Cursillos di Cristianità

Benvenuti nel sito ufficiale dei Cursillos di Cristianità – diocesi di Padova


crocifisso s. mani e piediDa ieri, 19 novembre, si sta celebrando il 68° Cursillo Uomini, ti ringraziamo per il costante e fedele accompagnamento nella preghiera e ti attendiamo alla

CHIUSURA  

 presso Villa Immacolata alle ore 17,30, puntualissimi! Per la conoscenza dei nuovi fratelli e per la consegna del crocifisso. Ritroviamoci in tanti per circondarli di calore amichevole.

Indirizzo: Villa Immacolata  Via Monte Rua, 4 – Torreglia Pd


SSN … servizio sacerdotale notturno

Basilica del VotoDa qualche mese Saverio ed io diamo una mano in quello che si potrebbe paragonare al 118 dello Spirito.

Il primo lunedì del mese (un mese io, un mese Saverio) alle 10 della notte andiamo vicino al Centro Storico di Quito. Alla fine di una difficile salita sorge la “Basilica del Voto”. Una chiesa neogotica costruita alla fine dell’800 da uno dei Presidenti dell’Ecuador che consacrò (anche nella Costituzione della Repubblica) tutta la nazione al Sacro Cuore di Gesù. Nella cappellina c’è l’Adorazione continua e nella sacrestia della cappellina si riunisce una gruppo di volontari, quattro laici e un sacerdote. Ci si saluta, si prega insieme e dopo si aspetta. Qualcuno dorme, ci si turna per rispondere al telefono. Da piú di un anno c’è un numero verde. Dalle 10 di sera alle 6 del mattino. Se qualcuno è in fin di vita e desidera confessarsi o ricevere l’estrema unzione è sufficiente che un familiare chiami e subito il sacerdote, accompagnato da due laici, sale in macchina per recarsi o alla casa o all’ospedale. Il centralinista risponde, accerta che non sia una presa in giro o uno scherzo di cattivo gusto, raccoglie tutti i dati, spiega la strada e via. Nella cappellina dell’Adorazione ci sono sempre delle persone che pregano, quelli che vanno in macchina a dare il sacramento sanno che sono accompagnati dall’alto.

Saverio ed io non abbiamo iniziato da molto. Fino ad ora sono andato tre volte. Mi impressionano i laici che mi accompagnano. Papà, lavoratori, una volta anche un avvocato. Se la mattina io ho sonno facilmente riesco ad organizzare i miei impegni per riposare un po’. Loro alle 6, quando il turno finisce, corrono a lavorare. Non ho mai sentito lamentarsi nessuno anzi si vede la soddisfazione di aver fatto qualcosa di buono nei loro occhi arrossati dal sonno.

Quando arriviamo nella casa o nella stanza dell’ospedale mi aiutano a prepararmi, mi accompagnano nella preghiera, conversano con i familiari del malato. Senza dire stupidate o frasi fatte ma condividendo le parole che accompagnano il dolore a bassa voce. L’altra notte, alla seconda uscita, siamo arrivati troppo tardi. Il papà era morto da pochi minuti. C’era il figlio ad assisterlo nella clinica. Abbiamo pregato insieme, ho dato la benedizione al corpo. Il figlio era scosso e ogni due secondi mi domandava se il papà sarebbe andato o no in Paradiso. Io cercavo di consolarlo, lasciando che si sfogasse. Si inserisce nella conversazione una delle due persone che mi accompagnava e dice al figlio: “Tuo papà già sta in Paradiso, però… tu ci andrai?” e da lì la conversazione prende una direzione completamente diversa. Non più di consolazione ma di conversione. Il figlio quasi si confessa e lo sfogo non è più solo di dolore ma anche di desiderio di migliorare. Mi vengono in mente le parole del mio padre spirituale durante i primi anni come prete: “I sacramenti nel dolore (funerali, unzione degli infermi), sono uno dei momenti più alti di evangelizzazione”.

