Cursillos di Cristianità

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Sempre con noi, più che mai!

522318_4798854459271_1406665863_n6 febbraio 2008-2015

7° anniversario

Con grande gioia annunciamo che giovedì 5 febbraio 2015 il vescovo di Mallorca ha promulgato il primo atto dell’istruttoria diocesana per la causa di beatificazione e santificazione del nostro Fondatore Eduardo Bonnin Aguilò.


¿SÍ?

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E’ più facile rispondere sì o no?

Senza dubbio è più facile rispondere di no. Così la responsabilità sarà di un altro, non ci saranno problemi, minori saranno le preoccupazioni, le difficoltà. “Non voglio, non posso, non sono capace, non ho tempo, non mi piace, non è affare mio, non mi interessa, non lo hanno chiesto a me, non mi importa”. È vero che così niente cambia, è vero che così la mediocrità sempre vince però (e questo è quello che stupisce) sembra preferiamo la mediocrità al bene solo per la paura di essere protagonisti del bene. Dopo ci sarà il pentimento, “si sarebbe potuto…”, ma sarà tardi. Qualcun altro avrà fatto o nessuno. Nei giorni di Avvento verso il Natale spesso mi sono chiesto: “E se Maria avesse risposto no grazie?”

Il mondo avrebbe avuto un cammino totalmente differente, tanto che non riesco ad immaginarlo. Dio avrebbe continuato la sua ricerca di una casa, una madre, un cuore aperto e senza paura. Quella mattina di sole a Nazareth una ragazzina rispose di sì al cielo, al Creatore. E il mondo cambiò. Un istante nel quale tutto l’Universo si fermò aspettando, anelando ascoltare dopo secoli di incertezza la risposta di una ragazza, il sì di una adolescente già promessa sposa, il sì di una ragazza che viveva nel paese più dimenticato del popolo più bistrattato del mondo.

Come sarebbero diverse le cose se avessimo il coraggio di rispondere sì quando la VITA si avvicina domandando aiuto. Sembra curioso: il cielo, l’infinito ha scelto realizzare il suo sogno di felicità mescolandosi con la nostra umanità tanto contraddittoria. Quando un bambino piange è il cielo che chiede aiuto, quando un povero grida è il cielo che chiede aiuto, quando un anziano non riesce ad attraversare la strada è il cielo chi ci chiede una mano, quando un papà non riesce ad arrivare alla fine del mese è il cielo che ci chiede aiuto.

E se iniziassimo a rispondere in modo diverso? Il nostro lavoro sarebbe molto più che guadagnare soldi, sarebbe migliorare il mondo; la nostra famiglia sarebbe molto di più che mangiare, dormire, lavarsi e fare silenzio; sarebbe fonte di vera vita. Le nostre strade non sarebbero più luogo di paura da attraversare a tutta velocità ma luogo di relazioni, incontro e amicizia.

Ci proviamo? Lavorare con passione guardando più in là della busta paga. Lavorare con il desiderio di emergere e aiutare perché anche chi ci sta intorno salga di qualche gradino. Relazionarci con gli altri con la allegra speranza di formare persone vere, sincere, umili e forti. Metterci la faccia perché ci sia giustizia, felicità, perché la paura sia solo un ricordo distante.

“No grazie” sarebbe la risposta più facile con sapore di cenere. “Sì” ha un gusto diverso, a vera vita, a vita piena. Maria rispose sí e cambiò il mondo, Giuseppe rispose sì e cambiò il mondo, i Re Magi e i pastori risposero sì e cambiarono il mondo. Dio rispose sì e cambiò l’universo. Che la nostra vita sia sì, eternamente grande e eternamente libero. Così la nostra presenza risplenderà della stessa luce con la quale la stella quella notte illuminò la grotta di Betlemme e il mondo intero.

Per te, di cuore, un Santo Natale.

P. Giovanni


Ma Dio c’è, è un grande. Gli amici pure, e mi piace.

imagesDi ritorno dalla Convivenza Nazionale di Studio guidando ripenso ai giorni trascorsi a Perugia.

