Cursillos di Cristianità

Benvenuti nel sito ufficiale dei Cursillos di Cristianità – diocesi di Padova


crocifisso s. mani e piediDa ieri, 19 novembre, si sta celebrando il 68° Cursillo Uomini, ti ringraziamo per il costante e fedele accompagnamento nella preghiera e ti attendiamo alla

CHIUSURA  

 presso Villa Immacolata alle ore 17,30, puntualissimi! Per la conoscenza dei nuovi fratelli e per la consegna del crocifisso. Ritroviamoci in tanti per circondarli di calore amichevole.

Indirizzo: Villa Immacolata  Via Monte Rua, 4 – Torreglia Pd


Si perpetua il dono dell’Ultreya Europea

gruppoPartecipare all’udienza del Papa è stato per me molto emozionante e mi ha colmato di gioia il cuore perché ho toccato con mano la semplicità e l’amore che si percepisce attraverso le parole e gli occhi di papa Francesco: una sensazione di benevolo amore, come da un padre al figlio. E’ un uomo con una forza emozionale e spirituale così grande che solo l’amore per Gesù può dargli.

Il momento però ancora più forte è stato ascoltare il rollo, durante l’Ultreya in San Paolo Fuori Le Mura, di una ragazza di 26 anni colpita da tumore e costretta in una sedia a rotelle. Una giovane vita piena di speranza con obbiettivi mutati nel corso della malattia. Sentivo dentro di me il dolore e la sofferenza indescrivibile che Gina vive quotidianamente per la vita spezzata e i dolori fisici costanti. Capivo che le prove a cui fin ora ero stata sottoposta nulla erano in confronto alla sua. Lei era riuscita a trovare una forza per me inspiegabile se non pensando che solo in Dio poteva averla trovata.

Sono ritornata a casa con una carica nuova di luce e di amore per la vita, per Dio, per i doni che ho ricevuto; una forza che voglio alimentare con preghiera, apostolato e amore affinché non si spenga.

Serena


15 semplici atti di carità

DSC_6095Vi proponiamo, in prossimità della Quaresima e accogliendo le parole di papa Francesco nel suo messaggio per questo periodo liturgico, una serie di atti di carità che spesso trascuriamo ma che nella loro semplicità sono manifestazioni concrete dell’amore di Dio. Un cuore che Lo ha incontrato non può rimanere indifferente agli altri. Non priviamo gli altri del nostro sorriso, della nostra allegria, della speranza che ci dà Cristo! Il mondo ne ha bisogno. Un cuore che vive il post-cursillo in compagnia, nella RdG e in Ultreya, è già in allenamento e può provarci sapendo che non è mai solo!

“Per vivere questa testimonianza della carità, l’incontro con il Signore che trasforma il cuore e lo sguardo dell’uomo è dunque indispensabile. In effetti, è la testimonianza dell’amore di Dio per ognuno dei nostri fratelli in umanità a dare il vero senso della carità cristiana. Questa non si può ridurre a un semplice umanesimo o a un’opera di promozione umana. L’aiuto materiale, per quanto necessario, non è il tutto della carità, che è partecipazione all’amore di Cristo ricevuto e condiviso. Ogni opera di carità autentica è dunque una manifestazione concreta dell’amore di Dio per gli uomini e perciò diviene annuncio del Vangelo. In questo tempo di Quaresima, che i gesti di carità, generosamente compiuti, permettano a ognuno di progredire verso Cristo, Lui che non smette mai di andare incontro agli uomini!” – Benedetto XVI

1 Sorridere. Un cristiano è sempre allegro!
Non ce ne rendiamo conto, ma quando sorridiamo alleggeriamo il carico a chi ci circonda. Quando camminiamo per strada, al lavoro, a casa, all’università… La felicità del cristiano è una benedizione per gli altri e per se stessi. Chi ha Cristo nella vita non può essere triste!

2 Ringraziare sempre (anche se non si è tenuti a farlo)
Non abituiamoci mai a ricevere perché abbiamo bisogno di una cosa o perché “abbiamo diritto a”. Tutto viene ricevuto come un dono, nessuno “ce lo deve”, anche se abbiamo pagato per averlo. Ringrazia sempre. Chi è grato è più felice.

