Cursillos di Cristianità

Benvenuti nel sito ufficiale dei Cursillos di Cristianità – diocesi di Padova


Il Cursillo è un incontro di ciascuno con se stesso, con i fratelli e con Cristo

0001WvDi seguito, in allegato, proponiamo la lettura di un articolo scritto da Eduardo Bonnin.

Ci immerge nella storia, nelle motivazioni e nelle finalità del nostro Carisma.

Buona lettura a chi ha fame di comprendere la profondità di un Carisma quale dono dello Spirito Santo per tutta la Chiesa.

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Intervista a Eduardo Bonnin – 5° parte

Intervista a:  EDUARDO BONNIN  fondatore di Cursillos de Cristiandad   (5° parte)

13. Normalmente si pensa che il Vangelo sia qualcosa per specialisti. Il suo carisma per chi è?
Perché laici e consacrati lo vivono insieme?

Scopo del Movimento dei Cursillos è stato, fin dall’inizio, di far giungere la Buona Notizia del Vangelo a tutti gli uomini e le donne del mondo, senza distinzione. Il carisma dei Cursillos de Cristiandad è per tutti; nel nostro linguaggio interno siamo soliti dire che, se vanno le persone che chiamiamo «locomotrici», allora possono andare anche i «vagoni». Dove e quando il carisma dei cursillos è stato sentito dai sacerdoti e dai laici, si è sempre avuta una unione feconda per gli uni e per gli altri. La preoccupazione viva e assillante che tutti i chiamati ai cursillos possano conoscere e vivere in grazia di Dio, alimenta l’amicizia sincera e fa scomparire molti pregiudizi e malintesi.

La cosa più singolare dei cursillos è che sono seguiti da persone di ogni tipo e che in essi viene spiegato solo l’essenziale, ciò che chiamiamo «il cristianesimo fondamentale».

Restando sempre concreti e cercando di puntare sulla singolarità, l’originalità e la creatività personale e concreta di ognuno.

Operando affinché la persona, quando si rende conto del bene e del male che può ottenere scoprendo ed esercitando la propria libertà, non si trovi sola, ma con lo Spinto di Dio.

Precisando e spiegando la via della stima che il denaro svaluta e prostituisce.

Valorizzando ciò che vale al cambio che non cambia mai, cioè quello che si valorizza in base ai valori del vangelo.

Comunicando a più persone possibili la buona notizia che Dio ci ama, espressa con il mezzo migliore, l’amicizia, rivolta al meglio di ciascuno, la sua singolarità personale, la sua capacità di convinzione, di decisione e di costanza. Sapendo che il triplice incontro che si fa durante il Cursillo, con se stessi, con Cristo e coli i fratelli, si sta trasformando in amicizia, amicizia con se stessi, con Cristo e con i fratelli.

Questo, con la fedeltà alla grazia, ci offre un criterio cristiano che rende più facile e sicuro un orientamento preciso, ci offre la chiarezza necessaria e lo stimolo costante per risolvere qualsiasi problema alla luce di Dio.

Allora a poco a poco si capisce che Cristo è venuto nel mondo per procurarci la vera felicità, semplificandoci il cammino e dandoci i mezzi necessari. E sperimentiamo che, con Cristo interiorizzato, vissuto attraverso la grazia, possiamo stare male e sentirci bene. Siamo chiamati a rendere trasparente la tenerezza di Dio.

14. Come giudica, oggi, il suo rapporto con Dio? 

Il mio rapporto con Dio si manifesta nei miei rapporti di sincera e profonda amicizia con gente emarginata, soprattutto prigionieri, drogati, alcolisti; non mi è mai capitato di insegnare loro niente, ma cerco di approfittare di ciò che posso imparare. Molti di loro sono maestri nella virtù di saper aspettare, altri hanno saputo perdonare offese inimmaginabili, altri sperano contro ogni speranza e molti, anche con il cuore sanguinante, danno la precedenza alla possibilità di procurare gioia agli altri, cercando di addolcire un po’ la loro vita amara.

Credo che questo contatto, che ho cercato di realizzare con tatto, senza paternalismi, ma con fraterna e amichevole vicinanza, mi abbia avvicinato molto a Dio, alla preghiera, ai sacramenti, al rapporto vivo con Lui, nella sua Chiesa.

15. Come le viene incontro Dio nel suo cammino? 

Oggi, come ieri e come sempre, vedo, o meglio, sperimento il rapporto con Dio attraverso il dono che mi fa di poter vivere nella sua grazia, che cerco di rendere cosciente e ravvivare con la preghiera e la frequenza ai sacramenti.

Mi è sempre sembrato strano e difficile da capire che si debbano cercare motivazioni attuali di tempo e persino di luogo, per spingere le persone all’amore di Cristo.

Sinceramente credo che se si desse la precedenza alla motivazione suprema, se cioè le persone arrivassero a captare la meravigliosa realtà dell’amore che Dio ha per loro e se tutto fosse realizzato in questa linea, approfondendo, studiando ed esplicitando mezzi, si otterrebbe da ciascuno molto di più ed ogni cristiano, invece di incrementare il «religioso» attorno a se, otterrebbe la cristianizzazione dei cuori e delle menti di molte persone.

Mi ha sempre incuriosito l’idea di usare animatori per muovere le comunità cristiane. Credo che se queste energie fossero usate perché ciascuno possa incontrare se stesso e scoprire le proprie qualità, gli si semplificherebbe il cammino per imparare a ringraziare per esse e sarebbe in condizioni di accettare perfino con ottimismo i propri limiti.

