Cursillos di Cristianità

Benvenuti nel sito ufficiale dei Cursillos di Cristianità – diocesi di Padova


0001JlLunedì 8 giugno si è concluso il ciclo annuale della Scuola Responsabili che ci ha accompagnato a riflettere sulla prima parte del testo “Evidenze Dimenticate” di E. Bonnin.

Grazie a tutti coloro che hanno partecipato e arrivederci a settembre: è arrivata la pausa estiva!

“Il nostro amore per l’uomo è la misura del nostro amore per Dio” (Edith Stein)


BENE O BENE, BUONI?

images (31) Oggi si usa porre il “Mi piace”.

E allora: mi piace, che quest’anno gli orientamenti pastorali della nostra diocesi invitano ad allenarci a individuare, lodare e ringraziare “il Bene che c’è tra noi”. Ci sto provando.

Il mio camminare quotidiano mi porta ad attraversare diversi ambienti tra cui il Cursillo, di cui amo approfondire sempre più la conoscenza del Carisma.

Cosa strana: più mi ci addentro più sembra aumentare la necessità di conoscere e ad ogni nuova porta aperta si spalanca un orizzonte di preziose intuizioni che non terminano mai. Forse perché è cosa di Spirito Santo?!

Per Natale ho ricevuto in dono due libri di E. Bonnin: “Riflessioni II” e “Evidenze dimenticate”. Lo scritto in spagnolo non mi è di ostacolo, la grande voglia di sapere mi ha consentito di imparare a comprendere la lingua anche se non la “practico”, inoltre apprezzo lo stile di Eduardo: secco, secco che impone l’applicazione del tuo cuore, della tua Fede e delle tue forze per comprenderlo. Que detalle!

In una delle prime pagine di “Evidenze dimenticate” si legge: “per fare bene il bene, bisogna essere buoni”.

Ma come?! Normalmente si pensa che facendo il bene risulta che siamo buoni.

E invece no, Bonnin disturba perché inverte il pensiero comune e ci costringe a fare i conti con la parte più intima di noi stessi. Non è così?!

Rileggendo attentamente la frase, impastandola con la nostra vita, ci si accorge che a volte, può capitare, facciamo il bene perché: gli altri si aspettano questo, è “politically correct” in ambiente cristiano, in fondo frequentando la chiesa ci si comporta così … ma io perché faccio il bene? Ed è un bene, da buono?

L’incontro con la parte intima di noi stessi è un processo alquanto lungo e difficile, forse non ci basterà tutta la vita. Però è un passaggio indispensabile. Ed è un passaggio da rinnovare, come ogni incontro.

Ad alcuni può sembrare inopportuno, altri lo evitano e qualcuno non ci riuscirà mai. Ma dobbiamo provarci.

Non è un caso che i tre giorni del Cursillo iniziano con il ritiro, esso ci accompagna a incontrare il nostro io più intimo per poi consentire di scoprire ciò che abita in noi: Dio.

La RdG settimanale aiuta anche in questo, cioè a perseverare e far perdurare questo cammino. Passo dopo passo scopriremo se siamo realmente buoni, impareremo ad esserlo e così faremo bene il bene. Provando giorno dopo giorno, cadendo e risalendo.

Scoprire il Bene che c’è tra noi, e anche in noi, aiuta ad accogliere il prossimo e dare valore alle persone. La RdG aiuta la nostra persona perché da qui, dal nostro intimo, ha origine il nostro bene.

Fare il bene da buoni significa anche non aspettarsi di essere notati, non aspettarsi un grazie, non ritenere di essere a credito di qualcosa. Il bene, fatto bene, è gratuito e non pesa.

San Vincenzo de Paoli diceva: “I poveri mai vi perdoneranno il bene che avete fatto loro”.

Anni addietro in un rollo Eduardo disse: Poi ci sono i cristiani della “domenica”, quelli che fanno la carità, le adozioni a distanza. E che quando muoiono sono convinti di arrivare in Paradiso a presentare il conto al Signore “io ho fatto questo … ho fatto quest’altro … ho fatto tanti cursillos, rettore, coordinatore territoriale per cui a questo punto mi spetta questo posto in paradiso, le ferie e la pensione” ovviamente mi sa che questo non può succedere anzi dovremo evitare di dire che abbiamo lavorato per il Signore, in realtà dobbiamo ringraziarlo perché ci ha utilizzato. Non dobbiamo essere come il fratello maggiore che … anzi dovremmo dire papà ammazza due vitelli grassi.