3 Ascoltare la storia dell’altro, senza pregiudizi, con amore
Cosa può renderci più umani del saper ascoltare? Ogni storia che ti viene raccontata ti unisce di più all’altro: i figli, il partner, il capo, il professore, le loro preoccupazioni e le loro gioie… sai che non sono solo parole, ma parti della loro vita che devono essere condivise.

4 Sollevare il morale di qualcuno
Sai che non le cose non gli vanno bene o che non vanno affatto bene e non sai cosa fare. Decidi di strappargli un sorriso per fargli sapere che non va tutto a rotoli. È sempre bello sapere che c’è qualcuno che ti vuole bene e che ci sarà sempre malgrado le difficoltà.

5 Fermarti ad aiutare. Essere attento a chi ha bisogno di te
Cos’altro possiamo dire? Non importa se è un problema di matematica, una semplice domanda o qualcuno che ha fame, l’aiuto non è mai troppo! Tutti abbiamo bisogno degli altri. Anche se in genere aiuti, ricorda che anche tu hai bisogno di aiuto.

6 Ricordare agli altri quanto li ami
Tu sai che li ami… e loro? Le carezze, gli abbracci e le parole non sono mai troppi. Se Gesù non si fosse fatto carne, non avremmo mai capito che Dio è Amore.

7 Celebrare le qualità o i successi altrui
In genere tacciamo su ciò che ci piace e ci rallegra degli altri: i loro successi, le loro qualità, i loro atteggiamenti positivi. Espressioni semplici come “Auguri!”, “Sono molto felice per te” o “Questo colore ti sta molto bene” rallegrano l’altro e ci aiutano a vederci tra noi come Dio ci vede.

8 Salutare con gioia le persone che si incontrano quotidianamente
Parliamo di chi apre la porta, di chi pulisce, di chi risponde alle telefonate. Li vedi ogni giorno e salutandoli ricordi loro che ciò che fanno è importantissimo. Sia il tuo lavoro che il loro si svolgono più volentieri se fai vedere loro che sono preziosi per gli altri, che la loro presenza cambia le cose.

9 Correggere con amore, non tacere per paura
Correggere è un’arte. Spesso ci troviamo in situazioni che non sappiamo gestire. Il metodo migliore è l’amore. L’amore non solo sa correggere, ma sa perdonare, accettare e andare avanti. Non avere paura di correggere e di essere corretto, è una dimostrazione del fatto che gli altri puntano su di te e vogliono che tu sia migliore.

10 Aiutare quando è necessario perché l’altro riposi
Accade in famiglia: quando uno riposa un altro lavora. Non c’è niente di più bello che sapere che qualcun altro ha già iniziato a fare qualcosa di cui avevi bisogno o che puoi sempre chiedere aiuto. Quando ci aiutiamo a farci carico delle responsabilità quotidiane, la vita è più leggera.

11 Selezionare ciò che non usi e regalarlo a chi ne ha bisogno
Hai mai pensato che la maglietta preferita di quando avevi 17 anni ora è la maglietta preferita di un’adolescente che non ha molti vestiti? Se sei un fratello maggiore lo sai. Per questo è bene abituarci a valorizzare ciò che abbiamo, e se abbiamo più di quello che ci serve donarlo ci riempie il cuore e protegge un altro dal freddo.

12 Avere piccole accortezze nei confronti di chi ci sta accanto
Sai ciò che gli piace più di chiunque altro, perché non approfittarne? Niente fa più piacere di quello che viene donato con amore. L’altro guadagna qualche minuto di riposo e tu un sorriso autentico. Uscire da sé e pensare agli altri è sempre meglio e rallegra il cuore.

13 Pulire quello che usi in casa
Se vivi con la tua famiglia o già vivi fuori casa, sai quanto sia importante raccogliere e pulire quello che usi. C’è una voce dentro di te che ti dice che dovresti aiutare un po’ di più… E sorprendentemente ti senti molto bene a farlo.