Questo è il modo migliore perché ogni persona possa, in base alla risposta che dà alla suprema verità dell’amore di Dio per lei in Cristo, avere e disporre di un criterio cristiano con cui discernere qualsiasi avvenimento alla luce del vangelo.

Di amare si ha certezza, di essere amati sia ha fede. Chi ama dubita di tutto, chi si sente amato non dubita di niente.

Quando una persona sperimenta questa realtà e la fede di essere amata da Dio in Cristo diventa il motore, l’orientamento e la meta del suo vivere, allora capisce che essere cristiano non è solo sapere che un giorno dovremo rendere conto, ma che è vivere rendendosi conto di vivere e questo la spinge a rendere grazie a Dio. Se affrontiamo la vita con questo atteggiamento, allora ci rendiamo conto che la vita è bella, che la gente è importante e che vale la pena vivere. 

16. Allora è indispensabile appoggiarsi al vangelo… 

Per me il vangelo è sempre orientamento sicuro, luce chiarificatrice e stimolo costante in tutte le situazioni della vita. Il mio scopo di sempre è poter recitare il Padre nostro ogni giorno con verità.

17. Cosa vuol dire evangelizzare, oggi? 

Secondo me significa quello che significava ieri e che significherà domani. Il vangelo non cambia, siamo noi che dobbiamo cambiare. Il vangelo è sempre nuovo e ci rinnova. Cambiano invece i mezzi. Vedo che la difficoltà di oggi è che l’uomo stima più l’immediato che il vero, ma questo succede perché nel mondo tutto è disposto perché l’uomo non pensi, non possa disporre di tempo per pensare, per poterlo manipolare e proporgli qualsiasi cosa, purché non si eserciti ad essere uomo.

Per evangelizzare quest’uomo, allora, non basta parlargli del vangelo, ma bisogna metterlo nelle condizioni di poter captare il messaggio di Cristo perché in mezzo al suo vivere complicato, possa scoprire che il vangelo è orientamento sicuro per usare la sua libertà ed essere più felice, luce per trovare l’equilibrio necessario perché nel suo intimo ci sia pace e stimolo costante per interpretare i fatti che gli accadono, buoni o cattivi, alla luce della fede.


Intervista a Eduardo Bonnin – 4° parte

 

Intervista a:  EDUARDO BONNIN  fondatore di Cursillos de Cristiandad   (4° parte)

11. Come ha vissuto e qual’è il suo rapporto con la struttura ecclesiale e, con il papa, che ha il compito di discernere i carismi?

A mio modesto parere è la struttura ecclesiale che ha il compito di discernere, appoggiare e non soffocare le iniziative e le idee.

A proposito di questo ho letto con molto piacere: “Il giudizio sull’autenticità di un carisma e sul suo ragionevole esercizio, spetta a coloro che hanno autorità nella Chiesa, ai quali compete, anzitutto, il dovere di non soffocare lo Spirito, ma di esaminare tutto e ritenere ciò che è buono».

Il Movimento dei Cursillos è un movimento di Chiesa, non però per la Chiesa, ma per il mondo, come la Chiesa stessa.

Appartenendo alla Chiesa, ha bisogno di sacerdoti e di laici, ma gli uni e gli altri, oltre a rimanere in dialogo, devono essere fedeli e non staccarsi dal “carisma iniziale”; ebbene, da sempre si è data più importanza alle stranezze, soprattutto giuridiche e alle idee di quelli che danno maggiormente l’impressione di cercare più il protagonismo che lo studio serio e approfondito del perché e per chi.  Credo di aver spiegato che ho sempre voluto essere figlio della Chiesa; ma vedo che nella storia si ripete spesso che quando qualcuno rompe schemi ancestrali, sorgono sempre altri che si adoperano per cercare di perseguitarlo o screditarlo. Credo sia giusto che il compito di discernere spetti alla gerarchia. Secondo me, le idee nuove possono essere scintille passeggere o fiamme che possono rischiarare il panorama.

A volte gli innovatori – ho dovuto sperimentare personalmente questa affermazione – adottano un  atteggiamento simile a quello assunto dai discepoli di Gesù, quando i samaritani non vollero accoglierlo: “Signore, che scenda il fuoco!”. Ho pensato spesso che il Signore forse si rallegrò della determinazione e della veemenza della richiesta dei discepoli, ma niente turbò il suo atteggiamento sereno e non piovve fuoco. Credo che tutte le iniziative e irrequietezze che, grazie a Dio, quasi traboccano da tante parti, abbiano certamente bisogno del criterio della gerarchia, affinché la riflessione e il giudizio possano placare gli impeti e temprare gli animi. Mi sembra strano però che il cammino per arrivare a questo sia così complicato.

Quanto ai cursillos, il dialogo non fu mai possibile, ne vennero ascoltati gli iniziatori. Devo confessare che a volte mento parlando al plurale, ma il singolare, mi dà molto fastidio. Nella migliore delle ipotesi, la colpa è mia avendo adottato la soluzione facile di tacere verità vissute; non l’ho fatto però per voler scegliere il cammino più agevole, ma per aver sperimentato nella carne, infinite volte, che si dava più importanza all’obbedienza che alla verità e il mio interesse era che i cursillos andassero avanti nonostante tutto.

12. Può dirci come si configura concretamente il suo carisma? Come si esprime nelle persone che fanno parte del suo movimento? 