Sono partita un poco di malavoglia, pensando semplicemente di assolvere un dovere da responsabile all’interno del MCC; caricandomi di molti scrupoli e sensi di colpa per l’evidente contingente economico/socio/lavorativo/familiare non felice, poco incline a farmi intravedere l’occasione Provvidenziale per me. Ora. 

Riesco a partire a malapena, vari contrattempi dell’ultimo minuto mi offrono il fianco e ottime giustificazioni per disdire tutto. Ma la mia amica viene a prendermi a casa, il suo entusiasmo frena le mie titubanze: sono un responsabile, devo andare. 

La strada sembra complice della provvidenza: nessun intoppo anzi scivola sotto le ruote dell’auto, inesorabile.

Poi l’arrivo, l’albergo già conosciuto, la receptionist dal volto familiare…e gli amici, quelli che accolgono a braccia aperte, quelli che rivedo ciclicamente agli appuntamenti nazionali e con i quali ho già condiviso qualche passo della mia vita. 

Di tutti non ricordo il nome ma il sorriso e qualche dettaglio, si. Mi basta per essere felice di abbracciarli. Forse anche loro mi aspettavano …

Un dialogo che riprende ogniqualvolta ci si rincontra. 

Ed ecco ogni ombra di ripensamento è sfumata e ringrazio il Signore di non essermi lasciata travolgere dai dubbi.

Le relazioni, le riflessioni e le testimonianze sembrano tanti sms del Signore alla mia persona. Bellissimi, eterogenei, non mi dilungo sui contenuti della convivenza, li troverete tutti nel sito nazionale o rivolgendovi ai responsabili diocesani. 

Quello che non si può “scaricare dal sito” è qualcosa di bello e delicato, qualcosa che mi stupisce sempre: il Signore a Perugia mi ha anche fatto incontrare persone, tanti nuovi amici che hanno completato e reso vive e vere le relazioni, mi hanno aiutato ad accogliere il tutto. Que detalle señor has tenido conmigo!

RingraziarLo è spontaneo, è gioia piena. 

RingraziarLo ringraziando le persone, è commovente. Non sono sola.

Il nostro movimento avrà anche qualche difetto, è farcito delle nostre povertà ma nel contempo, e questo fa pendere la bilancia in netto positivo, dona, a chi desidera accoglierla, una grandissima famiglia mondiale, impagabile e impensabile umanamente. Comunque dipende cosa una persona decide di vedere, ciò che desidera valorizzare.

Ma Dio c’è, è un grande. Gli amici pure, e mi piace.

Ah, un grazie particolare alla mia amica, quella che mi è venuta a prendere a casa! 

ULTREYA … e al prossimo appuntamento de colores!    d.p.


ALVARO

Asi nos ven desde el cielo“Bien, gracias a Dios”. Tutte le volte che chiedo ad Alvaro come sta mi risponde allo stesso modo. Viene dalla Colombia, è un rifugiato. È scappato anni fa. Alvaro a Pasqua ha ricevuto la Cresima e la Prima Comunione. Ha più di 40 anni. Si è iscritto grazie al suo datore di lavoro, che, alla fine, è anche la sua famiglia qui in Ecuador. Da quando ha iniziato il catechismo Alvaro è sempre stato il più puntuale, con la Bibbia sotto braccio, sempre nel primo banco della Chiesa alla Messa delle 18.00. Sempre sorridente. La notte di Pasqua alla fine della Messa, dopo aver ricevuto Comunione e Cresima, si avvicina per dire: “Grazie per avermi dato il più bel regalo. Sono felice. Non sa quanto”. Quando gli avevo chiesto che mi serviva il suo certificato di Battesimo per la Cresima mi aveva risposto che per lui andare in Colombia a cercarlo significava non tornare più. Storie difficili, storie che preferiscono restare chiuse nel segreto del cuore e dei ricordi, storie di dolore, di paura. Alvaro è buono, la sua disponibilità è immensa. Guarda, sorride, e si da da fare. Da qualche settimana viene nel tardo pomeriggio della domenica, mette a posto i banchi della chiesa, raccoglie anche il più piccolo pezzettino di carta. È magrolino e piccoletto. “Tutti mi chiedono come sto e sempre rispondo allo stesso modo: Bien, gracias a Dios”. “E perché Alvaro rispondi così?”. “Perché senza di Lui non sarei niente, non farei niente di buono”. “E che fai di buono?”. “Lavoro bene, faccio la spesa la domenica per il mio datore di lavoro, faccio la guardia alla bottega, vengo a metter in ordine i banchi della Chiesa”. Guardare Alvaro negli occhi è come aprire una finestra di bontà e di semplicità. Ieri è arrivato alla canonica poco dopo le 17.00. “Scusi padre se sono arrivato tardi, ho dovuto fare una commissione per il mio padrino”. “Alvaro, a me e al Saverio piacerebbe che tu ci aiutassi a preparare la Chiesa la domenica. Spesso arriviamo solo pochi minuti prima della Messa e ci tocca fare tutto di corsa”. Si accendono i suoi occhietti buoni: “Padre, devo organizzarmi perché la domenica mattina il padrino mi manda a comprare le uova al mercato di Calderòn. E devo andare presto se no terminano. Però gli chiederò se posso andare in un altro momento. Mi piace aiutare in Chiesa, mi piace mettere in ordine”. E via, raccoglie un piccola borsetta e inizia a girare tra i banchi raccogliendo le cartine, i fazzoletti, le bottigliette di plastica lasciate dai parenti dei ragazzi della Cresima la mattina.