Continuo con Papa Francesco, 30 aprile 2015: Perché è vero, Dio fa festa! Dio fa festa. E qualcuno sente anche gelosia di questo: pensate al figlio più grande di quel padre misericordioso che ha fatto festa perché quell’altro che aveva portato via tutti i soldi, che li aveva spesi nella “bella vita”, torna senza niente…. E fa festa. E’ una cosa strana del nostro Dio! Fare festa quando viene un peccatore grosso. Questo è buono!

Io continuo la mia riflessione, provate anche voi … oggi ho fatto bene il bene, da buona?

Ultreya. D.P.


Riflettendo alla Scuola Resposabili

pescatori20di20uominiIeri, lunedì 9 marzo, come previsto si è svolto l’incontro della Scuola Responsabili. Ogni volta un’occasione, un passo in più per il nostro cammino di responsabili, come persone e come cristiani.

La prima parte, quella spirituale curata da don Roberto, ci ha accompagnato e sollecitato a riflettere sulla teologia del tempo e delle cose. Aspetti da non trascurare, sui quali la mentalità corrente non aiuta a inquadrarli e mantenerli nell’esatto equilibrio.

Anche la seconda parte, quella metodologica, non è stata meno impegnativa le parole di Eduardo non fanno sconti, ci interpellano acutamente. Vi riportiamo solo il titolo “per l’incontro con se stessi”, che dite è già un buon anticipo?!

Spiace così tanto che alcuni di noi non abbiano potuto partecipare, per tale ragione pubblichiamo il testo base sul quale don Roberto ha sviluppato il suo intervento. Per gli altri testi, di Eduardo e dei precedenti incontri … beh, venite e vedrete!

Buona lenta lettura ed arrivederci al prossimo incontro, Ultreya.

sc.resp.9.3.2015


L’ULTREYA NELL’AMBITO DELL’OPERA DEI CURSILLOS – ultima parte

0001Wv(segue dall’articolo precedente)

Con questo intervento termina la pubblicazione della Relazione di Eduardo Bonnin alla Riunione dei Dirigenti della II Ultreya Nazionale di Spagna, Santiago de Compostela – 29-30 giugno 1965

L’incubo del numero

L’Ultreya è stata pensata per tutti. In essa trova posto l’operaio e l’intellettuale, il medico e l’impiegato, l’idraulico e il contadino. Per quanti siano, non si sentiranno mai una massa anonima, perché si sanno in amicizia con Dio e con molti fratelli, che di giorno in giorno si vanno conoscendo e comprendendo sempre meglio. Ritrovarsi in questo modo anziché massificare, personalizza.

Non esiste nessun numero critico arrivati al quale la comunità si disgrega per ridursi a massa anonima, purché vi sia sempre sincerità, convinzione, naturalezza, coraggio. Tutto questo crea un ambiente nel quale si vive la verità e della Verità. Occorrono soltanto alcuni Dirigenti che la vivano e si impegnino a fondo perché questa vita arrivi ad essere vissuta da tutti.

Così per la Grazia di Dio, chiesta con la preghiera ed il sacrificio, emerge il bene che sta in tutti: la fede e la preghiera si fanno naturalmente soprannaturali e soprannaturalmente naturali.

Dice Häring che si debbono evitare manifestazioni di massa, finché non si abbia la certezza che quanti vi partecipino siano formati tanto da avere “un incontro personale con Dio nella solitudine della preghiera e nella propria determinazione morale”; però una volta assicurato questo requisito, parla e propone di “risvegliare la consapevolezza della dignità di persona davanti a Dio, e formare autentiche comunità, piene di carità personale e di vera disposizione ad assumere reciproche responsabilità tra i suoi membri”.

Si usa oggi, negli aeroporti, omaggiare con solennità il milionesimo passeggero in transito; si tratta di un motivo di richiamo che provoca una  maggiore affluenza in modo che per qualcuno possa costituire un incentivo per decidersi a viaggiare. Allo stesso modo, anche se si tratta di un ambito del tutto differente, vi sono persone che non parteciperanno all’Ultreya fino a quando i suoi partecipanti non saranno arrivati, a seconda dell’entità della popolazione, a cinquanta, duecento,  cinquecento o mille.