Anzitutto devo dire che questo «suo» della domanda mi disturba. Credo che tutto ciò che il movimento ha ottenuto e sta ottenendo nel mondo è dovuto al fatto che lo Spirito Santo è il suo autore.

A mio parere, il carisma si è andato configurando nel tempo attraverso l’accoglienza che gli è stata fatta di volta in volta; le persone che prendono parte, con le dovute disposizioni, ai tre giorni del cursillo, capiscono la semplicità del messaggio e cercano di tradurlo nella vita concreta di ogni giorno. Quanto hanno appreso nel cursillo, a livello individuale, lo consolidano e lo confermano nella “riunione di gruppo” e, a livello sociale, assistendo alla “ultreya”.

Entrambe le cose sono orientate alla cura attenta della dinamica della conversione, mediante la forza coesiva dell’amicizia, che non solo fa stare insieme le persone, ma fa anche sì che si sentano attivamente inserite nella vita quotidiana del piccolo gruppo che crea e mantiene, anche nelle piccole cose, una vicinanza di cuori, in modo che ognuno possa esprimersi di fronte agli altri così com’è.

Il legame vivo e interessato a questi atti rende più facile alla persona l’impegno di portare avanti nella vita le tre cose che gli sono state chieste il primo giorno del cursillo: il suo sogno, il suo dono e il suo spirito di carità.

Tutto ciò viene poi vissuto in un clima di grande fraternità, che si esprime in un linguaggio e in uno stile gioiosamente naturale e sincero, molto diverso da quello che di solito vive la gente devota.

Ogni persona che ha vissuto l’esperienza del cursillo ne esce con la convinzione che Dio in Cristo la ama.

Sa che essere cristiani, più d’ogni altra cosa, è sentirsi amati da Dio e vivere in questo stupore, dal momento che l’elemento più genuinamente cristiano è lasciarsi amare da Dio. L’atteggiamento interiore generato da questa realtà, quando è creduta veramente e vissuta in pienezza, cresce e diventa contagioso. Ma per captarla, per sperimentarla, per andare incontro a Dio che è amore, così com’egli è, dobbiamo cercare di presentarci davanti a Lui così come siamo.


Intervista a Eduardo Bonnin – 3° parte

Intervista a:  EDUARDO BONNIN  fondatore di Cursillos de Cristiandad   (3° parte)

1. Quindi, si trattò della valorizzazione dell’idea dei corsi già organizzati dall’Azione Cattolica ma, evidentemente, con apporti nuovi, perché nuovo era il contesto che voleva affrontare.

Di una cosa eravamo sicuri, che quei cursillos duravano troppo e questo andava a scapito della quantità di persone alle quali comunicare il messaggio. Pensammo che tre giorni fosse la durata ideale e che se i tre giorni comprendeva il sabato e la domenica, la cosa era ancora più semplice, perché era relativamente facile ottenere un giorno di permesso, il venerdì; cominciando, infatti,il giovedì sera, si poteva riunire un gruppo di persone per il fine settimana; così il messaggio poteva arrivare a molte più persone. La cosa che ci interessava maggiormente era studiare a fondo le idee che costituivano e sintetizzavano detto messaggio, per poterlo comunicare in maniera agile, integra, approfondita, densa e attraente a più gente possibile.

Così, pensandoci e pregando, studiando e continuando a pregare fu generato e si sviluppò il nostro Movimento dei Cursillos de Cristiandad. All’inizio si chiamarono semplicemente cursillos; in seguito, non noi, ma altri, per distinguerli dai cursillos che si tenevano in quei tempi: cursillos dei maestri di scuola, dei sergenti, e di qualsiasi altra categoria … furono chiamati Cursillos de Conquista, cosa che non piacque assolutamente ai loro ideatori.

Dell’aria che si respirava in quelle riunioni, ce ne dà un’idea la preghiera che recitavamo prima di cominciarle o quando la tensione delle discussioni lo consigliava. A quel tempo facevo già parte dell’Azione Cattolica, ma non mi piaceva quel clima di devota apatia che dovevamo dare alle nostre attività perché non fossero sconvenienti.

Noi ci muovevamo con un ritmo e un orientamento diversi, tenendo sempre presenti, più d’ogni altra cosa, i lontani; per evitare tensioni con l’Azione Cattolica e non essere contro di essa, ma ai margini di essa e con il desiderio di migliorarla, capivamo che dovevamo prendere le distanze per poter osservare le cose da una prospettiva diversa. A tal fine ci riunivamo per studiare il più fedelmente e profondamente possibile le idee che volevamo comunicare e le situazioni concrete delle persone alle quali volevamo far giungere il messaggio in maniera più personale possibile.

Anzitutto approfondimmo in gruppo lo studio dell’ambiente, io contribuii con ciò che avevo elaborato da molto tempo. Cercammo anzitutto di riflettere su come fossero le persone: le catalogavamo mentalmente in gruppi, cominciando dai cristiani coerenti, autentici, pratici che pensano e agiscono da cattolici, fino ad arrivare agli atei intellettuali. Preparammo addirittura delle schede, sempre immaginarie, anche se tratte dalla realtà della vita. Per esempio, quella del “giovane soldato”: “Obbedisce davanti per che non può farne a meno, bofonchia e mormora di dietro, perché non ne può più”.