Alvaro fa inumidire gli occhi, fa ringraziare il cielo, fa vedere le cose e la realtà con una luce buona. È bello terminare la domenica celebrando la Messa con Alvaro nel primo banco.

Approfitto per ringraziare tutti i benefattori….

Luglio e agosto, dopo due anni e mezzo di Ecuador, sarò in Italia per le vacanze. Ci sarà modo di incontrarci.

Hasta pronto,  P. Giovanni


Incubatrice e Guachimania

margherite_pasqua2009Carla Valentina è nata prematura. Troppo prematura. La sua vita è in pericolo. Roberto, il papà, è catechista nella nostra parrocchia. Viene di sera, scende dalla moto che sempre lo accompagna e domanda se è possibile che vada con lui all’ospedale per battezzare la piccolina. Al lavoro non gli danno più di un’ora di permesso. Il giorno seguente alle quattro del pomeriggio mi faccio trovare davanti all’ospedale. Lui arriva tutto di corsa. Parcheggia litigando con i poliziotti che alla fine capiscono che non è il momento più opportuno per fare la multa. Saliamo. Le infermiere ci fanno indossare camici bianchi e curiose cuffiette, lavare con cura le mani. Dove entreremo è un posto dove la vita e morte lottano alla pari. Nella stanza si vedono tanti macchinari, schermi pieni di zig zag frenetici. Si sente il battito amplificato dei cuoricini dei bambini. E’ un un rumore confuso, il ritmo non è regolare ci sono istanti di silenzio che mettono l’ansia. Le infermiere ci lasciamo da soli. La mamma non c’é, lei sta soffrendo in un altro letto di ospedale. A lato dei numerosi macchinari vedo una scatola trasparente piena di cavetti e tubicini che convergono e si insinuano nel naso e nelle manine della bambina. E’ piccolissima. Non capisco bene con quanto anticipo sia nata però intendo che non tutto si è ben formato. I dottori hanno detto a Roberto che la miglior cosa è pregare e sperare. In due iniziamo la semplice cerimonia. Il canto dei cuoricini fa da colonna sonora alle parole del Battesimo. Roberto prega con devozione,  non piange ma si vede che ne avrebbe una voglia matta. Mi giro e con lo sguardo chiedo all’infermiera se si può aprire la porticina dell’incubatrice per posare una goccia d’acqua sulla fronte della piccolina. Scuote la testa. “Io ti battezzo nel nome del Padre del Figlio e dello Spirito Santo” con la mano bagnata faccio una croce sulla plastica del incubatrice. Le gocce scendono lungo le pareti di questa curiosa scatola formando sottili linee d’acqua che sembrano abbracciare la piccolina. Se è vero il detto che una benedizione attraversa sette muri questa non avrà alcun problema a raggiungere Carla Valentina. Roberto è più sereno, mi accompagna quasi fino all’uscita per ritornare in fretta davanti a sua figlia, per parlare con i dottori, per continuare a pregare e sperare. Presto anche lui uscirà per correre a vedere come sta la sua fidanzata nell’altro reparto e poi salire in moto e volare al lavoro.  “Dove due o più sono riuniti nel mio nome, io sarò in mezzo a loro” ha detto Gesù.