14 Aiutare gli altri a superare gli ostacoli
Da piccoli lo facevamo, perché non farlo anche ora? Aiutare a raggiungere l’autobus, a caricare le valigie, ad attraversare la strada o regalare qualche moneta per poter pagare. Questi dettagli non si dimenticano mai. Sei la persona strana che crede ancora nell’umanità.

15 Telefonare ai tuoi genitori
Ora vivi solo, ti muovi da solo e forse hai la tua famiglia. I tuoi genitori, tuttavia, ancora si commuovono quando fai sapere loro che li pensi. Essere attento a ciò di cui hanno bisogno o semplicemente sapere come stanno è qualcosa che non ti costa molto ed è un enorme gesto di gratitudine.

(tratto dal sito Aleteia)


L’ULTREYA NELL’AMBITO DELL’OPERA DEI CURSILLOS – ultima parte

0001Wv(segue dall’articolo precedente)

Con questo intervento termina la pubblicazione della Relazione di Eduardo Bonnin alla Riunione dei Dirigenti della II Ultreya Nazionale di Spagna, Santiago de Compostela – 29-30 giugno 1965

L’incubo del numero

L’Ultreya è stata pensata per tutti. In essa trova posto l’operaio e l’intellettuale, il medico e l’impiegato, l’idraulico e il contadino. Per quanti siano, non si sentiranno mai una massa anonima, perché si sanno in amicizia con Dio e con molti fratelli, che di giorno in giorno si vanno conoscendo e comprendendo sempre meglio. Ritrovarsi in questo modo anziché massificare, personalizza.

Non esiste nessun numero critico arrivati al quale la comunità si disgrega per ridursi a massa anonima, purché vi sia sempre sincerità, convinzione, naturalezza, coraggio. Tutto questo crea un ambiente nel quale si vive la verità e della Verità. Occorrono soltanto alcuni Dirigenti che la vivano e si impegnino a fondo perché questa vita arrivi ad essere vissuta da tutti.

Così per la Grazia di Dio, chiesta con la preghiera ed il sacrificio, emerge il bene che sta in tutti: la fede e la preghiera si fanno naturalmente soprannaturali e soprannaturalmente naturali.

Dice Häring che si debbono evitare manifestazioni di massa, finché non si abbia la certezza che quanti vi partecipino siano formati tanto da avere “un incontro personale con Dio nella solitudine della preghiera e nella propria determinazione morale”; però una volta assicurato questo requisito, parla e propone di “risvegliare la consapevolezza della dignità di persona davanti a Dio, e formare autentiche comunità, piene di carità personale e di vera disposizione ad assumere reciproche responsabilità tra i suoi membri”.

Si usa oggi, negli aeroporti, omaggiare con solennità il milionesimo passeggero in transito; si tratta di un motivo di richiamo che provoca una  maggiore affluenza in modo che per qualcuno possa costituire un incentivo per decidersi a viaggiare. Allo stesso modo, anche se si tratta di un ambito del tutto differente, vi sono persone che non parteciperanno all’Ultreya fino a quando i suoi partecipanti non saranno arrivati, a seconda dell’entità della popolazione, a cinquanta, duecento,  cinquecento o mille.

Un gruppo vivo ed affiatato

Non è difficile rendersi conto del molto bene che può provenire dal fatto che esista, in una località, una unità viva di pensiero, di volontà, di azione, costituita da un gruppo unito e responsabilizzato che funga da punto di riferimento e rappresenti la via perché gli altri continuino a pellegrinare con Cristo nella vita, attraverso una convivenza settimanale pensata, strutturata e pianificata  per renderla possibile e semplice.

Non è che debbano essere molti; devono essere quelli che sono. Per quanti essi siano, la gioia di essere in molti sarà limitata dalla santa inquietudine di non essere ancora tutti.