Un gruppo vivo ed affiatato

Non è difficile rendersi conto del molto bene che può provenire dal fatto che esista, in una località, una unità viva di pensiero, di volontà, di azione, costituita da un gruppo unito e responsabilizzato che funga da punto di riferimento e rappresenti la via perché gli altri continuino a pellegrinare con Cristo nella vita, attraverso una convivenza settimanale pensata, strutturata e pianificata  per renderla possibile e semplice.

Non è che debbano essere molti; devono essere quelli che sono. Per quanti essi siano, la gioia di essere in molti sarà limitata dalla santa inquietudine di non essere ancora tutti.

Creduto, cercato e vissuto, il Fondamento Cristiano provoca, per la via più semplice e normale un’ondata espansiva di impressionante evidenza, che esplica la sua azione non solo sugli uomini di buona volontà, ma anche su quelli che, non conoscendo la Verità, hanno volontà meno buona. E’ qualcosa che unisce gli uomini nell’intimo e fa loro sentire un impulso nuovo ad essere migliori. Qualcosa che somiglia all’effetto che produce nell’animo la notte di Natale o avvenimenti quali la morte di Papa Giovanni o l’assassinio di Kennedy.

Se partiamo dagli identici principi e li applichiamo puntando all’identico obiettivo, faremo sì che il Signore possa contare su di una rete di Ultreyas vive e sulla stessa lunghezza d’onda, che verrà a costituire  un’ampia autostrada per l”essere” ed il “fare” cristiano nel mondo.

Con l’unico scopo e l’espressa intenzione che serva a tutti per andare incrementando la fame di Dio e non perché qualcuno – con la migliore delle intenzioni – si metta sulla stessa strada ad offrire tramezzini per calmarla, intralciando con questo il passo di coloro che, nel procedere “andando forte”, risveglieranno in tutti i battezzati l’ansia, il piacere e l’avventura di “PELLEGRINARE CON CRISTO VERSO IL PADRE, SOSPINTI DALLO SPIRITO SANTO, AIUTATI DA MARIA, PORTANDO CON SE TUTTI I FRATELLI”. Ultreya!


L’ULTREYA NELL’AMBITO DELL’OPERA DEI CURSILLOS – parte 3

0001F9 (segue dall’articolo precedente)

L’Ultreya non può essere parrocchiale, in ogni località dove vi sia più di una Parrocchia. Nei paesi dove c’è una sola comunità parrocchiale, è evidente che lUltreya non potrà essere interparrocchiale: nell’unica parrocchia si incontrano tutti per condividere il proprio cristianesimo con gli altri.

Il. problema dell’interparrocchialità si pone nelle città. Il problema può sorgere dal fatto di credere più nella parrocchia che nella Chiesa, o di non conoscere la finalità che si cerca di raggiungere con il Movimento dei Cursillos, ignorando, di conseguenza, le caratteristiche essenziali dell’Ultreya all’interno del meccanismo dei Cursillos. Con autentiche Ultreyas si fa procedere tutta l’Opera lungo il suo canale appropriato, spingendo avanti il Movimento che va vertebrando  cristianità.

Non illudiamoci: nelle città le Parrocchie non costituiscono unità naturali di convivenza. Ad ogni livello siamo ormai sotto il segno del nomadismo. E’ significativo lo studio sociologico fatto in una città: i clienti abituali dei bar coloro che in essi si ritrovano con gli amici di sempre – sono in genere persone che non abitano nell’agglomerato urbano del quale frequentano il caffè, ma appartengono, di norma, a rioni distanti.

Dovunque si risieda si è pronti a superare grandi distanze per ciò che interessa. Quando c’è un film interessante tutti vanno a vederlo; fa addirittura da propaganda far sapere che successivamente la pellicola  non verrà proiettata da nessun altra parte.

In tutti i settori si tende alla concentrazione delle imprese, alla scomparsa della piccola proprietà terriera, all’integrazione in grandi collettività, per aumentare il volume dei redditi. Sarebbe inconcepibile che noi – per essere meno furbi dei figli del mondo –  volessimo realizzare una cosa così seria come l’Opera dei Cursillos attenendosi alla legge del “minimo sforzo”. All’insegna del “minimo sforzo” non si può ottenere niente di pregevole. La fatica non pesa quando la si compie per qualcosa che si apprezza. Gli uomini sono sempre della grandezza degli ideali che si propongono; se ridimensioniamo gli ideali “beccheranno” solamente i mediocri.