A quelle riunioni non prendeva parte nessun sacerdote, non per una volontà esplicita di escluderli, ma perché, oltre ai loro molteplici impegni, sentivamo che la novità delle nostre idee, soprattutto prima di essere pienamente strutturate, potevano turbare la mentalità tradizionale, così attaccata a un modo di fare derivante dal loro ministero.

Alcuni aneddoti pittoreschi di quegli anni possono sicuramente far luce sulle nostre intenzioni. Quando dicevamo che il cursillo doveva essere eterogeneo, riunendo nell’avventura ogni categoria di persone, i vicini e i lontani, i ricchi e i poveri, gli intelligenti e gli ignoranti, i «signorini» e i lavoratori, gli studenti e gli operai, ecc. ecc., ci rispondevano che ciò che interessava a uno studente non avrebbe mai potuto interessare un facchino.

La nostra posizione era, in un certo senso difficile, perché dovevamo avere un atteggiamento comprensivo con i neo convertiti quando il loro spirito debordante e incontenibile urtava contro la rigidità pietrificata dall’abitudine. Ad esempio quando in ore impossibili – le uniche possibili per loro, quelle dopo il lavoro – andavano a chiedere a qualche sacerdote di fare un’”ora apostolica” in chiesa, la risposta era netta e categorica: “Non si può aprire la chiesa a quest’ora”. Dal suo punto di vista, il sacerdote aveva tutte le ragioni, ma noi dovevamo utilizzare un tempo prezioso, perché dovevamo lottare sempre contro l’orologio; si trattava di far capire al parroco la mentalità di quei giovani neo convertiti e di fare in modo che il fatto non accrescesse in loro i pregiudizi viscerali che nutrivano contro il clero.

Lo spirito del cursillo non è altro che la sostanza del vangelo portata nella realtà di molte vite; a volte essa irrompe nella persona con un impeto effervescente che non sempre è stato facile imbrigliare, ma che possiede tutta la forza di una generosità prorompente che colpisce, oggi come allora, quando il cursillo non è soffocato a forza di norme e procedure burocratiche.

Una delle cose di cui dobbiamo ringraziare Dio è l’unione del ruolo del sacerdote e di quello del laico nei tre giorni del cursillo. In esso, se si svolge come si deve, il sacerdote si sente più sacerdote e più che capire, vive quella indovinata espressione di sant’Agostino: “Con voi sono cristiano, per voi sono vescovo”.

D’altro canto il cursillo mette a nudo e scopre valori umani nei laici che se aiutati a essere cristiani nel mondo, invece che indirizzati a risolvere problemi intra ecclesiali, farebbero crescere il prestigio della Chiesa e la avvicinerebbero al mondo.

È doveroso riconoscere la fiducia che ci accordarono alcuni sacerdoti lasciandoci agire con libertà. Libertà che esigeva di esplorare e percorrere nuove strade nel desiderio di scoprire la più adatta per noi, per comunicare la notizia più bella in una maniera che, in qualche modo, rompesse gli schemi e vincesse la noia dell’abitudine con il vigore sempre nuovo di ciò che è evangelico.

Non è necessario sottolineare che tutti gli «inizi» creano anche problemi. Abbiamo avuto momenti duri; nel movimento abbiamo fatto esperienze che ancora oggi mi provocano dolore e feriscono il mio senso di giustizia.

8. Dio ha sempre suscitato nella Chiesa carismi diversi. 

Mi è sempre sembrato evidente che Dio non abbandona mai la sua Chiesa e che la sua infinita provvidenza dispone, nel corso della storia, che l’amore che ha per I’uomo venga in qualche modo manifestato.

I1 mezzo che normalmente Dio usa per arrivare alla coscienza dell’uomo e per risvegliarlo all’incredibile, ma possibile amicizia con Lui, è sempre diverso e cambia addirittura da persona a persona.

A volte il veicolo per ottenere l’attenzione e l’intenzione della persona è un’altra persona, oppure un avvenimento, un’idea, una comunità, un’istituzione, un comportamento.

9. Che cos’è per lei un carisma? 

Credo fermamente, e l’ho potuto verificare, quanto dice la teologia: “Un carisma è un dono che Dio fa a chi vuole, ma non per il destinatario che lo riceve, ma perché se ne avvantaggi tutta la comunità e la Chiesa”. 

10. Un carisma opera all’interno della Chiesa 

Sentirsi cristiani e non sentirsi Chiesa la ritengo una contraddizione; significa ignorare cosa sia essere cristiani e cosa sia la Chiesa. Però è una contraddizione molto frequente perché il messaggio di Cristo arriva a molte persone unicamente ed esclusivamente attraverso alcuni precetti morali rigidi ed esigenti. Separati dalla loro ragione e verità, questi precetti sembrano assurdi e la nozione di Chiesa appare così ristretta e falsata; per molti essa è formata solo da alcuni signori che vivono lontani anni luce dalla realtà della vita di ogni giorno e usano un linguaggio che rende molto difficile la comunicazione, per non dire il dialogo.


Intervista a Eduardo Bonnin – 2° parte

Intervista a:  EDUARDO BONNIN  fondatore di Cursillos de Cristiandad   ( 2° parte )

4. Ha fatto esperienza fin da giovane di un intervento forte, di Dio nella sua vita, significativo per lo sviluppo successivo? 

Ho sempre visto tradotto il mio modo di pensare in quella richiesta che, fin dagli inizi, facciamo al Signore in quella che chiamiamo ora apostolica: “Signore, fa che non abbiamo bisogno di miracoli per credere ed agire, ma fa che abbiamo tanta fede da meritare che Tu ce li faccia”.