Creduto, cercato e vissuto, il Fondamento Cristiano provoca, per la via più semplice e normale un’ondata espansiva di impressionante evidenza, che esplica la sua azione non solo sugli uomini di buona volontà, ma anche su quelli che, non conoscendo la Verità, hanno volontà meno buona. E’ qualcosa che unisce gli uomini nell’intimo e fa loro sentire un impulso nuovo ad essere migliori. Qualcosa che somiglia all’effetto che produce nell’animo la notte di Natale o avvenimenti quali la morte di Papa Giovanni o l’assassinio di Kennedy.

Se partiamo dagli identici principi e li applichiamo puntando all’identico obiettivo, faremo sì che il Signore possa contare su di una rete di Ultreyas vive e sulla stessa lunghezza d’onda, che verrà a costituire  un’ampia autostrada per l”essere” ed il “fare” cristiano nel mondo.

Con l’unico scopo e l’espressa intenzione che serva a tutti per andare incrementando la fame di Dio e non perché qualcuno – con la migliore delle intenzioni – si metta sulla stessa strada ad offrire tramezzini per calmarla, intralciando con questo il passo di coloro che, nel procedere “andando forte”, risveglieranno in tutti i battezzati l’ansia, il piacere e l’avventura di “PELLEGRINARE CON CRISTO VERSO IL PADRE, SOSPINTI DALLO SPIRITO SANTO, AIUTATI DA MARIA, PORTANDO CON SE TUTTI I FRATELLI”. Ultreya!


L’ULTREYA NELL’AMBITO DELL’OPERA DEI CURSILLOS – parte 5

0001AP (segue dall’articolo precedente)

Piccola precisazione per la comprensione: il termine Dirigente in italiano lo leggiamo Responsabile.

Programmazione dell’Ultreya. L’Ultreya deve essere pianificata e programmata specificando concretamente il compito in essa di ciascun Dirigente.  Bisogna ordinare le cose (metterle in ordine) in modo che diventi superfluo ordinarle (impartire ordini). Non si tratta tanto di andare alla caccia della generosità degli altri, quanto di spendere lucidamente la nostra.

I Dirigenti devono essere i primi a mettersi al servizio della finalità che si cerca di raggiungere. Senza paternalismi e atteggiamenti da “capataz”.

La Scuola dei Dirigenti è per l’Ultreya quello che l’equipe dei Dirigenti costituisce per il Cursillo.

Si può considerare una preparazione remota dell’Ultreya, che consiste nell’andar formandone i “perni vivi”: attenti, impegnati, responsabili, attivi. Ed una preparazione immediata da compiersi da parte della Scuola dei Dirigenti,  in ordine allo 

Svolgimento dell’Ultreya. L’Ultreya è composta dalle Riunioni di Gruppo e dalla riunione collettiva.

Le Riunioni di Gruppo sono, nell’Ultreya, di composizione occasionale, aperte ad accogliere coloro che forse non possono contare su altre riunioni per tenersi a galla. Le iniziano e le promuovono, per effetto dell’ammirazione che suscitano, coloro che, pur avendo la propria Riunione di Gruppo che si riunisce in un’altra circostanza, partecipano regolarmente per svolgere un compito apostolico.

Senza questa presenza viva e progressiva di qualcuno che forse non vive pienamente l’ideale, ma che si sente chiamato a viverlo, le Riunioni di Gruppo corrono il rischio di cadere in un autocompiacimento di “combriccola di amici” che molto difficilmente potrà essere apostolico.

E’ privo di senso andare all’Ultreya senza fare la Riunione di Gruppo. Oppure arrivare all’ora del rollo per non farla. O rispondere “l’ho già fatta” a chi ci invita farla con loro. Se si obietta: “con lui no, perché non ha i miei stessi problemi”, vuol dire che si ignora che è il fondamento cristiano che si deve condividere.

La Riunione Collettiva inizia con il rollo laico, che deve essere vivenziale. Seguono poi gli echi che devono avere identico tono vivenziale: comunicazioni che siano la risonanza dell’universale nel piano quotidiano; le inquietudini di ogni giorno esposto alla comunità, per realizzare un salutare scambio di assunzioni di responsabilità ed preoccupazioni.

Poi interviene il sacerdote che sintetizza, centra e illumina teologicamente le vivenze.