Si ritorna alla base, si dorme un poco. Poco prima delle 6 ci si ritrova nella cappellina, si prega brevemente insieme, si ringrazia il Cielo per la notte e per quello che si è fatto. Ci si saluta. Ognuno a casa sua, al lavoro o in parrocchia.

¡Hasta pronto!  … dall’Ecuador P. Giovanni O.


Q.B.

sale-2

Il martedì mi piace, inizio la giornata con la mia RdG e la termino con l’Ultreya.

Incontro le mie amiche e con il profumo del caffè, oltre che la mattina, rinvigorisco anche il mio cammino in compagnia.

Iniziamo. Lo Spirito Santo, ospite perfetto, ci incoraggia a percorrere gli atri del nostro cuore, le stanze in cui la persona si incontra con Dio.

Rivediamo la settimana in una retrospettiva a volte difficile altre entusiasmante, condividiamo il momento vicino a Cristo fino a verificare il treppiede: Pietà, Studio e Azione.

“Questa settimana ho pregato tantissimo!” mi ritrovo ad affermare soddisfatta, quasi orgogliosa di aver conquistato chissà quale record, ricordando che per me pregare, nel senso pieno del vocabolo, non è sempre così semplice.

Ma ripensandoci mi riecheggia una stonatura: che senso ha dire “tanto” o “poco”, quale parametro usare per quantificare la preghiera personale?

Non sono molto brava in cucina allora, per non sbagliare, mi affido molto spesso alla consultazione delle ricette scritte con le quantità e proporzioni chiaramente specificate  così da ottenere il risultato migliore. Però quando mi imbatto nell’ingrediente “sale” trovo sempre e solo un piccolo acronimo: q.b.

Quanto basta.

La mia preghiera è q.b. per consentirmi di salare la mia cristiania?

Q.b. per la mia persona, per quello che sento di essere in grado di vivere, a quanto corrisponde?

Un q.b. che vado a ricercare nel cartoncino di quel “vestito” confezionato ai tre giorni, insieme all’assistente spirituale, e sempre da risistemare.

Non mi voglio preoccupare, soppesare: oggi è q.b.! L’importante è che ci sia, è ciò che riesco oggi, se è vero che la preghiera è la nostra risposta all’amore di Dio.

Ultreya!


Riscoperte

CURSILLO_de_CURSILLOS (602) Voglio parlarvi del mio sentimento quanto penso alla “vera amicizia”.

Rientrando nel Mov. Cursillo dopo alcuni anni di pausa dalla mia prima esperienza, fatta 34anni fa, ho riscoperto: il dono dell’amicizia.

Non vi nascondo che dentro di me c’era sempre una fiammella di nostalgia ed ogni volta che ricevevo il Notiziario mi tornavano in mente i bei ricordi di quando io e Tonino, mio marito, eravamo giovani: gli incontri dell’Ultreya e le vecchie amicizie di allora.

Desideravo tanto ritornare al Cursillo, però qualcosa mi bloccava.

Durante quel periodo, pur avendo fatto nuovi incontri di amicizia e conoscendo tante altre persone in parrocchia, sentivo dentro il mio cuore il bisogno di vivere incontri più intimi e profondi, condividendo la mia fede con le persone che avvicinavo.

Così quattro anni fa un’amica cursillista mi invitò assieme a Tonino a cena, era invitato anche con don Egidio (animatore spirituale diocesano a Padova), e dopo qualche mese mi ritrovai a partire come cameriera del 56° cursillo donne.

Attraverso quel si sono nate splendide amicizie. Sono veramente grata al Signore perché grazie ad esse mi sono sentita accolta, incoraggiata, abbracciata da quel sentimento che fa sentire i miei pesi più leggeri.

Camminando insieme alle mie amiche sto crescendo con loro, accetto con più amabilità me stessa e chi mi sta accanto.

Tutto questo l’ho riscoperto ancor più nella mia “Riunione di Gruppo” dove con fiducia, tanto amore e carità fraterna ci sosteniamo a vicenda.

Desideravo tanto tutto questo e vivo la nostra riunione come riscoperta che l’amicizia è meravigliosa perché proviene da Dio. La tocco nella mia vita, nel rispetto, nell’autenticità, nella libertà.