Può essere aperta l’Ultreya? Nel questionario inviato ai segretariati diocesani si poneva la domanda se l’Ultreya deve essere aperta o chiusa, cioè se possono parteciparvi non-cursillisti.

Io risponderei che ciò che conta è che il clima, il tono, sia quello che si vive e si convive in un cursillo. Se ammettiamo persone che non vivono l’atteggiamento interiore di chi ha fatto il Cursillo, otterremo solamente di annacquare la sostanza.

Imprudenza ancor maggiore sarebbe di voler “sistemare” i cursillisti, per il semplice fatto di essere tali, nelle Organizzazioni già esistenti. Quando si organizzano Cursillos “per” questo, accade di solito che si alzino subito lamentele riguardo ai cursillisti e che si cominci a dire che i cursillisti non fanno nulla o che fanno “saltare” tutto. I cursillos si ripromettono di far vivere il Fondamento Cristiano; il resto, per quanto possa essere importante, è accessorio. E bisogna lasciare che sia Dio ad indirizzare, o non indirizzare, il cursillista su quella particolare strada.

A questo riguardo, si possono rivedere le conclusioni delle “Convivenze di Burgos”, in cui si definiscono le relazioni tra l’Opera dei Cursillos e le Associazioni di fedeli. A conferma di quella linea, costituisce un vanto per il Movimento dei Cursillos, come si dice nel Breve di Paolo VI, l’aver dato alle Associazioni “felice impulso con i nuovi aderenti che ha loro procurato questo metodo di formazione cristiana”.

(segue)


L’ULTREYA NELL’AMBITO DELL’OPERA DEI CURSILLOS – parte 1

images (8)Relazione di Eduardo Bonnin alla Riunione dei Dirigenti della II Ultreya Nazionale di Spagna –  Santiago de Compostela, 29 e 30 giugno 1965

(Tradotta da Vittoriano Valentini dall’originale spagnolo apparso sui numeri 25 e 26 del settembre ed ottobre 1965 di “Cursillos de Cristiandad – Boletìn Informativo del Secretariado Nacional” ,  Fermo – luglio 2005)

E’ evidente che i Cursillos di Cristianità hanno un impatto innegabile sulle anime nel generare una spinta volta a conseguire la conoscenza, la convinzione, la vivenza e la convivenza del Fondamento Cristiano. Ormai i Cursillos hanno una notorietà indiscutibile: la notorietà degli “abbondantissimi frutti”, che come ci ha detto Paolo VI, il Movimento dei Cursillos sta ottenendo “nelle varie parti del mondo”. Si possono discutere le idee; ma contro i fatti, quando siano stati ripetutamente, massicciamente comprovati, non c’è discussione che tenga. Contro i fatti, dice un principio della filosofia, non valgono argomenti. In effetti sono innumerevoli le vite che, in ogni parte, e sotto i più diversi climi, dimostrano l’efficacia spirituale ed apostolica dei Cursillos di Cristianità. Tutto questo lo si è ottenuto per la grazia di Dio, per la preghiera dei fratelli e per l’applicazione di un metodo che ha dalla sua sia l’avallo della esperienza, che l’accettazione, l’appoggio, l’autenticazione e l’ampia benedizione della gerarchia. L’applicazione del metodo, che è universalmente accettata per quanto riguarda i tre giorni del Cursillo, non risulta in realtà così evidente, quando si considera il Postcursillo. E questa scarsa evidenza proviene dal fatto che non sono pochi coloro che concepiscono e praticano la Riunione di Gruppo e l’Ultreya a “proprio modo”. Con ragione non minore dell’arguzia, alle “Primeras Convivencias” di Burgos, il Presidente del Segretariato Diocesano di Las Palmas diceva che “l’impressione è che ci sia uno Spirito Santo per ciascuna diocesi”.

La finalità dell’Ultreya.