La riunione si conclude davanti al Signore dove il dialogo con Lui diventa appassionato per bocca di qualche Dirigente.

Possiamo aggiungere che poiché le relazioni personali nel nome di Dio propiziano le relazioni con Lui, è conveniente, durante la settimana, intessere una rete di contatti – a modo di Ultreya sotterranea –  cercando di individuare quelli di maggiori potenzialità, in una sorta di “lavoro di corridoio” sia sacerdotale che laicale, seguendo sempre quanto programmato dalla Scuola.

Non si può nemmeno sorvolare l’efficacia apostolica dei “saluti”, né l’opportunità di offrirsi di accompagnare qualche volta qualcuno fino alla propria casa, procurando così l’occasione di avere uno scambio di idee che non troverebbero altrimenti il clima adeguato.

Funzione vitale dell’Ultreya.

Qualcuno ha sostenuto che il successo della Rivoluzione Francese fu dovuto al fatto che seppe proporre, a tutti gli uomini, la causa universale della libertà. Marx e il marxismo hanno individuato la causa universale dell’ineluttabilità del corso della storia. Attualmente sta nascendo qualche cosa di nuovo: si va delineando che l’avventura umana consiste nel portare alla luce quell’impronta che ognuno ha dentro di se, che ognuno può rivelare in modo unico, che è il segreto di ciascun individuo e la cui scoperta ci riempie di meraviglia e di rispetto.  Non si è mai così tanto parlato del piano individuale e collettivo, del piano personale e comunitario. “La marcia fatale delle cose” dice Haring “potrà essere indirizzata al bene solo quando la terapia si applicherà  tanto all’individuo che alla comunità”. “L’uomo” scrive Poirier “non è fatto per vivere chiuso in se stesso. Da solo soffoca. Il suo mondo si riduce sempre di più, si impoverisce terribilmente. Per riuscire ad essere se stesso, l’uomo ha bisogno di comunicare con gli altri. La persona non perviene ad essere persona che per gli altri, con gli altri, aprendosi agli altri e, per mezzo loro, a Dio”

Il movimento dei Cursillos, nell’andare vertebrando Cristianità, raggiunge esattamente questo obiettivo mediante l’Ultreya.

I criteri che si sono indicati per l’Ultreya, oltre ad essere nella linea autentica della motivazione, dello stile e dello scopo che si prefiggono i Cursillos di Cristianità, risultano pienamente coincidenti con le esigenze indicate da personaggi di punta del pensiero cattolico contemporaneo. E, per alcuni aspetti, la coincidenza è così precisa ed esatta, che si ha la sensazione che essi siano stati pensati proprio tenendo conto di loro. E’ alquanto indicativo che dall’Estremo Oriente ci sia stato scritto che i Cursillos sembrano essere stati pensati per il Giappone.

Non si tratta di accettare, con le buone o le cattive, questi criteri, ma di capire che, per la Grazia del Signore, essi sono efficaci non solamente per consentire la riuscita di una “manifestazione” cristiana più o meno interessante, ma bensì per sottoporre le persone – cioè noi stessi e, attraverso di noi, gli altri –  all’azione della fede , allo scopo di produrre quelle realtà cristiane che costituiscono il nerbo vivo e vivificante del fondamento cristiano: “amarci gli uni gli altri”; “essere suoi testimoni”; “essere sale e luce della terra”; “affinché vedendo le vostre buone opere glorifichino il Padre”; ” che siano una cosa sola come Tu ed Io siamo una cosa sola “; “ed il mondo crederà che tu mi hai mandato”.

In definitiva, si tratta di mettere in pratica il Vangelo per arrivare a crederlo con  la convinzione e la spontaneità con cui si crede ciò che si è sperimentato. All’inizio i Samaritani presero in giro la donna che parlava loro di Gesù; ma poi credettero non per quanto ella aveva detto loro, ma per ciò che essi  avevano visto e toccato.