A marzo ho avuto la grazia di recarmi a Palma di Mallorca per vivere il Cursillo de Cursillos, mi sono sentita privilegiata perché ho vissuto giorni indimenticabili, respirando armonia e stupore nel vedere e sentire la calorosa accoglienza e la gioia nei volti dei fratelli e sorelle di Palma: volti che porto ancora dentro!

Attraversando i luoghi che parlano di Eduardo ho rafforzato ancor più la consapevolezza di quale grande dono è il Cursillo! Tanto che quando incontro persone a me care, mi sorge spontanea la gioia e il desiderio di far nascere in loro, attraverso l’amicizia, la voglia di fare l’esperienza viva.

Rileggendo i miei appunti presi a Palma mi sono soffermata su questa frase “nell’amico l’anima riposa, non c’è tensione”

Credo che ciascuno di noi debba essere grato ad Eduardo per aver scoperto che il dono dell’amicizia è il mezzo più efficace per trasmettere l’Amore che Dio ha per ciascuno di noi. Concludo con le parole di S.Agostino:

“Non c’è vera amicizia se non quando l’annodi Tu, o Signore … felice chi ama l’amico in Te”

Ultreya, Giuliana C.


RdG, la gioia nell’amicizia

due-amiche

Ho avuto la possibilità e la gioia di partecipare al Cursillo de Cursillos a Palma di Mallorca, e vorrei parlare di un rollo che ha colpito molto me e credo tanti di noi, e di quanto nella mia vita risuoni vero il suo contenuto.

Il rollo è quello della Riunione di Gruppo, il rollista era Juan Aumatell. Juan è una persona stupenda, un uomo molto carismatico che noi italiani ci saremmo portati via in valigia molto volentieri.

Io ho avuto la fortuna di lavorare e condividere nel gruppo operativo con lui che è  riuscito a trasmetterci, anzi infervorato con tutta la sua passione, il significato e l’essenza della RdG.

Mi hanno colpito in particolare due aspetti:

1. La RdG esiste perché io e te siamo amici. E grazie a questa amicizia diventiamo sempre di più noi stessi, in quanto la libertà data da un’amicizia sempre più profonda, con l’amico e con Cristo, aiuta a riscoprire noi stessi. Più l’amicizia si approfondisce, più riscopriamo noi stessi.

2. Come scegliere gli amici della RdG? Il metodo è semplice e simpatico, basta porsi due domande:

. Faresti una vacanza, un viaggio con lei/lui?

. Apriresti un’impresa con lui/lei?

Finito il mio primo cursillo sentivo il bisogno della RdG. Non ne avevo una, per farla andavo in ultreya quando potevo. Un giorno mi è piovuta dal cielo Gabri, la nostra amicizia è cominciata al Santo (Santuario di S.Antonio), nemmeno un anno fa.

Ci siamo scelte a vicenda. Per me è stata più una sensazione a pelle, però posso dire che da subito mi ha colpito la sua calma, il fatto che fosse vicina d’età e che fosse davvero una bella persona già a prima vista. Alla fine però la proposta di iniziare una RdG insieme l’ha fatta lei.

È sorprendente il fatto che abbiamo già dei ricordi come delle vecchie amiche, entrambe sappiamo cose del nostro passato e io sono già diventata “zia”!! Il 24 Febbraio scorso ho ricevuto una telefonata al mattino presto da Gabri, cosa molto strana perché lei di solito non chiama prima delle 11.00. Con voce stanca mi disse che era nato Salvador, che lei era appena rimasta sola e che aspettava il piccolo per vederlo bene. La mia reazione al telefono fu quella di un pesce rosso, come disse mia madre, ma la mia gioia vi assicuro era grande! Appena mi arrivò la foto, beata tecnologia, la feci vedere a tutti: a mia madre, a mio padre, a mia sorella, a Marco, agli amici dell’ultreya…

Vi lascio immaginare la gioia quando ho incontrare e abbracciato lei e Salvador la sera stessa!