Sono impressionato più dal silenzio di Dio e dalla sua capacità di sopportazione che dai miracoli e dalle apparizioni, perché la verità di solito arriva sempre attraverso persone che all’apparenza -ma solo all’apparenza- sono più lontane dalla trasparenza del Padre e dalla freschezza perenne delle beatitudini.

5. Il carisma dei «Cursillos» è molto legato alla storia del suo fondatore. Il movimento nacque in un preciso momento storico, con particolari esigenze, alle quali lei diede una risposta. Alla luce della sua storia personale, quali furono i primi passi che contribuirono alla nascita dell’esperienza del movimento? 

Ho letto una volta nel libro Profeti di Alfonso Schokel e Sicre Diaz una citazione di un certo  Ellermeier, che diceva: “Un fenomeno storico può essere captato adeguatamente solo quando si fa luce sui suoi inizi”.

Ebbene, ciò che potremmo chiamare l’inizio di tutto, avvenne così: quando prestai servizio militare  -sono dello scaglione del 1938 -, potei constatare che il mondo era molto diverso dal concetto che io ne avevo. In quell’ambiente venivano apprezzati alcuni valori opposti a quelli che avevo vissuto in famiglia. Questo mi fece pensare: “Questa gente è così perché sente il peso della legge o perché ignora la dottrina?”. Osservando la vita di quelle persone, mi convinsi che più che dalla legge erano appesantiti dall’ignoranza della dottrina.

Da quel momento, la mia quasi unica preoccupazione fu quella di comprendere il più possibile il nucleo fondamentale, essenziale della dottrina, la cosa più importante del messaggio cristiano.

Ciò che di esso dicevano gli autori cristiani, quelli che, secondo me, lo spiegavano meglio e con più chiarezza. E lessi sant’Agostino, santa Teresa, san Giovanni della Croce …

Mi interessava anche sapere com’è l’uomo, colui che deve ricevere il messaggio e lessi, tra gli altri, Dante, Cervantes, Baltasar Gracian …

Sebbene le ore morte durante il servizio militare siano quasi infinite, il tempo di cui potevo disporre mi obbligava a dare la preferenza, quando potevo leggere, a quei libri che, a mio giudizio, potevano essere più efficaci ed erano i libri degli autori che erano allora sulla cresta dell’onda: Hugo e Karl Rahner, Romano Guardini, il p. Plus, il card. Mercier, il card. Suenens, Tristan Amoroso Lima; e gli psicologi Carl Rogers, Maslow …

Però sentivo allora, e sento oggi, che ciò che meglio sintetizza e riassume la dottrina è il Vangelo.

Il messaggio di Gesù, di questo Cristo che anzitutto è notizia per l’uomo, quindi, inquietudine, poi voglia di sapere di Lui e che l’incredibile possibilità di essere suo amico, attraverso la grazia sperimentata e vissuta, svela e potenzia, nell’intimo di ogni persona, il meglio di se stessa.

Progredire nella conoscenza di Cristo e nella conoscenza dell’uomo come persona e quindi della sua capacità di convinzione, di decisione e di costanza, fu il mio interesse primario.

Per il primo mi aiutarono molto i libri: Vivi la tua vita di Arami, L’anima di ogni apostolato di Chautard, Le meraviglie della Grazia di M. J. Scheeben.

Per il secondo, per potere arrivare a una miglior conoscenza dell’uomo: Le potenze dell’io di Lavelle, Le grandi amicizie della coppia Maritain e in seguito, In terra straniera di Lili Alvarez.

6. Certamente testi importanti! Ma non fu solo questo …

Tutto questo e soprattutto il mio contatto con la gente mi portarono a verificare, dal vivo e direttamente, che quando il messaggio del Vangelo è accolto con fede personalizzata, e arriva alla singolarità, alla originalità e alla creatività di ciascuno, potenzia le sue qualità umane. L’uomo, a mano a mano che la sua vita di grazia diventa cosciente e crescente, è portato cristologicamente – cioè attraverso la logica che suole usare Cristo – ad accrescere il suo desiderio di vivere e di ringraziare per il dono della vita e a sperimentare la gioia che dà il comunicarlo a quanti più è possibile.

Il Movimento dei Cursillos, per la grazia di Dio e le preghiere di molti, nacque da una viva preoccupazione per l’uomo concreto, normale, quotidiano, quello preso dalla vita di ogni giorno e assillato dal solo fatto di dover vivere e di poter continuare a vivere, che rare volte dispone di tempo per pensare perché vive e meno ancora per occuparsi e preoccuparsi del senso della sua esistenza.

Ciò che volevamo agli inizi, e che continuiamo a volere ancora, è che la libertà dell’uomo si incontri con lo spirito di Dio.

Tutto ruotava attorno a questa idea centrale ed eravamo convinti che gran parte della sua efficacia consistesse nel trovare il modo per facilitare questo felice incontro.

Inizialmente da solo, e in seguito con qualche altro, ci proponemmo di studiare il posto e il modo più adatto per raggiungere il nostro obiettivo in maniera rapida, semplice, agile e attraente.

A quel tempo, il consiglio superiore dei giovani di Azione Cattolica era stato invitato dal suo presidente nazionale Manuel Aparici, che in seguito diventò sacerdote e consigliere dello stesso organismo superiore, a convocare a Santiago di Compostela 100.000 giovani disposti a vivere in grazia di Dio; questo in risposta alle affermazioni che papa Pio XI aveva fatto nell’enciclica Con viva ansia, del 1937, sulla situazione della Chiesa nel Reich tedesco; in essa si diceva che il mondo aveva bisogno di una cristianità che potesse essere, con le sue solide virtù cristiane, esempio e guida.