Qualcuno ha potuto pensare – senza dubbio con un po’ d’ingenuità – che è un vero  peccato, dal nostro povero punto di vista umano, che il Signore non si sia incarnato ai giorni nostri, in  cui un avvenimento può essere visto e udito “in diretta” in quasi tutto il mondo; in cui gli appassionati ed i professionisti possono girare pellicole e registrare nastri magnetici di tutto ciò che li interessa. Pensando superficialmente, potrebbe sembrare che le cose risulterebbero più facili se potessimo disporre di una pellicola a colori, per schermo panoramico, addirittura in “cinemascope”, che mostrasse in maniera chiara ed inoppugnabile, quello che accadde “nell’anno decimo quinto dell’Impero di Tiberio Cesare, .. essendo governatore della Giudea Ponzio Pilato…”.

Tuttavia, a parte il fatto che in questo modo non ci sentiremmo vincolati vitalmente con l’avvenimento, l’intenzione di Cristo è tutt’altra. Egli vuole manifestarsi nella vita dei cristiani. Essi devono essere l’incarnazione viva di Cristo nel tempo e nello spazio, nella famiglia, nell’ambiente, in tutto quanto li circonda. Forse una delle affermazioni più vere fatte nelle nostre chiusure è stata quella di un uomo semplice di nome Prudenzio, che si alzò in piedi unicamente per dire: Da oggi in poi, Cristo sarà chiamato Prudenzio”.

E’ veramente stupendo che, per la grazia di Dio e per la preghiera di tutti, Cristo si possa chiamare Mons. Hervas o Don Victoriano o P. Cordeiro.  Ed è formidabile che nell’Ultreya di un luogo qualsiasi, ci si possa rinvigorire grazie al fatto che Cristo si possa chiamare Ramòn o Fernando, Antonio o Santiago.

Lultreya è perché tutto questo possa accadere naturalmente, normalmente, con allegria.  Quando questo succede – e succede quando si è convinti che possa succedere e si vuole veramente che succeda – non occorre sollecitare la gente a partecipare. Allora si deve pensare a dove mettere tutta la gente che viene all’Ultreya. Sono più di quanti pensiamo coloro che avranno il buon gusto di voler essere cristiani, se cominciamo noi stessi. (segue)


L’ULTREYA NELL’AMBITO DELL’OPERA DEI CURSILLOS – parte 4

 0001AP(segue dall’articolo precedente) 

si rammenta ai lettori che il presente testo è stato dato a voce nel 1965, pertanto gergo e contestualizzazione si riferiscono a quel periodo temporale

Come l’Ultreya deve essere.

Abbiamo richiamato l’obiettivo dell’Ultreya, per ricavare quello che l’Ultreya non deve essere. Passiamo ora a ciò che l’Ultreya deve essere.

L’Ultreya deve essere settimanale. In linea con il ritmo attuale della vita. Come accade con i programmi televisivi, la vita normale si svolge in cicli settimanali. I consigli di amministrazione di grandi imprese, come i particolari più insignificanti della vita famigliare, si suole avere per norma fissarli in un giorno della settimana.  E’ abituale che nel concordare un appuntamento o nel richiedere un’intervista, ci si dica: “No, martedì non può essere; è il giorno che noi soci ci riuniamo per discutere dell’andamento dell’azienda”, o “sabato pomeriggio è impossibile perché di solito vado al cinema con mia moglie”. Le signore poi sanno bene che è abituale nelle case, fissare un giorno della settimana per la pulizia a fondo delle stanze, per fare il bucato o per fare gli acquisti.

Nell’ambito vitale dell’arco di tempo in cui si organizza normalmente la nostra vita, ci deve essere una parte dedicata al fondamento cristiano, perché non perdiamo mai di vista il significato autentico degli avvenimenti e delle cose, e veniamo imparando a gradirle e ad offrirle al Signore.

L’Ultreya non è stata inventata per complicarci la vita, ma al contrario per semplificarla. Se la veniamo comprendendo in tutta la sua elementare semplicità, ci rendiamo conto che non ci andiamo né per correggere, né per insegnare, né per rifilare “rollos”, né solo per sorbirci quelli che ci vengono rifilati. Quello che conta è condividere e contagiare l’opera della salvezza di tutti gli uomini. Nell’Ultreya questo ideale diventa la prima preoccupazione e la più appassionante avventura.