La guachimania è la casa del guardiano del cantiere e una volta terminati lavori, se non viene distrutta, è la casetta degli attrezzi. Il posto dove si mettono le carriole, i badili, le zappe, il materiale che prima o poi potrà servire intanto è meglio non lasciarlo fuori perché non si rovini o non venga rubato. E’ un magazzino piccolo con spifferi, ragni, umidità e mosche. Non sempre la pulizia è di casa nella guachimania… anzi. Non distante dalla cappellina di Moràn una guachimania è la casetta dell’anziano Manuel. Non ha familiari, una quasi parente lo aiuta per misericordia. Manuel è anziano, il materasso del suo letto scricchiolante sono i sacchi neri dell’immondizia, il suo profumo è quello del sudore, le mosche sono le sue amiche. Miseria. Negli ultimi giorni la sua salute è peggiorata. Ha la febbre. La signora per pietà lo accudisce come può, chiama perché possa ricevere l’unzione degli infermi. La accompagno. Nel breve tragitto racconta che Manuel non ha nessun parente, nessuno vuole aiutarlo. Lo fa lei ma è stanca perché ha anche il lavoro e la sua casa. “Tutti mi fanno i complimenti ma come mi farebbe comodo che qualcuno mi aiutasse a lavarlo, pulirlo, cambiarlo”. Mi dimentico che la guachimania è bassa e entrando sbatto la testa. Anche qui siamo in tre: Manuel, la signora e io. Anche lui non parla. Non c’è un vetro a separarmi dalla sua fronte ma uno strato di sporcizia e sudore. Anche qui c’è musica: il ronzio fastidioso delle mosche che non smettono di posarsi su di lui nonostante la premurosa attenzione della signora. La celebrazione è semplice, incorniciata dalla pareti che si attaccano al tetto con molti spifferi accogliendo appese pale, picconi e pezzi di ferro. “Dove due o più sono riuniti nel mio nome, io sono in mezzo a loro” ha detto Gesù.

Hasta pronto.  P.Giovanni  ( Ecuador, febbr.2014)

Ringraziamo per la testimonianza don Giovanni Olivato, Fidei donum della diocesi di Padova in Ecuador.


Vogliamo diventare santi?…niente calunnie!

renoir01Nuovo invito di Papa Francesco all’Angelus – domenica, 16 febbraio 2014 – Piazza San Pietro. 

Cari fratelli e sorelle, buongiorno!

Il Vangelo di questa domenica fa parte ancora del cosiddetto “discorso della montagna”, la prima grande predicazione di Gesù. Oggi il tema è l’atteggiamento di Gesù rispetto alla Legge ebraica. Egli afferma: «Non crediate che io sia venuto ad abolire la Legge o i Profeti; non sono venuto ad abolire, ma a dare pieno compimento» (Mt 5,17). Gesù dunque non vuole cancellare i comandamenti che il Signore ha dato per mezzo di Mosè, ma vuole portarli alla loro pienezza. E subito dopo aggiunge che questo “compimento” della Legge richiede una giustizia superiore, una osservanza più autentica. Dice infatti ai suoi discepoli: «Se la vostra giustizia non supererà quella degli scribi e dei farisei, non entrerete nel regno dei cieli» (Mt 5,20).