Ci stiamo scoprendo e riscoprendo a vicenda (punto 1 del rollo donato da Juan)

Per concludere. Gabri ha viaggiato molto quindi quale migliore compagna di viaggio?!

Per l’impresa…. beh, lasciamo stare siamo entrambe pigre, falliremmo subito.

Ad ogni modo è come un si, perché siamo d’accordo sul “non aprirla”.

De Colores, Sara


Alba

fotoAlba a Palma di Mallorca, 20 marzo 2014

“La fede infatti è un’esperienza per sua natura comunitaria, che non si può comunicare in termini astratti, ma si vive in una forma concreta e si trasmette agli altri come esperienza di vita. In questi giorni noi cercheremo di vivere un’esperienza comunitaria della fede cristiana” (dal rollo preliminare)

Siamo ritornati dall’esperienza del Cursillo de Cursillos vissuto a Palma di Mallorca, occasione privilegiata per fermarci a riflettere seriamente sul nostro Carisma, dono prezioso dello Spirito Santo per tutta la Chiesa.

Abbiamo assaporato l‘ilusion di Eduardo Bonnin, un mondo a colori pieno di amici e di consapevolezza che Dio ci ama.

Siamo tornati con la testa piena di idee ed il cuore di fuoco, pronti per vivere con ancor più entusiasmo e con animo rinnovato la nostra vita negli ambienti quotidiani ed all’interno della nostra comunità cursillista… con la certezza che il sole risorge sempre!

Con l’occasione ringraziamo il Signore per questa preziosa opportunità.

Ringraziamo tutti gli amici che hanno condiviso e convissuto con noi questo Cursillo: singolarmente! 

Ciascuno è stato il tassello insostituibile che ha reso indimenticabile quest’esperienza.

A tutti … Buen camino y Ultreya siempre!  da Roberta, Antonino e Giuliana, Berta e Renato, Zefferino e Daniela con Sara

“Quando una persona sperimenta questa realtà e la fede di essere amata da Dio in Cristo diventa il motore, l’orientamento e la meta del suo vivere, allora capisce che essere cristiano non è solo sapere che un giorno dovremo rendere conto, ma che è vivere rendendosi conto di vivere e questo la spinge a rendere grazie a Dio. Se affrontiamo la vita con questo atteggiamento, allora ci rendiamo conto che la vita è bella, che la gente è importante e che vale la pena vivere” (Eduardo Bonnin) 


Quello che il Papa non dice … per una nuova evangelizzazione

papa francesco

Ancora suggerimenti per la nostra missionarietà, assonanze con il nostro Carisma.

Ho letto con attenzione il discorso del Papa ai catechisti e ho ascoltato in diretta l’omelia della Messa in occasione del loro incontro mondiale nell’Anno della fede. E poi ho cercato di mettere questi due discorsi sullo sfondo di tutto il dibattito intra-ecclesiale […] sulla nuova evangelizzazione. E ho visto che a farmi pensare non sono tanto le cose che il papa dice, ma quelle che non dice.

Innanzitutto non dice nulla sulla questione della conoscenza delle verità della fede. Possibile che sia stato così distratto? Che non dia nemmeno una indicazione su questo tema? Che sembra a volte essere il nodo essenziale con cui la Chiesa lotta, perché la sua verità non è più data per scontata nel mondo di oggi. In realtà un piccolo accenno c’è. Nell’omelia dice che nell’annuncio bisogna trasmettere “la dottrina nella sua totalità, senza tagliare, né aggiungere”.

Ma che indicazione è? Questa è l’affermazione di uno dei fondamentali compiti della Chiesa. È valida per ogni tempo e per ogni ambito. Non dice nulla sul come, su che cosa privilegiare, su quale gerarchia tra le verità sia quella più adatta all’oggi, su quale tipo di filosofia sia meglio “appoggiare” la ricerca di una credibilità per la verità della fede. E stiamo parlando di un incontro mondiale dei catechisti! Che non hanno a che fare solo con bambini, ma anche con adulti e con uomini di cultura. Eppure il papa non dice nulla su questo. Anzi, in due passaggi del discorso ai catechisti che si presterebbero bene a ciò – quando parla del kerigma – ricorda il centro del kerigma e dice semplicemente che è un “dono”, che come è stato ricevuto va ridonato. Nulla di più.