Dobbiamo pertanto analizzare, esplicitare, chiarire che cosa comporta nella pratica, la finalità che persegue l’Ultreya, per poterne ricavare che cosa è e che cosa non è questo strumento fondamentale del meccanismo soprannaturale dell’Opera dei Cursillos. L’Ultreya mira a far sì che chiunque abbia partecipato ad un Cursillo trovi la circostanza opportuna, che gli faciliti la possibilità di seguitare a profondere la propria gioiosa aspettativa, la propria dedizione ed il proprio spirito di carità nello stesso modo e nella stessa misura che lo convinsero, lo entusiasmarono e lo infervorarono durante il Cursillo. Non si tratta semplicemente di ottenere una perseveranza, ma piuttosto un rinnovamento di motivazioni, che facciano rivivere e aumentare, nel cursillista, le “atmosfere di pressione” necessarie per compiere ogni giorno il proprio passo, per ciò che riguarda la vivenza ed il miglioramento del proprio cristianesimo. Per questo l’Ultreya ha la sua fisionomia specifica. Non è un luogo per far ristagnare la vita di alcuni cristiani, ma piuttosto un soffio di ripetuta Pentecoste, che consente loro di vivere il proprio cristianesimo con la meraviglia, l’ardore ed il vigore dell’inizio. Ai Cursillos senza l’Ultreya – senza una Ultreya autentica – si spuntano rapidamente gli artigli. E’ come fare una collana senza fare il nodo al filo che si infila nelle perle: come il filo si tira si disperdono tutte.

L’Ultreya è la riunione delle Runioni di Gruppo. E’ l’incontro e il contatto settimanale di quanti, nella zona, vivono il Cursillo – o sentono di non vivere quanto esso esige – e vogliono condividere e convivere il proprio cristianesimo nello stile che caratterizza il Cursillo, come ampliamento e complemento, alla scala comunitaria, della Riunione di Gruppo. Per questo l’ultreya deve essere semplice, genuina, priva di complicazioni; deve essere viva, perché deve ravvivare; deve essere forte, cioè collegata alla forza divina che opera nei sacramenti; deve essere attuale, svolta in modo che possa coinvolgere gli uomini di oggi e diffondere luce e forza sui problemi degli uomini di oggi. L’Ultreya è la Chiesa viva in un posto determinato. A condizione che sia centrata sulla sua vera finalità, è il ponte che unisce le due realtà della fede e della vita, della Chiesa e del mondo. Nell’Ultreya, il cristiano è spinto a soprannaturalizzare tutta la propria vita, a portare, senza ritirarsi dal mondo – da tutto ciò che costituisce “il suo mondo concreto” – il dogma nella realtà, impregnando la realtà delle strutture umane del soffio della vita incentrata in Cristo, al fine che tutto l’umano sia cristiano – la “consecratio mundi” – e tutto il cristiano si senta Chiesa. Nel provare la sorpresa della “ammirazione dei santi”, che nell’Ultreya non espongono una dottrina, ma che piuttosto manifestano una vivenza, la Grazia ci si presenta come una possibilità accessibile, come una esigenza obbligata, come una occasione opportuna, in cui “l’amore fraterno si converte in sacramento dell’incontro con Dio”(E. Schillebeeckx).

(segue)


Eduardo, ruega al Padre por nosotros

0001WvQualche tempo fa, durante il periodo estivo, un fratello cursillista di Padova si è rivolto a me per confidarmi con affanno una situazione molto delicata e dolorosa che coinvolgeva un suo familiare e di conseguenza tutta la sua famiglia. Dopo averlo ascoltato ho promesso la mia costante preghiera, dato anche che settimanalmente mi reco davanti al Signore, facendo parte del gruppo di Adoratori dell’Eucarestia della mia parrocchia (San Filippo Neri di Padova). Ho avuto l’opportunità recentemente di recarmi a Palma di Maiorca in parte per un periodo di vacanza e in parte per un “pellegrinaggio” sulla tomba di Eduardo Bonnin, fondatore del Movimento di Cristianità nato proprio in quella città. Ho pregato intensamente sulla sua tomba chiedendogli di intercedere presso il Signore per questa situazione che faceva soffrire un’intera famiglia.

All’uscita dalla Chiesa dei Francescani, dopo la preghiera, mi è giunta una telefonata da chi a me si era rivolto per le preghiere comunicandomi che la situazione, inaspettatamente e con sua meraviglia, si era risolta ed aveva preso una svolta positiva.

Io sono certo che il Signore abbia ascoltato Eduardo ed abbia voluto darci la gioia della Sua presenza vivificatrice.

G. S.