E’ salutare ritrovarci ogni settimana per guardare come ci guarda Dio. Allora conta solo il voler essere santi, non il sapere, né l’avere, né l’apparire. Si tratta di vivere insieme quello che si vive; questo spalanca una larga via all’amicizia con Cristo e ad ogni bene che ne deriva. Ci si sente forti dell’amore a Dio ed ai fratelli; ci si sente capaci perché l’amore è ricco d’espedienti; ci si sente utili perché servire gli altri riempie di gioia.

L’Ultreya deve essere interparrocchiale nelle zone ove vi è più di una Parrocchia. La grandezza della impresa richiede la collaborazione di tutti. Non possiamo cedere alla tentazione di “atomizzare” il Movimento dei Cursillos per comprimerlo nella struttura parrocchiale che, nella vita moderna, almeno sotto questo aspetto, risulta ormai tracimata.

Sono così numerose le tristi esperienze che si hanno di questo, che sarebbe mancanza di carità non farle conoscere; sarebbe deplorevole se per mancanza di informazione o di riflessione si seguitassero a fare tali “tentativi”, che, per seguitare a “tentare” senza voler riflettere, sono costati troppe vittime.

Nella capitale diocesana, e ovunque altro sia possibile, il “midollo” dell’Ultreya è costituito dai Dirigenti della Scuola, come il Segretariato lo è della Scuola. Questo, che è vitale per la crescita della cristianità, non si può ottenere se, invece di radunare possibilità, ci sparpagliamo in attività più o meno cristiane che sono prive del mordente capace di influire sul mondo attuale con la forza e l’efficacia dei Cursillos, quando i cursillisti hanno un Ultreya correttamente orientata.

Se si vuole avere, e dare, vera prospettiva di Chiesa Universale, è indispensabile che la cristianità locale conviva unanimemente le proprie vivenze in una unica Ultreya.

L’Ultreya deve essere unica. Il Movimento dei Cursillos, come ci ricorda Mons. J. Hcrvas in “Interrogantes y problemas sobre los Cursillos de Cristiandad” (Interrogativi e problemi relativi ai Cursillos) deve iniziare in una zona con gli uomini. Una volta affermato, vale a dire, quando si sarà superato il pericolo che il Movimento possa essere considerato “cosa da donnette”, si deve pensare, con il benestare della Gerarchia, a coinvolgere nell’avventura anche le donne. Non dobbiamo dimenticare che di fronte a Dio, vi sono solo anime. Si tratta di vertebrare cristianità e l’essere vertebra non è condizionato né dal sesso, né dall’età. Nella Costituzione Dogmatica sulla Chiesa, il Concilio ha sottolineato l’universalità della chiamata alla Santità.

Nell’unicità dell’ultreya, è superfluo ricordare che le Riunioni di Gruppo devono farsi separatamente; gli uomini con gli uomini e le donne con le donne.

L’Ultreya deve essere vivenziale. L’ Ultreya è polo di sviluppo di santità, attraverso cui la cristianità si apre a possibilità inimmaginabili. E’ una concentrazione di realtà cristiana, in vista della sua più efficace irradiazione.  E’ una via per esprimere, amandoci l’un l’altro, ciò in cui crediamo. E’ l’occasione in cui diventa possibile che la cristianità viva nel clima e al ritmo che suppongono “Gli atti degli Apostoli” e che esige la vita attuale.

In essa e per mezzo di essa si possono collegare vitalmente tutte le Riunioni di Gruppo dischiudendo ad ognuno le possibilità apostoliche che gli faranno dare il massimo. In essa e attraverso di essa, in comunione di vita e di preghiera, ciascuno acquisisce una consapevolezza più viva della sua posizione e della sua responsabilità allinterno del Corpo Mistico di Cristo, sia attraverso l’ammirazione per quanto di Cristo manifestano coloro che sono più santi di lui, come anche per mezzo dell’inquietudine per quello che manca a coloro che lo sono meno di lui.