Una delegazione di giovani di Azione Cattolica andò a Roma per promettere al Santo Padre che sarebbe stata la Spagna a offrire quella cristianità che il papa desiderava.

Per questo, approfittando delle vacanze di Natale e di Pasqua, si recavano nelle diverse diocesi tenendo cursillos che duravano una settimana; quando li tenevano a livello diocesano si chiamavano “Adelantados de Peregrinos”; a livello parrocchiale, invece, «Jefes de Peregrinos»; lo scopo era interessare i giovani all’ideale del pellegrinaggio a Santiago e, in quegli anni, divennero famose le espressioni: «A Santiago, santi» e «Andare in pellegrinaggio non è niente, andare in pellegrinaggio con fede è aprire una strada».

Quando fu tenuto il primo di quei cursillos a Mallorca, nonostante fossi stato invitato, non volli andare. Anzi, non facevo parte dell’Azione Cattolica e il suo modo di essere e di fare non mi spingeva ad entrarvi.

Quando fu tenuto il secondo cursillo di quel tipo, l’anno seguente, il presidente insistette molto perché ci andassi e ci andai. Vidi in quei giovani uno stile e un modo di fare disinvolto e allegro che mi convinse.

Così, qualche tempo dopo, quando fu tenuto di nuovo a Mallorca un altro cursillo come i precedenti, fui invitato a partecipare. Quella volta però fu aggiunto allo schema il contributo del volume Studio dell’ambiente e altre cose; chiaramente si svolgeva in un’ottica molto diversa dai precedenti.

Non potevo sottrarmi al preoccupante pensiero di ciò che sarebbe accaduto dopo il grande pellegrinaggio e con altri amici ci chiedevamo: e dopo Santiago, cosa accadrà? Da quei cursillos ricavammo l’idea che per essere ascoltati, per comunicare le nostre idee – non quella dei cursillos che, come avevamo detto, agivano su un altro piano e avevano uno scopo specifico diverso – dovevamo farlo non a base di conferenze o spiegazioni, ma convivendo con coloro che volevamo contagiare, radunarli in un luogo isolato e formare dei gruppi per facilitare il dialogo e la partecipazione di tutti. Prendemmo dai cursillos anche il tema di alcune conversazioni perché non potevamo farne di nuove e dovevamo adeguarci esattamente al loro ritmo, ma nello stesso tempo studiavamo come animarle e sveltirle.


Intervista a Eduardo Bonnin – 1° parte

Quest’anno la Scuola Responsabili per approfondire il percorso formativo metodologico si è avvalsa dell’intervista fatta a Eduardo Bonnin, pubblicata nel libro “Segni di speranza” ed. San Paolo, 1998, di mons. Paul Josef Cordes (per più di dieci anni vicino all’esperienza dei movimenti in qualità vicepresidente del Pontificio Consiglio per i Laici).

Iniziamo la pubblicazione. Parte 1°

Intervista a: 

EDUARDO BONNIN 

fondatore di Cursillos de Cristiandad 

1. Per favore, può dirci anzitutto qualcosa di lei e del suo cammino di fede? In quale ambiente è vissuto e che tipo di formazione ha ricevuto? 

Credo sinceramente che il Signore, servendosi di circostanze normali e ordinarie, mi abbia manifestato a poco a poco la sua volontà nel corso della vita.

Sono un provvidenzialista convinto e vedo che nella mia vita non si è realizzato quasi niente degli obiettivi che mi ero prefissati da giovane, ma il Signore mi ha dimostrato, in moltissime occasioni, per non dire in tutte, di avere un gusto migliore del mio conducendomi per altre vie.

L’ambiente in cui sono nato e sono cresciuto forse è uno dei regali più preziosi ricevuti da Dio.

In famiglia eravamo dieci fratelli, tre maschi e sette femmine. Uno dei tre ragazzi ora è sacerdote diocesano e una delle sorelle, oggi morta, era carmelitana scalza a Valencia.

La mia gioventù è trascorsa negli anni della guerra di Spagna e della seconda guerra mondiale, quindi il mio servizio militare è durato nove anni. Prima avevo compiuto un normale corso di studi presso i Fratelli di san Giovanni Battista de la Salle e nel collegio dei padri Agostiniani.

Sono convinto che niente abbia influito su di me più del mio ostinato e sempre crescente interesse per la lettura. Già da ragazzino ero solito dire che preferivo stare un giorno senza mangiare che un giorno senza leggere. I1 denaro disponibile l’ho sempre speso in libri.

2. Che importanza ha avuto la fede nella sua gioventù? 

Moltissima e questo perché, a mio modesto avviso, la fede, quando è cristiana, lo è perché evangelica ed è evangelica perché è cristiana. La fede illumina, chiarisce e orienta le situazioni, a volte complicate della vita quotidiana, verso Dio e la sua Chiesa.

3. Come sentiva il problema di Dio? 

Non mi è mai capitato di pensare che Dio sia un problema, ma la soluzione (con articolo determinativo: la soluzione) sicura, efficace e piena di tutte le difficoltà che si presentano e si possono presentare all’uomo di ieri, di oggi e di sempre.