Ma che cosa significa questo «pieno compimento» della Legge? E questa giustizia superiore in che cosa consiste? Gesù stesso ci risponde con alcuni esempi. Gesù era pratico, parlava sempre con gli esempi per farsi capire. Inizia dal quinto comandamento del decalogo: «Avete inteso che fu detto agli antichi: “Non ucciderai”; … Ma io vi dico: chiunque si adira con il proprio fratello dovrà essere sottoposto al giudizio» (vv. 21-22). Con questo, Gesù ci ricorda che anche le parole possono uccidere! Quando si dice di una persona che ha la lingua di serpente, cosa si vuol dire? Che le sue parole uccidono! Pertanto, non solo non bisogna attentare alla vita del prossimo, ma neppure riversare su di lui il veleno dell’ira e colpirlo con la calunnia. Neppure sparlare su di lui. Arriviamo alle chiacchiere: le chiacchiere, pure, possono uccidere, perché uccidono la fama delle persone! È tanto brutto chiacchierare! All’inizio può sembrare una cosa piacevole, anche divertente, come succhiare una caramella. Ma alla fine, ci riempie il cuore di amarezza, e avvelena anche noi. Vi dico la verità, sono convinto che se ognuno di noi facesse il proposito di evitare le chiacchiere, alla fine diventerebbe santo! È una bella strada! Vogliamo diventare santi? Sì o no? [Piazza: Si!] Vogliamo vivere attaccati alle chiacchiere come abitudine? Sì o no? [Piazza: No!] Allora siamo d’accordo: niente chiacchiere! Gesù propone a chi lo segue la perfezione dell’amore: un amore la cui unica misura è di non avere misura, di andare oltre ogni calcolo. L’amore al prossimo è un atteggiamento talmente fondamentale che Gesù arriva ad affermare che il nostro rapporto con Dio non può essere sincero se non vogliamo fare pace con il prossimo. E dice così: «Se dunque tu presenti la tua offerta all’altare e lì ti ricordi che tuo fratello ha qualche cosa contro di te, lascia lì il tuo dono davanti all’altare, va’ prima a riconciliarti con il tuo fratello» (vv. 23-24). Perciò siamo chiamati a riconciliarci con i nostri fratelli prima di manifestare la nostra devozione al Signore nella preghiera.

Da tutto questo si capisce che Gesù non dà importanza semplicemente all’osservanza disciplinare e alla condotta esteriore. Egli va alla radice della Legge, puntando soprattutto sull’intenzione e quindi sul cuore dell’uomo, da dove prendono origine le nostre azioni buone o malvagie. Per ottenere comportamenti buoni e onesti non bastano le norme giuridiche, ma occorrono delle motivazioni profonde, espressione di una sapienza nascosta, la Sapienza di Dio, che può essere accolta grazie allo Spirito Santo. E noi, attraverso la fede in Cristo, possiamo aprirci all’azione dello Spirito, che ci rende capaci di vivere l’amore divino.

Alla luce di questo insegnamento, ogni precetto rivela il suo pieno significato come esigenza d’amore, e tutti si ricongiungono nel più grande comandamento: ama Dio con tutto il cuore e ama il prossimo come te stesso.


Messaggio Urbi et Orbi di Papa Francesco del Natale 2013

«Gloria a Dio nel più alto dei cieli e sulla terra pace agli uomini, che egli ama» (Lc 2,14). 

Cari fratelli e sorelle di Roma e del mondo intero, buongiorno e buon Natale! Faccio mio il canto degli angeli, che apparvero ai pastori di Betlemme nella notte in cui nacque Gesù. Un canto che unisce cielo e terra, rivolgendo al cielo la lode e la gloria, e alla terra degli uomini l’augurio di pace. Invito tutti ad unirsi a questo canto: questo canto è per ogni uomo e donna che veglia nella notte, che spera in un mondo migliore, che si prende cura degli altri cercando di fare umilmente il proprio dovere.

Gloria a Dio! 

A questo prima di tutto ci chiama il Natale: a dare gloria a Dio, perché è buono, è fedele, è misericordioso. In questo giorno auguro a tutti di riconoscere il vero volto di Dio, il Padre che ci ha donato Gesù. Auguro a tutti di sentire che Dio è vicino, di stare alla sua presenza, di amarlo, di adorarlo. E ognuno di noi possa dare gloria a Dio soprattutto con la vita, con una vita spesa per amore suo e dei fratelli.

Pace agli uomini. 