Non c’è insistenza sulla necessità di far fronte al “relativismo”, di tornare a dare “ragione” della fede. E dire che nell’omelia è ben chiaro che il papa sa bene quale sia la condizione della cultura attuale, dandone un giudizio pesante, parafrasando Ger. 2,5: “Chi corre dietro al nulla diventa lui stesso nullità”. Perciò non si può dire che il papa indulga o ceda alla cultura dominante. Eppure il centro del suo insegnamento, sia nel discorso sia nell’omelia, stanno da un’altra parte.

Secondo. Il papa non dice nulla sulla necessità di difendere la fede rispetto alla cultura dominante e sulla percezione che la Chiesa sia sotto attacco nel mondo, da parti diverse. Come è possibile che non si renda conto che in Africa e in Asia stanno massacrando i cristiani per la loro fede? Che in Europa e nel mondo occidentale le basi della cultura cristiana siano corrose dagli acidi della post-modernità? Eppure è lui stesso a segnalare, nell’omelia, che la cultura attuale, facendo della “spensieratezza” un obiettivo a cui sottomettere tutto, finisce per avere come centro il proprio benessere e così perde l’identità, il nome, non sa più chi è. E ancora lui ci segnala, nel discorso, che la persona “rigida”, ferma dentro ai propri schemi mentali, chiusa nel proprio orizzonte ideologico o teologico, non può richiamarsi a Dio per giustificare le proprie azioni (anche quelle violente), perché “Dio non è chiuso, non è rigido!”. Non è quindi che il papa non veda questa situazione. Ma non ritiene necessario spendere nemmeno una parola per metterci in guardia da questo.

Anzi, su questo sembra andare nella direzione opposta. Ci invita a non preoccuparci per nulla ed ad uscire da noi e andare nelle periferie del mondo. Ma come? In una situazione di assedio e di corrosione dei fondamenti culturali dovremmo mollare la difesa e andare incontro all’altro? Come fa a non rendersi conto che si rischia di scomparire e di essere travolti? Verrebbe da dire: caro Francesco, un po’ di prudenza! Ma lui invece, citando Giona, addirittura sembra voler scardinare il fondamento di questa nostra paura, cioè l’idea che il cristiano abbia qualcosa da difendere. “Giona non se la sente. Andare là! Ma io ho tutta la verità qui! Non se la sente”. Ho tutta la verità qui! Come faccio a metterla a rischio? Devo difenderla! Nella mente del papa in ballo non c’è la prudenza contro il coraggio. Anche qui il centro sta da un’altra parte.

Terzo. Il papa non dice nulla sulla questione dei linguaggi, che spesso viene indicata come uno degli ostacoli per l’efficacia della catechesi. Eppure lui stesso è la dimostrazione vivente del tentativo di cambiare linguaggio e di rendersi più comprensibile all’uomo di oggi. Ormai questo lo vedono anche i muri. E allora come mai, parlando ai catechisti, non si preoccupa di dare indicazioni sui linguaggi, quali siano più efficaci, quali da cambiare, quali da valorizzare? In realtà nel finale del discorso dice che il catechista deve saper cambiare per adeguarsi alle “circostanze” nelle quali annuncia il Vangelo. E in chiusura richiama “l’audacia di tracciare strade nuove per l’annuncio del Vangelo”. Ma anche questo suona come una ripetizione di un “mantra” che da molto tempo aleggia nella Chiesa. Certo il papa non dice nemmeno di assumere il linguaggio di questa cultura, con buona pace di chi la pensa diversamente. Anche qui il papa mette al centro un’altra cosa.