Ho potuto sperimentare che quando una persona ha fede, dimostra fiducia, crede, si fida e confida nella realtà più impressionante e profonda e forse più incomprensibile e difficile da capire, che cioè Dio, in Cristo, ci ama – mi ama , tutto il resto gli viene dato con larghezza in sovrappiù.

Credo sinceramente che a volte, e forse con la miglior buona volontà, ci sbagliamo credendo che Cristo si fece uomo ed entrò nella storia per salvare il mondo; confesso umilmente di non credere che questa fosse la sua idea, ma che si incarnò e venne nel mondo per salvare l’uomo, non il mondo. Perché l’uomo fosse felice attraverso la sua fede in Lui.

Durante la vita ho potuto vedere persone che, mancando di tutto, sono felici e altre che, avendo tutto. muoiono di noia.

Questo mi aiuta in parte a capire perché il Signore dice che il suo regno non è di questo mondo e perché lo colloca dove è, dove Lui vuole stare, dove si trova più a suo agio, cioè nello spazio interiore di ogni persona, nella sua intelligenza e nel suo cuore, perché attraverso l’unione con Lui, attraverso la grazia, possa vincere il suo egoismo, il suo orgoglio, la sua ambizione e la sua convinzione, la sua decisione e la sua costanza siano più cristiane.

Sono infatti fermamente convinto che, sebbene il regno di Dio non sia di questo mondo, è l’unico che possa dare senso e pienezza ai regni di questo mondo.


Carisma Fondazionale 4° e ultima parte

segue da CARISMA FONDAZIONALE  (rif. 1° Conversazioni sul Carisma, Assisi 5 dic. 2009)

Eduardo conosce e tratta con i lontani, perché ha dovuto prestare servizio in una Caserma, come soldato, durante le leva…

Lì incontrò giovani ostili, ma constatò, anche, che quei ragazzi avevano dei valori molto importanti ed insieme una sincerità selvaggia.

Dinanzi a questa situazione, si dedicò, a far conoscere loro la REALTA’ di Dio.

“Quando mi arruolai,e mi relazionai con una moltitudine di persone, ciascuna con un carattere differente, ho capito che Dio li amava. Allora incominciai ad interessarmi a far conoscere loro la realtà”

Un fatto eccezionale gli aprì l’orizzonte degli ambienti.

Il 6 febbraio del 1940 Papa Pio XII in una omelia diretta ai sacerdoti e predicatori quaresimali di Roma, si rivolge anche all’Azione Cattolica:

“Di questo duplice aspetto del suo popolo è dovere del parroco formarsi, con un veloce e agile sguardo, un quadro chiaro e dettagliato, diremo topograficamente, strada per strada, cioè da un lato le persone fedeli e in particolare quelle più elette da cui poter scegliere gli elementi per promuovere l’Azione Cattolica, dall’altro lato, i gruppi che si sono allontanati dalla pratica cristiana. Anche queste pecorelle appartengono alla parrocchia, pecorelle smarrite, e anche di queste, soprattutto di queste, siete pastori responsabili, dilettissimi figli; e come buoni pastori non dovete schivare il lavoro né lo sforzo per cercarle, per conquistarle di nuovo e non dovete concedetevi riposo fino a quando tutte non trovano asilo, vita e gioia rientrando nell’ovile di Gesù Cristo”

Con le idee precise in mente e lo spirito disposto al servizio del Signore, Eduardo comincia ad unificare queste idee in un lavoro che chiama “Lo studio dell’ambiente” con l’unica preoccupazione di una ricerca di strade diverse da quelle abituali per far giungere, specialmente ai lontani, la Buona Novella dell’Amore di Dio.

Era il piano di Dio, come affermò in pubblico a Roma, dinanzi a Giovanni Paolo II e a migliaia di Cursillisti di tutto il mondo durante la III Ultreya Mondiale nel giungo del 2000.

“Quella idea che ci mise nell’anima quando avevamo 20 anni, non era una chimera, né un capriccio giovanile, né un’esaltazione propria dell’età, ma un piano dello Spirito di Dio

Eduardo non apporta nulla di nuovo, ma fa affiorare ciò che era nascosto, al di là di ciò che era conosciuto da tutti.

Tutto era messo insieme, mancava solo l’alveo per incanalare l’acqua: il metodo per mettere in pratiche le idee.

Entra nell’Azione Cattolica alla fine del 1941 e, fin dal principio, gli affidano il Segretariato per la Ricostruzione Spirituale.

Nel 1943 assiste al II Cursillo de Adelantados de Peregrinos II, cursillos fatti dall’Azione Cattolica nazionale par raccogliere giovani per il pellegrinaggio a Santiago di Compostela, programmato per il 1948. I cursillos per Adelantados de Peregrinos duravano 7 giorni.

Era elitario e i temi avevano come obiettivo di base la formazione di dirigenti per l’Azione Cattolica e per il Pellegrinaggio a Santiago. Dice Xisco Forteza “In questo clima e proiettato verso la realtà del suo schema di Studio dell’Ambiente, Bonnín pensò ed elaborò,partendo dall’esperienza del cursillos de Adelantados de Peregrinos, un metodo che servisse per fermentare cristianamente le persone e gli ambienti <<lontani>>, e per rivitalizzare in profondità quelli che erano più vicini”

“La sfida era che il Cursillo de Jefes de Peregrino toccasse terra. Intendevamo che non solo i partecipanti dovessero prepararsi per il Pellegrinaggio, ma anche per la vita…”(Eduardo Bonnín)

E’ a questo punto, dopo questo cursillo, che Eduardo pensa che sarebbe molto utile per il Signore utilizzare le strutture esistenti dell’Azione Cattolica.

