicini e i lontani, i ricchi e i poveri, gli intelligenti e gli ignoranti, i «signorini» e i lavoratori, gli studenti e gli operai, ecc. ecc., ci rispondevano che ciò che interessava a uno studente non avrebbe mai potuto interessare un facchino.

La nostra posizione era, in un certo senso difficile, perché dovevamo avere un atteggiamento comprensivo con i neo convertiti quando il loro spirito debordante e incontenibile urtava contro la rigidità pietrificata dall’abitudine. Ad esempio quando in ore impossibili – le uniche possibili per loro, quelle dopo il lavoro – andavano a chiedere a qualche sacerdote di fare un’”ora apostolica” in chiesa, la risposta era netta e categorica: “Non si può aprire la chiesa a quest’ora”. Dal suo punto di vista, il sacerdote aveva tutte le ragioni, ma noi dovevamo utilizzare un tempo prezioso, perché dovevamo lottare sempre contro l’orologio; si trattava di far capire al parroco la mentalità di quei giovani neo convertiti e di fare in modo che il fatto non accrescesse in loro i pregiudizi viscerali che nutrivano contro il clero.

Lo spirito del cursillo non è altro che la sostanza del vangelo portata nella realtà di molte vite; a volte essa irrompe nella persona con un impeto effervescente che non sempre è stato facile imbrigliare, ma che possiede tutta la forza di una generosità prorompente che colpisce, oggi come allora, quando il cursillo non è soffocato a forza di norme e procedure burocratiche.

Una delle cose di cui dobbiamo ringraziare Dio è l’unione del ruolo del sacerdote e di quello del laico nei tre giorni del cursillo. In esso, se si svolge come si deve, il sacerdote si sente più sacerdote e più che capire, vive quella indovinata espressione di sant’Agostino: “Con voi sono cristiano, per voi sono vescovo”.

D’altro canto il cursillo mette a nudo e scopre valori umani nei laici che se aiutati a essere cristiani nel mondo, invece che indirizzati a risolvere problemi intra ecclesiali, farebbero crescere il prestigio della Chiesa e la avvicinerebbero al mondo.

È doveroso riconoscere la fiducia che ci accordarono alcuni sacerdoti lasciandoci agire con libertà. Libertà che esigeva di esplorare e percorrere nuove strade nel desiderio di scoprire la più adatta per noi, per comunicare la notizia più bella in una maniera che, in qualche modo, rompesse gli schemi e vincesse la noia dell’abitudine con il vigore sempre nuovo di ciò che è evangelico.

Non è necessario sottolineare che tutti gli «inizi» creano anche problemi. Abbiamo avuto momenti duri; nel movimento abbiamo fatto esperienze che ancora oggi mi provocano dolore e feriscono il mio senso di giustizia.

8. Dio ha sempre suscitato nella Chiesa carismi diversi. 

Mi è sempre sembrato evidente che Dio non abbandona mai la sua Chiesa e che la sua infinita provvidenza dispone, nel corso della storia, che l’amore che ha per I’uomo venga in qualche modo manifestato.

I1 mezzo che normalmente Dio usa per arrivare alla coscienza dell’uomo e per risvegliarlo all’incredibile, ma possibile amicizia con Lui, è sempre diverso e cambia addirittura da persona a persona.

A volte il veicolo per ottenere l’attenzione e l’intenzione della persona è un’altra persona, oppure un avvenimento, un’idea, una comunità, un’istituzione, un comportamento.

9. Che cos’è per lei un carisma? 

Credo fermamente, e l’ho potuto verificare, quanto dice la teologia: “Un carisma è un dono che Dio fa a chi vuole, ma non per il destinatario che lo riceve, ma perché se ne avvantaggi tutta la comunità e la Chiesa”. 

10. Un carisma opera all’interno della Chiesa 

Sentirsi cristiani e non sentirsi Chiesa la ritengo una contraddizione; significa ignorare cosa sia essere cristiani e cosa sia la Chiesa. Però è una contraddizione molto frequente perché il messaggio di Cristo arriva a molte persone unicamente ed esclusivamente attraverso alcuni precetti morali rigidi ed esigenti. Separati dalla loro ragione e verità, questi precetti sembrano assurdi e la nozione di Chiesa appare così ristretta e falsata; per molti essa è formata solo da alcuni signori che vivono lontani anni luce dalla realtà della vita di ogni giorno e usano un linguaggio che rende molto difficile la comunicazione, per non dire il dialogo.