E allora: che cosa mette al centro? A partire da Gesù Cristo mette al centro ciò per l’uomo di oggi è il vero nodo del problema della fede. Non è in questione la verità della fede, è in questione il fatto che questa verità riesca a “scaldare” il cuore, cioè “attiri” le persone. Citando papa Benedetto, Francesco dice: “La Chiesa non cresce per proselitismo. Cresce per attrazione”. Non è in questione la paura di perdere la verità, contro il coraggio di regalarla a tutti. È in questione il fatto che la Verità non è già tutta qui, dentro il nostro schema mentale! E che Gesù ci aspetta nelle periferie non tanto per farsi amare e soccorrere da noi, ma per rivelarci altre parti della sua Verità! Non è in questione la necessità di assumere i linguaggi del mondo, ma di stare davanti a Gesù nell’eucarestia e nelle persone delle periferie per farci “guardare” da Lui, perché in questo noi impariamo i linguaggi che servono oggi. Non è in questione la trasmissione di alcune idee che possiamo tirare fuori dalla Bibbia e dalla tradizione della Chiesa, ma di fare memoria a noi stessi e agli altri delle grandi opere che Dio ha fatto nella nostra vita.

Ma riusciamo davvero a vedere che Lui ne ha fatte?

 Gilberto Borghi  (articolo tratto da www. vinonuovo.it) 


Così tanto …

vermz

XVI Dom T.O.  Lc 10,38-42

Un rabbi che entra nella casa di due donne, sovranamente libero di andare dove lo porta il cuore.

Libero di parlare alle donne, le escluse, come agli apostoli, seguendo la strada tracciata per la prima volta dall’angelo dell’annunciazione: rendere partecipi le donne dei più riposti segreti del Signore.
Gesù ha una meta, Gerusalemme, ma non tira mai dritto, non «passa oltre» quando incontra qualcuno.

Per lui, come per il buon samaritano, ogni incontro diventa una meta.
Maria seduta ai piedi del Signore ascolta la sua parola.
Il primo servizio da rendere a Dio – e a tutti – è l’ascolto.

Dare un po’ di tempo e un po’ di cuore; è dall’ascolto che comincia la relazione.

Allora una sorta di contagio ti prende quando sei vicino a uno come Lui, un contagio di luce quando sei vicino alla luce.

Mi piace immaginare questi due totalmente presi l’uno dall’altra, lui a darsi, lei a riceverlo.

E li sento tutti e due felici, lui di aver trovato un nido e un cuore in ascolto, lei di avere un rabbi tutto per sé, per lei che è donna, a cui nessuno insegna.

Lui totalmente suo, lei totalmente sua.
Marta, Marta tu ti affanni e ti agiti per troppe cose.

Gesù, affettuosamente raddoppia il nome, non contraddice il servizio ma l’affanno, non contesta il cuore generoso di Marta ma l’agitazione.
A tutti, ripete: attento a un troppo che è in agguato, a un troppo che può sorgere e ingoiarti, troppo lavoro, troppi desideri, troppo correre, «prima la persona poi le cose».

Ti siedi ai piedi di Cristo e impari la cosa più importante: a distinguere tra superfluo e necessario, tra illusorio e permanente, tra effimero ed eterno.
Dice Gesù: non ti affannare per nulla che non sia la tua essenza eterna.
Gesù non sopporta che Marta, sia impoverita in un ruolo di servizio, che si perda nelle troppe faccende di casa: Tu, le dice Gesù, sei molto di più.

Tu non sei le cose che fai; tu puoi stare con me in una relazione diversa, condividere non solo servizi, ma pensieri, sogni, emozioni, sapienza, conoscenza.
Perché Gesù non cerca servitori, ma amici, non persone che facciano delle cose per lui, ma gente che gli lasci fare delle cose dentro di sé, come Maria di Nazareth: ha fatto grandi cose in me l’Onnipotente .
Il centro della fede non è ciò che io faccio per Dio, ma ciò che Dio fa per me.
In me le due sorelle si tengono per mano. Con loro passerò da un Dio sentito come affanno – Marta –  a un Dio sentito come stupore – Maria.