– Riduce il Cursillo a tre giorni;

– Rifà tutti gli schemi laici;

– Introduce una partecipazione interclassista;

– Introduce nel ritiro la Via Crucis del Padre Llanos;

– Altera il ruolo dei professori (rollisti), trasformandoli in camerieri dediti al servizio dei partecipanti con l’impegno del lavoro di corridoio;

– Cambia la finalità: da pellegrinaggio alla persona e alla vita.

Nasce qualcosa di nuovo perché si ha o si fa luce su qualcosa di nuovo. Si scopre un nuovo cammino religioso.

Nasce il PRIMO CURSILLO DI CRISTIANITA’ DELLA STORIA in una villetta -Mar y Pins- di Cala Figuera (Santanyi-Maiorca, dal 20 al 23 Agosto del 1944). “Eduardo ha ricevuto il carisma che lo Spirito Santo volle infondergli, lo comunicò ai suoi amici e un gruppo di loro collaborò con lui con impegno” sono parole testuali di Guillermo Estarellas.

Con loro condivise il sentimento che lui stesso così esprime:

“Mi sentivo chiamato a rendere trasparente in questo modo la tenerezza di Dio, e in questo volevo impegnare tutta la mia esistenza”.

Ebbe senza alcun dubbio l’appoggio di alcuni laici: non era possibile altrimenti senza Ferragut, Riutort, Estarellas, Font, Mir, Tano, etc Senza dubbio, ebbe l’appoggio di alcuni sacerdoti: non sarebbe stato possibile altrimenti, senza il Vescovo Hervas, don Sebastián Gayá, don Juan Capó, etc

Ad ognuno il suo merito, ma ciascuno nel proprio ruolo.

Tutti collaborarono, questo è il loro grande merito…

Può darsi che per qualcuno queste parole siano motivo di scandalo, ma la Verità é più importante del dispiacere che può dare “Io non sono un profeta; quello che succede è che io vedo quello che vedono gli altri, ma loro non vogliono vedere”

NULLA E’ NUOVO

Ho avuto l’onore di essere presente durante la visita dell’OMCC a Eduardo nel Novembre del 2003.

Eduardo, dopo aver raccontato loro, passo dopo passo, come erano andate le cose, concluse: “Questa é la verità,  fate quello che credete, ma questa é la verità”.

IV.- MOVIMENTO DEI CURSILLOS DI CRISTIANITA’

1.- Definizione

“La migliore notizia, Dio in Cristo ci ama, comunicata con il miglior mezzo, l’amicizia, diretto al meglio di ciascuno che é il suo essere persona

Sentire l’esperienza intima che Dio mi ama, con l’inquietudine apostolica, come battezzati, di comunicare questa grande notizia alla maggior parte delle persone dei miei ambienti, preferibilmente ai lontani, mediante il metodo dell’amicizia

La definizione che Eduardo formula é la seguente: “I CURSILLOS DI CRISTIANITA’ sono un Movimento che, mediante un metodo

proprio (1), tentano, partendo dalla Chiesa (2), di ottenere che le realtà del cristiano (3) si trasformino in vita nella singolarità, nella originalità e nella creatività di ogni persona (4) perché, scoprendo le proprie potenzialità e accettando i propri limiti, conduca la propria libertà con convinzione, rafforzi la sua volontà con decisione e propizi l’amicizia (5) in virtù della sua costanza nella sua vita quotidiana (6), individuale (7) e comunitaria (8)”

2.- Movimento laico

L’apostolato laico, il nostro apostolato, quello direttamente e specificatamente nostro, consiste nel : conquistare la vita degli uomini per Dio! Molto prima di conquistare le loro anime! I laici sono stati i precursori degli Apostoli, l’apostolato laico é l’apostolato della presenza!

3.-Gli ambienti

V.- L’APOSTOLATO DEI CURSILLOS ( si identifica con)

1.- Apostolato individuale

2.- Un dovere d’Amore

3.- Una necessità

4.-Possibile a tutti

5.- La testimonianza

6.- Risvegliare la fame.

Vivere come fermento: vivendo un quarto giorno in amicizia con i fratelli dentro i nostri ambienti, dove il Signore ha voluto metterci.

In perseveranza e crescita:

– tra gli amici, mediante la Riunione di Gruppo e

– in mezzo alla comunità mediante l’Ultreya,

Dobbiamo trasmettere, che gli uomini devono sentire l’esperienza intima che sono amati da Dio, sentendo l’inquietudine apostolica, come Battezzati, di comunicare questa grande notizia al maggior numero di persone possibile, in particolare ai lontani dalla Chiesa, attraverso il mezzo migliore che é l’amicizia.

Senza perdere energie in bagatelle…  Ma senza appannare la trasparenza e la chiarezza del messaggio !!!

E per questo ricordo le parole di Giovanni Paolo II:

“Mantenetevi fedeli al Carisma che vi ha affascinato ed esso vi condurrà con più forza a farvi servitori dell’unica potestà che é Gesù nostro Signore! Aprite nuovi cammini, ma sempre nella fedeltà allo spirito del Fondatore”

Questa è la verità, voi fate pure quello che volete, ma questa é la verità.

LA VITA E’ BELLA,  LA GENTE E’ IMPORTANTE … VALE LA PENA VIVERE

autore, Arsenio Pachòn