In essa e per mezzo di essa diventa semplice scoprire, promuovere e contattare i possibili Responsabili. (segue)


L’ULTREYA NELL’AMBITO DELL’OPERA DEI CURSILLOS – parte 3

0001F9 (segue dall’articolo precedente)

L’Ultreya non può essere parrocchiale, in ogni località dove vi sia più di una Parrocchia. Nei paesi dove c’è una sola comunità parrocchiale, è evidente che lUltreya non potrà essere interparrocchiale: nell’unica parrocchia si incontrano tutti per condividere il proprio cristianesimo con gli altri.

Il. problema dell’interparrocchialità si pone nelle città. Il problema può sorgere dal fatto di credere più nella parrocchia che nella Chiesa, o di non conoscere la finalità che si cerca di raggiungere con il Movimento dei Cursillos, ignorando, di conseguenza, le caratteristiche essenziali dell’Ultreya all’interno del meccanismo dei Cursillos. Con autentiche Ultreyas si fa procedere tutta l’Opera lungo il suo canale appropriato, spingendo avanti il Movimento che va vertebrando  cristianità.

Non illudiamoci: nelle città le Parrocchie non costituiscono unità naturali di convivenza. Ad ogni livello siamo ormai sotto il segno del nomadismo. E’ significativo lo studio sociologico fatto in una città: i clienti abituali dei bar coloro che in essi si ritrovano con gli amici di sempre – sono in genere persone che non abitano nell’agglomerato urbano del quale frequentano il caffè, ma appartengono, di norma, a rioni distanti.

Dovunque si risieda si è pronti a superare grandi distanze per ciò che interessa. Quando c’è un film interessante tutti vanno a vederlo; fa addirittura da propaganda far sapere che successivamente la pellicola  non verrà proiettata da nessun altra parte.

In tutti i settori si tende alla concentrazione delle imprese, alla scomparsa della piccola proprietà terriera, all’integrazione in grandi collettività, per aumentare il volume dei redditi. Sarebbe inconcepibile che noi – per essere meno furbi dei figli del mondo –  volessimo realizzare una cosa così seria come l’Opera dei Cursillos attenendosi alla legge del “minimo sforzo”. All’insegna del “minimo sforzo” non si può ottenere niente di pregevole. La fatica non pesa quando la si compie per qualcosa che si apprezza. Gli uomini sono sempre della grandezza degli ideali che si propongono; se ridimensioniamo gli ideali “beccheranno” solamente i mediocri.

Può essere aperta l’Ultreya? Nel questionario inviato ai segretariati diocesani si poneva la domanda se l’Ultreya deve essere aperta o chiusa, cioè se possono parteciparvi non-cursillisti.

Io risponderei che ciò che conta è che il clima, il tono, sia quello che si vive e si convive in un cursillo. Se ammettiamo persone che non vivono l’atteggiamento interiore di chi ha fatto il Cursillo, otterremo solamente di annacquare la sostanza.

Imprudenza ancor maggiore sarebbe di voler “sistemare” i cursillisti, per il semplice fatto di essere tali, nelle Organizzazioni già esistenti. Quando si organizzano Cursillos “per” questo, accade di solito che si alzino subito lamentele riguardo ai cursillisti e che si cominci a dire che i cursillisti non fanno nulla o che fanno “saltare” tutto. I cursillos si ripromettono di far vivere il Fondamento Cristiano; il resto, per quanto possa essere importante, è accessorio. E bisogna lasciare che sia Dio ad indirizzare, o non indirizzare, il cursillista su quella particolare strada.

A questo riguardo, si possono rivedere le conclusioni delle “Convivenze di Burgos”, in cui si definiscono le relazioni tra l’Opera dei Cursillos e le Associazioni di fedeli. A conferma di quella linea, costituisce un vanto per il Movimento dei Cursillos, come si dice nel Breve di Paolo VI, l’aver dato alle Associazioni “felice impulso con i nuovi aderenti che ha loro procurato questo metodo di formazione cristiana”.

(segue)