Imparerò a passare da un Dio sentito come dovere, a un Dio sentito come desiderio.

d.Giuseppe Alemanno

 


L’amicizia è in pericolo quando …

4527117_0

Accogliamo un piccolo aiuto per le nostre relazioni e le nostre Riunioni di Gruppo. Testo tratto da: “Il breve libro dell’amicizia” di Anselm Grün, Editrice Queriniana, Brescia, 2004

“Non è detto che l’amicizia funzioni. Quattro in particolare sono i pericoli che minacciano l’amicizia citati dagli scrittori. George Bernanos indica nella noia il nemico più grande: “Nessuna amicizia può resistere alla noia“. Quando gli amici non hanno più nulla da dirsi, quando si sono abituati l’uno all’altro ma non sono più aperti a qualcosa che va al di là di loro stessi, la noia ucciderà l’amicizia. Il flusso tra gli amici è interrotto. L’amicizia secca, si arena. La noia nasce ogni volta che la sorgente della fantasia e della creatività si inaridisce. Spesso la causa di tutto ciò è il nascondere all’altro i propri sentimenti. Ma quanto più ci si trattiene dall’esprimerle, tanto meno le emozioni possono fluire in noi e tra di noi. Perdiamo gradualmente la capacità di vivere la bellezza in modo intenso. Meno parliamo dei nostri sentimenti e delle nostre esperienze, più si spegne la capacità di vivere qualcosa. E questo irrigidimento si trasforma in tedio. Ciascuno dei due annoia all’altro, invece di raccontare, pieno di entusiasmo, le proprie esperienze ed emozioni.

Il secondo pericolo consiste nell’attività eccessiva. Chi è sempre impegnato, chi si rifugia nel lavoro, non solo non ha tempo per l’amicizia, ma divento per di più incapace di essere amico di un’altra persona. Gli amici migliori non sono le persone baciate dal successo, bensì quelle che sono state colpite dal destino, che sono consapevoli delle proprie debolezze e dei propri limiti. L’amicizia necessita dell’apertura all’altro. Chi soffoca i propri sentimenti in mille attività, diventa incapace di condividerli con l’amico. Ma chi non ha più nulla di condividere non può essere amico di nessuno. Può godere dell’amicizia solo chi non si sottrae alla povertà del proprio io. Questa è la conclusione a cui giunge Goethe: “Solo a noi poveri, che possediamo poco o nulla, è concesso godere pienamente della gioia dell’amicizia. Non abbiamo altro che noi stessi. Ed è questo io che dobbiamo donare completamente”.

Il terzo pericolo è costituito dalla mancanza di parità tra gli amici. “La preponderanza eccessiva di una parte turba l’amicizia”, afferma il barone Adolf von Knigge. Se uno dei due amici si pone come sostegno, terapeuta, benefattore dell’altro, l’amicizia viene distrutta. L’amicizia ha bisogno di un ‘io’ e di un ‘tu’ posti sullo stesso piano. Ognuno dei due dona qualcosa all’altro. Ognuno arricchisce l’altro. Se una relazione tra chi aiuta e chi è aiutato si trasforma in amicizia, chi aiuta deve rinunciare alla sua posizione di superiorità e mettersi alla pari dell’amico. Se continua ad assumere il ruolo di padre o benefattore, distrugge così facendo l’amicizia. L’amico sente di venir curato e istruito, ma non amato per quello che è. E questo non è più amicizia.

La quarta minaccia all’amicizia , descritta da Ernst Raupauch, è collegata alla terza “L’eccesso di buone azioni indebolisce l’amicizia invece di rafforzarla”. Esistono persone che donano troppo agli amici. Ciò suscita nell’amico la sensazione che l’altro voglia comprare la sua amicizia. Egli soffocherà questo sentimento, ma presto il sentimento represso lo porterà all’aggressività e infine alla durezza. E il cuore indurito è incapace di amicizia. Nell’amicizia non ci devono essere dislivelli come quello tra il ricco che dà e il povero che riceve, tra l’ignorante e il sapiente, tra il sano e il malato. L’amicizia ha bisogno di uguaglianza tra gli amici, altrimenti è a rischio”.