La vera pace – noi lo sappiamo – non è un equilibrio tra forze contrarie. Non è una bella “facciata”, dietro alla quale ci sono contrasti e divisioni. La pace è un impegno di tutti i giorni, ma, la pace è artigianale, che si porta avanti a partire dal dono di Dio, dalla sua grazia che ci ha dato in Gesù Cristo. Guardando il Bambino nel presepe, bambino di pace, pensiamo ai bambini che sono le vittime più fragili delle guerre, ma pensiamo anche agli anziani, alle donne maltrattate, ai malati… Le guerre spezzano e feriscono tante vite!

Troppe ne ha spezzate negli ultimi tempi il conflitto in Siria, fomentando odio e vendetta. Continuiamo a pregare il Signore perché risparmi all’amato popolo siriano nuove sofferenze e le parti in conflitto mettano fine ad ogni violenza e garantiscano l’accesso agli aiuti umanitari. Abbiamo visto quanto è potente la preghiera! E sono contento che oggi si uniscano a questa nostra implorazione per la pace in Siria anche credenti di diverse confessioni religiose. Non perdiamo mai il coraggio della preghiera! Il coraggio di dire: Signore, dona la tua pace alla Siria e al mondo intero. E invito anche i non credenti a desiderare la pace, con il loro desiderio, quel desiderio che allarga il cuore: tutti uniti, o con la preghiera o con il desiderio. Ma tutti, per la pace.

Dona pace, bambino, alla Repubblica Centroafricana, spesso dimenticata dagli uomini. Ma tu, Signore, non dimentichi nessuno! E vuoi portare pace anche in quella terra, dilaniata da una spirale di violenza e di miseria, dove tante persone sono senza casa, acqua e cibo, senza il minimo per vivere. Favorisci la concordia nel Sud-Sudan, dove le tensioni attuali hanno già provocato troppe vittime e minacciano la pacifica convivenza di quel giovane Stato.

Tu, Principe della pace, converti ovunque il cuore dei violenti perché depongano le armi e si intraprenda la via del dialogo. Guarda alla Nigeria, lacerata da continui attacchi che non risparmiano gli innocenti e gli indifesi. Benedici la Terra che hai scelto per venire nel mondo e fa’ giungere a felice esito i negoziati di pace tra Israeliani e Palestinesi. Sana le piaghe dell’amato Iraq, colpito ancora da frequenti attentati.

Tu, Signore della vita, proteggi quanti sono perseguitati a causa del tuo nome. Dona speranza e conforto ai profughi e ai rifugiati, specialmente nel Corno d’Africa e nell’est della Repubblica Democratica del Congo. Fa’ che i migranti in cerca di una vita dignitosa trovino accoglienza e aiuto. Tragedie come quelle a cui abbiamo assistito quest’anno, con i numerosi morti a Lampedusa, non accadano mai più!

O Bambino di Betlemme, tocca il cuore di quanti sono coinvolti nella tratta di esseri umani, affinché si rendano conto della gravità di tale delitto contro l’umanità. Volgi il tuo sguardo ai tanti bambini che vengono rapiti, feriti e uccisi nei conflitti armati, e a quanti vengono trasformati in soldati, derubati della loro infanzia. Signore del cielo e della terra, guarda a questo nostro pianeta, che spesso la cupidigia e l’avidità degli uomini sfrutta in modo indiscriminato. Assisti e proteggi quanti sono vittime di calamità naturali, soprattutto il caro popolo filippino, gravemente colpito dal recente tifone.

Cari fratelli e sorelle, in questo mondo, in questa umanità oggi è nato il Salvatore, che è Cristo Signore. Fermiamoci davanti al Bambino di Betlemme. Lasciamo che il nostro cuore si commuova: non abbiamo paura di questo. Non abbiamo paura che il nostro cuore si commuova! Abbiamo bisogno che il nostro cuore si commuova. Lasciamolo riscaldare dalla tenerezza di Dio; abbiamo bisogno delle sue carezze. Le carezze di Dio non fanno ferite: le carezze di Dio ci danno pace e forza. Abbiamo bisogno delle sue carezze. Dio è grande nell’amore, a Lui la lode e la gloria nei secoli! Dio è pace: chiediamogli che ci aiuti a costruirla ogni giorno, nella nostra vita, nelle nostre famiglie, nelle nostre città e nazioni, nel mondo intero. Lasciamoci commuovere dalla bontà di Dio.